L’Algeria ha un problema: un leader che non ha più la salute per governare

Il presidente Abdelaziz Bouteflika non riesce quasi a muoversi. Le sue facoltà sono messe in dubbio ogni giorno dai partiti di opposizione e i tentativi del governo di mostrare che sta bene si ritorcono contro

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9 Settembre Set 2017 0703 09 settembre 2017 9 Settembre 2017 - 07:03

Il presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, non sta molto bene. Per chi ancora nutrisse qualche dubbio sulle sue condizioni di salute, c’è il servizio mandato in onda dalla televisione pubblica algerina il 6 settembre: 30 secondi in cui il politico appare, in mezzo ai membri del governo, afono, amorfo e immobile. Gli altri, seduti e in silenzio, si prestano a quella che, secondo alcuni siti francesi, è una “messa in scena ridicola”. Bouteflika non sarebbe in possesso delle sue facoltà fisiche e intellettuali. Le immagini lo dimostrano. Viene tenuto nel suo ruolo, nemmeno fosse un cartonato, da una cerchia di persone che ha bisogno di lui per continuare a governare.

Il cameraman e il regista fanno di tutto per dare vita a una sagoma immobile e pietosa: zoom, primi piani, tagli improvvisi. Il tutto per creare movimento dove non c’è, riducendo i membri del governo a comparse e figuranti. Bouteflika, al suo quarto mandato dopo la presa del potere nel 1999, non ce la fa più.

Un’apparizione che avrebbe dovuto confortare i suoi sostenitori, in realtà dà credito ai suoi avversari, tra cui il partito Jil Jadid di Soufiane Jilali, che da tempo si batte per la destituzione del presidente per i suoi problemi di salute. Un aspetto diventato importante dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2013, diagnosticato all’ospedale militare di Val-de-Grace, a Parigi.

Bouteflika, nato in Marocco nel 1937, è uno dei più longevi politici algerini. La sua carriera, spesso defilata, è stata costellata da diversi problemi: due diserzioni (una mentre era impegnato in Tunisia, da cui si allontanò per andare in Europa, una mentre era in Mali, da cui sparì per tornare in Marocco con una donna) e uno scandalo finanziario, che gli costò la nomina a successore di Boumédiène, suo padrino politico. Nel 1983 parte per un “esilio” nei Paesi arabi e in Svizzera, torna in tempo per lo scoppio della guerra civile degli anni ’90 – dove mantiene sempre una posizione distante – per poi approfittare nel 1999 dell’appoggio dell’esercito per candidarsi e vincere le elezioni. Da quel momento non ha smesso di governare, pur in mezzo a proteste e attentati.

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