La mania tutta italiana per i “cibi terapeutici”

Quasi la metà dei connazionali pensa che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie. Così i cibi considerati “terapeutici” sono arrivati a valere il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media. Lo racconta il Rapporto Coop 2017

Obelix Verdura

Una coppia davanti a una scultura di frutta e verdura nella fiera delle zucche di Ludwigsburg, in Germania

Sebastian Gollnow / dpa / AFP

12 Settembre Set 2017 1600 12 settembre 2017 12 Settembre 2017 - 16:00
Tendenze Online

La salute prima di tutto e il cibo come elisir e terapia oltre che come piacere. È questo il nuovo mantra degli italiani a tavola, fotografato dal “Rapporto Coop 2017”. Il 46% dei connazionali pensa che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie. Per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali. I “cibi terapeutici” (superfood ma anche dieta sirt e prodotti assimilabili) valgono oramai il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media (+5% l’ultimo anno, i superfood l’8%).

Se i superfood tendono a scemare nell’attenzione degli italiani, arrivano altri cibi nuovi e ancora più insoliti: attualmente quelli ritenuti più healthy e comunque anche gustosi al palato sono la polvere di maca (il 100% ritiene che abbia proprietà salutistiche), i semi di chia (75%), le bacche di acaj (69%) e di goji (68%). Mentre si sono arrestate le vendite di aglio nero (-37%), kamut (-24%) e soia (-3%) a riprova della progressiva fluidità delle scelte di consumo.

Se scendiamo dal macro ai singoli prodotti e e analizziamo i top e i bottom delle vendite nella grande distribuzione, si coglie l’effetto sostituzione a vantaggio delle varianti più salutari. Anche quando si ha a che fare con i prodotti della tradizione: così cede terreno il latte uht (-4,6%) in favore di quello a alta digeribilità (+174,4%) o le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) a favore di quelle allevate a terra (+15%). E scorrendo la lista è tutto un surplus di prodotti considerati benefici: crescono gli integrali, i senza glutine, i senza lattosio. Se consideriamo solo il “senza olio di palma”, diventato anche un caso mediatico, il giro d’affari registra un più che promettente +13,5%, mentre siamo arrivati a mangiare la stessa quantità di carni rosse e bianche chiudendo un divario fino ad oggi storico: 19 chilogrammi procapite annui.

È anche grazie a queste nuove tendenze che torna maggior valore nel carrello della spesa degli italiani. Il 2017 è l’anno della fine del downgrading della spesa e la maggioranza degli italiani si è lasciata alle spalle il tempo delle rinunce alimentari e della caccia alle promozioni; torna la voglia di qualità e la sperimentazione. Il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità e il carrello del lusso, forte dei suoi filetti di pesce, funghi, caffè in capsule e vini doc, supera l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno. Nelle fasi più recenti qualità è poi diventata sinonimo di sicurezza, oltre che di proprietà organolettiche e di gusto. Si spiega così quel 56,4% di consumatori che legge in modo quasi maniacale le etichette dei cibi.

Il 46% dei connazionali pensa che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie. Per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali

Ma se il cibo torna di moda mutua proprio dal fashion altre caratteristiche. Diventa così esperienza da vivere, estetica da condividere (130 milioni i risultati indicizzati su Instagram alla parola #foodporn), rappresentazione della propria identità individuale (vegan e non solo….) e sperimentazione (le scelte alimentari sono sempre più fluide e stagionali).

A proposito di stagionalità, il positivo andamento delle vendite food della grande distribuzione (sfiora il 3% nel primo semestre) è concentrato proprio nei settori che hanno subito le temperature estreme sia della stagione calda che di quella fredda e potrebbero ridurre la loro esuberanza con un (auspicabile) ritorno alla normalità “metereologica”.

Il Rapporto Coop è redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione scientifica di REF Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen, e i contributi originali di Iri Information Resources, GFK, Demos, Nomisma e Pwc, Ufficio Studi Mediobanca, Crif e BeMyEye. Il Rapporto, anche quest’anno in versione digitale, indaga i mutamenti delle famiglie, analizza l’andamento dei consumi, approfondisce le scelte alimentari degli italiani e rende conto dell’evoluzione del retail.

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È anche grazie a queste nuove tendenze che torna maggior valore nel carrello della spesa degli italiani. Il 2017 è l’anno della fine del downgrading della spesa e la maggioranza degli italiani si è lasciata alle spalle il tempo delle rinunce alimentari e della caccia alle promozioni; torna la voglia di qualità e la sperimentazione

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