Siamo una Repubblica fondata sui forestali siciliani (e siamo tutti colpevoli, nessuno escluso)

La metafora perfetta per capire il nostro Paese è la Sicilia: la seconda regione italiana con meno boschi, ma con più incendi. E la metà di tutte le guardie forestali italiane (22mila). Costano 250 milioni e Crocetta gli ha aumentato di 80 euro lo stipendio

Crocetta

MARCELLO PATERNOSTRO / AFP

MARCELLO PATERNOSTRO / AFP

14 Settembre Set 2017 1045 14 settembre 2017 14 Settembre 2017 - 10:45

Non c’è niente di meglio delle elezioni siciliane, per capire come mai l’Italia è nelle condizioni che è. Prima, i distinguo grillini sull’abusivismo di necessità. Poi, la defenestrazione del sindaco di Licata, reo di voler dare atto a una sentenza per l’abbattimento di seconde case abusive a pochi metri dal mare. Poi le nomine degli uomini del governatore Rosario Crocetta del Partito democratico, almeno una ventina, come amministratori di enti e società regionali. E ora, dulcis in fundo, ottanta euro di stipendio in più ai 22mila forestali dell’isola, forse la mossa più surreale di tutte. Una di quelle storie per le quali, fuori dai nostri confini, non siamo esattamente il Paese con la reputazione migliore dell’universo.

Recap: in Italia, i boschi coprono il 29% della superficie totale del Paese: le due regioni che ne hanno di più sono la Liguria e il Trentino, in cui le foreste coprono oltre il 60% del territorio. Quelle che ne hanno di meno la Puglia e la Sicilia, rispettivamente con il 7,5 e il 10 per cento. Curiosamente, però, in Sicilia ci sono la metà di tutte le guardie forestali italiane: 22mila circa. E, ancor più curiosamente, la Sicilia è anche la Regione più colpita dagli incendi: il 16% di tutti i fuochi appiccati in Italia, il 30 e rotti di superficie totale percorsa dal fuoco.

Per la cronaca, in Sicilia è doloso il 75% degli incendi e il 20% ha cause dubbie. Tanto da ingenerare il sospetto che siano gli stessi forestali ad appiccarli, per mantenere il posto di lavoro. O per farsi aumentare lo stipendio. Un sospetto infame, certo, avvalorato tuttavia dal fatto che negli elenchi dei forestali stagionali figurano diverse decine di persone con condanne per incendio doloso e danneggiamento del patrimonio boschivo. E pure una cinquantina di persone con condanne per mafia.

E insomma, sta di fatto che il buon Crocetta - nonostante il corpo costi già 250 milioni di euro all’anno e dopo un’estate di fiamme - ha deciso che era il momento giusto per concedere loro un aumento di 80 euro al mese

E insomma, un anno e mezzo fa, quando La Repubblica aveva sollevato il caso, il governatore Rosario Crocetta ci era andato giù pesante, contro i forestali, annunciando i primi trentadue licenziamenti e promettendone altri. Allora, le elezioni erano lontane. Oggi sono molto vicine, invece. Le regionali, in cui Crocetta non si ricandida, sebbene avrebbe voluto. E quelle politiche, dove invece chissà. E insomma, sta di fatto che il buon Crocetta - nonostante il corpo costi già 250 milioni di euro all’anno e dopo un’estate di fiamme - ha deciso che era il momento giusto per concedere loro un aumento di 80 euro al mese. Caso vuole, dopo un estate da record, con 4.500 interventi di spegnimento a terra tra metà giugno e metà luglio.

Tutti scandalizzati, penserete voi. Insomma. Il Partito democratico sta zitto. I sindacati esultano. E per quanto possa essere paradossale, è Forza Italia che ha annunciato un esposto in procura per voto di scambio, nonostante il candidato di centrodestra Nello Musumeci, di fronte agli incendi di quest’estate abbia dichiarato che le responsabilità sono «essenzialmente politiche e amministrative». Ai 22mila forestali, solo carezze.

Pane per il Movimento cinque stelle, penserete voi. E invece no, perché presentando il suo assessore all’Agricoltura, il candidato governatore grillino Giancarlo Cancelleri, che pure all’atto della candidatura aveva annunciato roboante che lui «lo Statuto speciale lo difende, i forestali no» - non ha avuto meglio da dire che non crede «a tutto quello che sento dire dei forestali» e che «non vogliamo fare pulizie di nessun genere».

Parola di quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e che tutto il mondo era casta, e che l’Italia stava morendo di austerità e cinghie tirate. Sull’abnorme numero di questi lavoratori, sulla loro conclamata inefficienza, su un aumento che non ha nulla a che vedere con il merito o con chissà quali risultati, nessuna parola. Prove di reddito di cittadinanza, evidentemente.

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