Perché bloccare i conti alla Lega Nord è una carognata (e la politica dovrebbe ribellarsi)

Se sarà confermato il sequestro poco prima dei referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, e a pochi mesi dalla campagna elettorale per le politiche, la partita sarà truccata. E dal 2013 la Corte europea vieta la confisca prima della condanna definitiva

Matteo Salvini

GABRIEL BOUYS / AFP

GABRIEL BOUYS / AFP

15 Settembre Set 2017 0943 15 settembre 2017 15 Settembre 2017 - 09:43

Se vi è capitato di leggerci, anche solo qualche volta, sapete che non nutriamo grandi simpatie per la Lega Nord, tantomeno da quando il segretario risponde al nome di Matteo Salvini: non condividiamo il suo anti-europeismo militante, né il suo nazionalismo posticcio, né la sua battaglia contro migranti e richiedenti asilo. Non ci piacciono nemmeno i suoi toni, i modi attraverso cui solletica l’aggressività della base del suo partito, vellicandone l’odio contro le élite o contro gli stranieri.

Un conto però sono le opinioni politiche, un conto è il funzionamento di una democrazia, di cui è parte fondamentale un gioco elettorale il più possibile regolare e leale. Ecco: se sarà confermato il sequestro dei conti della Lega Nord, a poche settimane dai referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, e a pochi mesi dalla campagna elettorale per le elezioni politiche, la partita sarà truccata. E lo sarà per ragioni pretestuose, che a noi profani sembra che poco abbiano a che fare con la giustizia e molto con la politica.

Raccontiamo la storia dall’inizio. Il 4 aprile 2012 la Guardia di Finanza trova nella cassaforte degli uffici della Lega Nord a Montecitorio una cartelletta rossa. The Family c’è scritto sopra, in pennarello. E dentro ci sono le prove che più di mezzo milione di euro, soldi che lo Stato aveva ritornato alla Lega Nord come rimborso per le spese elettorali, erano stati usati da Umberto Bossi e dalla sua famiglia per spese personali, col beneplacito del tesoriere del partito Francesco Belsito. Scava scava, si scopre che Bossi e Belsito, tra il 2008 e il 2010 chiesero allo Stato decine di milioni di euro di rimborso per spese politiche mai effettuate. Soldi - e qua comincia il folklore - che furono usati per comprare diamanti in Tanzania, tra le altre cose. Bossi si dimette da segretario il giorno successivo.

E potete menarla quanto volete con la legge del contrappasso, con la nemesi che condanna colui che gridava Roma Ladrona per truffa contro lo Stato, con la detestabilità delle idee di Matteo Salvini, ma rimane una vigliaccata bella e buona, comunque la si voglia girare. E se tra due anni Bossi venisse assolto?

Domanda (rispondete onestamente): secondo voi, di questa cattiva gestione, la Lega Nord, le sue sedi territoriali, i suoi militanti, finanche la sua attuale segreteria, sono colpevoli o parte lesa? Secondo voi, è la Lega Nord che ha truffato lo Stato, o Umberto Bossi che ha truffato la Lega Nord? A noi sembrano domande del tutto retoriche. A meno che non si riesca a dimostrare la complicità dell’attuale segreteria o un qualche vantaggio che la Lega Nord ha ricavato nel diventare il bancomat del Senatur - seppure la Lega, per rispetto al suo padre-padrone, mai contestato prima, non si sia costituita parte civile - risulta difficile pensare che sia la Lega stessa a dover pagare delle malefatte del suo capo.

Ciliegina sulla torta: in teoria la Corte Europea, nel 2013, avrebbe stabilito che le confische non possano avvenire se non in seguito a una sentenza di condanna definitiva. Il blocco dei conti correnti, per quanto cautelativo, tuttavia assomiglia molto a una confisca. E potete menarla quanto volete con la legge del contrappasso, con la nemesi che condanna colui che gridava Roma Ladrona per truffa contro lo Stato, con la detestabilità delle idee di Matteo Salvini, ma rimane una vigliaccata bella e buona, comunque la si voglia girare. E se tra due anni Bossi venisse assolto?

Una vigliaccata contro cui la politica dovrebbe ribellarsi, perché domani potrebbe succedere anche ad altri, magari in frangenti altrettanto delicati come quello in cui si trova oggi la Lega Nord. Perché una democrazia rappresentativa che si definisce tale deve garantire una competizione leale. Godere delle disgrazie altrui è da stupidi, oltre che da vigliacchi.

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