Altro che Internet delle cose: la vera svolta è fare a meno del frigo

Abbandonare il frigorifero e vivere felici: si può. Una donna francese lo ha fatto, con tutta la sua famiglia, e ne ha scritto un romanzo. L’umanità è sempre riuscita a sopravvivere senza e continua a farlo anche adesso in tante parti del mondo. A chi è abituato sembra impossibile, ma non lo è

800Px Banksy Fridge Kite

New Orleans: Work by Banksy, St. Claude Avenue. Since painted over.

18 Settembre Set 2017 0830 18 settembre 2017 18 Settembre 2017 - 08:30
Tendenze Online

Ormai è indispensabile. O almeno, lo si considera così. Eppure il frigorifero, presente ormai nelle case del 99% delle famiglie europee, è un’invenzione anche piuttosto recente – se si considera come metro la storia della civiltà umana: su scala industriale viene prodotto solo dal 1918.

È sulla base di questa osservazione che Marie Cochard, autrice di Notre aventure sans frigo ou presque, ha deciso, ormai da qualche anno, di farne a meno. “L’ho fatto anche per risparmiare energia e contribuire al benessere dell’ambiente”, spiega qui a Le Figaro. Ma non si è pentita: da quando lei e la sua famiglia vivono senza frigorifero “mangiamo cose più nutrienti e sane”. E stanno tutti meglio.

Anche se questa scelta, fatta oggi, può apparire assurda e retrograda, è anche vero che l’umanità ha sempre vissuto almeno fino a cento anni fa senza questo elettrodomestico. E in molte parti del mondo continua anche adesso. È senza dubbio una comodità, ma non è indispensabile. “Noi abbiamo scelto di non consumare prodotti industriali. La maggior parte dei cibi naturali non ha bisogno di essere conservata al freddo”.

Ogni settimana fa una spesa: compra in quell’occasione anche carne e pesce, che vengono consumati il giorno stesso. A volte si concedono anche un po’ di salumi, in grado di conservarsi più a lungo. Per il latte – e i prodtti caseari in generale – preferisce le varianti vegetali (ma solo per ragioni di rispetto ambientale), mentre i formaggi li va a prendere dal formaggiaio. Il burro lo mantiene nel classico portaburro ad acqua, un recipiente in ceramica che riposa, a sua volta, in un recipiente pieno d’acqua (un’idea bretone che funziona così).

Gli alimenti, sottolinea, possono essere conservati (anche meglio) con lo zucchero, l’olio, l’aceto e il sale. La marmellata? “Non ha bisogno di stare in frigo”. Il timo e le uova? Dio ce ne scampi. Carote e tuberi si trovano alla grande conservati nella sabbia – e lontani dalle mele, che non fanno altro che accelerare il processo di maturazione degli altri frutti. I legumi? Da lavare alla fine, appena prima di essere consumati, e nel frattempo vanno tenuti sotto una pellicola di terra.

Un lavoro faticoso, certo. Ma ha i suoi vantaggi: si mangia meglio, sostiene. Tutti si sentono più in forma, si spende poco (“consumiamo l’essenziale”) e si spreca pochissimo. Anzi, quasi nulla. La natura ringrazia e i piccoli negozianti a chilometro zero anche. Vivere senza frigo si può, e bene.

Poi certo, quando avranno voglia di un gelato dovranno bussare ai vicini.

Potrebbe interessarti anche