Perché quest’uomo è il nemico numero uno dell’Unione Europea (e di Macron)

Si chiama Christian Lindner ed è il 38enne leader del partito della libertà (Fdp). Potrebbe governare con Angela Merkel dopo le elezioni. Non ama Macron ed è contrario a tutte le riforme dell'eurozona: dal superministro delle finanze Ue alla condivisione del debito con i Paesi del sud Europa

Christian Lindner

Odd ANDERSEN/AFP

Odd ANDERSEN AFP

20 Settembre Set 2017 1300 20 settembre 2017 20 Settembre 2017 - 13:00

A 18 anni aveva già un'impresa e parlava come un manager della City. Odiava la scuola e amava solo il business. E ora che di anni ne ha 38, Christian Lindner, non ha perso la faccia da ragazzino e l'amore per il libero mercato. Ha preso un partito logoro, fuori dal Parlamento, al suo minimo storico, e rischia di farlo diventare l'ago della bilancia in Germania, dopo le elezioni del 24 settembre.

Il leader del partito della libertà (Fpd), non è solo la sorpresa della politica tedesca, ma anche il nemico numero uno dell’Unione europea.

Il giorno dopo le elezioni sapremo subito chi sarà Cancelliere, o meglio Cancelliera, ma non quale coalizione governerà. L’ascesa del partito xenofobo Alternative fur Deutschland e il crollo previsto della Spd (gli ultimi sondaggi lo danno intorno al 20%) permetteranno alla Cdu di Merkel di vincere, ma non di governare da sola. I socialisti non vorrebbero rifare la Grosse Koalition, preferendo ricostruire la loro base elettorale all’opposizione, dopo il (prevedibile) fallimento elettorale di Schulz. Merkel sarà così costretta ad allearsi di nuovo con l’Fdp di Lindner. Come fece nel suo secondo governo, dal 2009 al 2013. Cioè gli anni della peggiore crisi nell’eurozona.

Furono proprio i liberali a frenare la Merkel nel salvataggio dei Paesi coinvolti nella crisi del debito sovrano del 2011, tra cui l’Italia, e a opporsi alla creazione del fondo salva stati dell’eurozona. Un loro ritorno sarebbe il peggior modo di iniziare il nuovo asse franco-tedesco celebrato da Merkel e Macron il 23 giugno a Bruxelles.

E proprio il presidente francese non vuole che la sua legislatura coincida con un ritorno all’austerity. Per questo vuole presentare pubblicamente il suo progetto politico di riforma dell’eurozona subito dopo le elezioni tedesche, come rivelato ieri dal Financial Times. L’obiettivo è quello di mettere Merkel con le spalle “politicamente” al muro e influenzare i negoziati per decidere la coalizione di governo.

Macron non ha alternative. È stato votato in Francia e sostenuto da molti in Europa per un solo motivo: cambiare lo status quo. Soprattutto nell’Unione europea che ha bisogno di un rilancio dopo la Brexit. Per farlo, Macron ha sempre dichiarato di contare sull’appoggio di Angela Merkel che dello status quo negli ultimi 12 anni ne è stata la vestale. E potrebbe esserlo per i prossimi quattro se ci sarà la coalizione “giallo-nera” (cioè come i colori dei due partiti). Già da maggio Cdu e Fpd governano insieme nel Land Nord-Reno Westfalia, dove Lindner è tuttora deputato.

Ministro delle finanze unico europeo, rafforzamento del fondo europeo salva stati, la creazione di un budget a parte per l’Eurozona. Sono tutte riforme che Merkel non potrebbe appoggiare se fosse al governo con l'Fpd.

La conferma è arrivata domenica dallo stesso Lindner che a detto di voler opporsi a qualsiasi forma di assistenza sociale o condivisione del debito europeo, sia che si presenti come un’unione bancaria o come un budget dell’Eurozona. Nello stesso discorso Lindner ha ripetuto di voler l’espulsione della Grecia dalla zona euro. Una posizione che condivide con il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble. Una sola, piccola apertura, sul ministro delle finanze unico europeo che Lindner vorrebbe solo nel ruolo di controllore dei conti, l’opposto del super ministro di un nuovo fondo europeo che propone Macron.

Lindner considera le riforme di Macron “antiquate” rispetto all’Agenda 2010 che ha rilanciato l’economia tedesca e giudica la proposta di integrazione economica del presidente francese come un voler "offuscare le responsabilità di alcuni Stati"

E dire che Lindner lo scorso giugno aveva benedetto la vittoria di Macron contro Marine Le Pen, aggiungendo però in un’intervista al Frankfurter Allgemeine: «deve essere chiaro che non ci potranno essere doni amichevoli a scapito della stabilità europea». Tradotto: Macron è meglio dei populisti ma non abbasseremo la guardia davanti al nuovo fenomeno politico europeo.

Lindner considera le riforme di Macron “antiquate” rispetto all’Agenda 2010 che ha rilanciato l’economia tedesca e giudica la proposta di integrazione economica del presidente francese come un voler «offuscare le responsabilità di alcuni Stati». Per il leader liberale, l'Ue dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento della competitività nel mercato interno, magari favorendo la digitalizzazione, più che sulla creazione di un nuovo ministro delle finanze europeo.”Macron deve ingoiare qualche boccone amaro e non aspettarsi di prendere solo dolci dalla Germania” ha detto Lindner all’Economist.

Chiusura delle frontiere ai migranti, rimpatrio forzato di tutti i rifugiati presenti in Germania e un forte taglio delle tasse sono state le parole d’ordine di Lindner per far risalire il suo partito nei sondaggi, che ora danno l’Fdp oltre il 10%.

La sua campagna elettorale aggressiva da battitore libero è una strategia con un obiettivo chiaro: riportare il partito liberale in Parlamento. Dopo 64 anni consecutivi nel Bundestag e 17 volte al governo del Paese, l’Fdp ha preso solo il 4,8% nelle elezioni del 2013. Per uno 0,2% non ha superato la soglia del 5% che garantisce l’accesso al Bundestag. Un crollo di 10 punti rispetto al 2009. Voti persi perché gli elettori del Fdp vedevano i liberali come un partito più interessato alle poltrone che alle politiche, quasi una cane al guinzaglio della Cdu. Una reazione normale se pensiamo che il Fdp dal dopoguerra a oggi è stato al governo 52 anni su 64, alternandosi con socialisti e cristianodemocratici.

Lindner ha conquistato la leadership del partito nel 2013 e l’ha plasmato a sua immagine. Lo ha fatto attaccando Merkel e la sua decisione di accogliere un milione di rifugiati siriani. Il leader Fdp, che vuole diventare il prossimo ministro degli esteri tedesco, il 5 agosto ha cosnigliato a Merkel di accettare l’annessione russa della Crimea come un “dato di fatto”. Una dichiarazione clamorosa. Giusto o sbagliato, il programma di Lindner è l’opposto delle politiche di Parigi, Bruxelles e forse anche Roma.

Un conto sono le promesse elettorali, un altro è governare. Ma con queste premesse Merkel è davanti a un bivio: convincere i socialisti a rifare la Grosse Koalition e dare una chance al piano di Emanuel Macron, oppure allearsi con Lindner e rallentare se non congelare per quattro anni il progetto di riforma dell’eurozona. Alexander Hahn, funzionario di spicco del Fdp ha preteso la scelta del prossimo ministro delle Finanze come condizione per entrare nel governo Merkel IV.

Serve una svolta coraggiosa di Merkel (che ha dimostrato di sentirsi più a suo agio con i verdi e i socialisti) o il piano del presidente francese per rilanciare l’Unione europea rischia di morire ancor prima di iniziare.

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