Donne, stranieri, deficit: le verità della Bce per rispondere alla bugie populiste

Gli stranieri non ci rendono disoccupati. La più grande ingiustizia sociale è quella che colpisce le donne. La spesa pubblica non fa aumentare la ricchezza. Leggere un bollettino della Banca Centrale Europea e trovarci la narrazione che mancava

Mario Draghi

Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea

Daniel ROLAND / AFP

22 Settembre Set 2017 0730 22 settembre 2017 22 Settembre 2017 - 07:30
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All’apparenza è un innocuo e un po’ palloso bollettino economico della Banca Centrale Europea, il sesto dall’inizio dell’anno, a voler essere precisi. 120 pagine dense di numeri e valutazioni sullo stato dell’economia europea e sugli andamenti stimati per i prossimi anni. All’apparenza. Perché il documento degli economisti dell’Eurotower è un raro distillato di verità controintutive che riescono, con la forza dei numeri, a demolire un po' di luoghi comuni che ci sono stati propinati in tutte le salse, in questi ultimi anni.

Il documento degli economisti dell’Eurotower è un raro distillato di verità controintutive che riescono, con la forza dei numeri, a demolire la narrazione catastrofista e autoassolutoria che ci è stata propinata in tutte le salse, in questi ultimi anni.

Cominciamo dal piatto più gustoso di tutti. No, non è vero che gli stranieri ci rubano il lavoro. Perlomeno, non è vero relativamente a questi ultimi anni, quelli in cui è circolata questa bugia, per la gioia di chi ci ha costruito attorno le sue fortune politiche. “La crescita dell’occupazione continua e per la prima volta supera il picco pre crisi del 2008”, si legge nel bollettino Bce. E parallelamente, si osserva la crescita della partecipazione al mercato del lavoro. Tradotto: ci sono sempre più persone occupabili grazie all’aumento dell’età pensionabile, dell’ingresso di molte più donne nel mercato del lavoro e pure - rullo di tamburi! - al massiccio afflusso di giovani stranieri. Sorpresa, l’aumento dell’occupazione e quello dell’offerta di lavoro coesistono alla grande. Segnatevelo: in un’economia continentale che cresce a ritmi normali - 2,2% nel 2017 - l’immigrazione straniera non produce particolari problemi occupazionali, anzi.

“Mamma, gli immigrati ci rubano il lavoro”

L’immigrazione avrà compresso i salari, direte voi. Insomma. I salari medi europei, nel 2016, sono cresciuti del 3,6%. Non esattamente quel che racconta Matteo Salvini, par di capire. Cui peraltro, se volesse battersi per una giusta causa, consiglieremmo di leggersi il bollettino della Bce quando parla delle “divergenze esistenti fra il livello di istruzione degli uomini e quello delle donne”. Sturatevi bene le orecchie: la percentuale di donne in età lavorativa con un’istruzione terziaria “è più elevata rispetto all’analoga percentuale fra gli uomini”. Questo, aggiungiamo noi, nonostante differenze salariali a vantaggio del maschio siano ancora pari al 16% della retribuzione di quest’ultimo. Abbastanza per dire che quella femminile è una questione più che aperta - nonostante la partecipazione al mercato del lavoro stia aumentando. E nonostante nessuno voglia affrontare affrontare il problema.

Peraltro - terzo dato - risolvere problemi non vuol dire aumentare la spesa pubblica a dismisura, o indebitarsi. Si può crescere, e bene, anche senza mani bucate. Per dire: Il rapporto deficit/pil dell’area euro è sceso dal 2,8 del 2013 all’1,5% del 2016 e a quanto dice la Bce, scenderà allo 0,9% nel 2019. Allo stesso modo, il rapporto debito/pil è passato dal 92,9% del 2014 all’89,1% del 2016 e dovrebbe scendere all’84,2% nel 2019. Austerità brutta e cattiva? Non sembrerebbe, anzi. Peraltro, giova ricordare che la lumaca della crescita europea è un Paese che chiede flessibilità e possibilità di fare disavanzo ogni maledetto autunno. Indovinate qual è quel Paese. Almeno questo non è un luogo comune da smontare.

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