Il Medioevo non è mai finito

Da Batman “cavaliere oscuro” fino a Super Mario e al Trono di Spade, la cultura occidentale continua a pescare negli archetipi dell'Età di Mezzo. Non quelli reali, ma l’idea che ne abbiamo. E cambia a seconda dell’epoca e delle esigenze

Cavalieri
23 Settembre Set 2017 0830 23 settembre 2017 23 Settembre 2017 - 08:30

Batman? Un cavaliere oscuro. Supermario? Un eroe cortese alla ricerca della sua principessa. Il Klu klux klan? Un gruppo di crociati pronti a combattere una guerra santa. Cinema, serie tv, fumetti, videogiochi, ma anche politica e architettura. La cultura contemporanea continua da secoli a pescare nell’immaginario del Medioevo. Non c’è un’epoca storica più ripresa da artisti scrittori, fumettisti e politici per raccontare il presente.

In realtà non rappresentiamo il vero Medioevo, ma la sua rielaborazione. Conosciamo alcuni aspetti fondamentali dell’Età di mezzo: re, cavalieri, dame, castelli ma restiamo in superficie. Quanto basta per poter usare i suoi archetipi a seconda delle nostre esigenze artistiche, politiche o di intrattenimento.

La disciplina che studia questo fenomeno è il medievalismo e uno dei più importanti esperti è Tommaso di Carpegna Falconieri, professore di storia medievale all’Università di Urbino:Il medievalismo è il sogno del Medioevo. È la rappresentazione che noi stessi ci diamo di quell’epoca lontana. Ci sono due aspetti di questa rielaborazione: uno politico-ideologico, per esempio quando la destra suprematista negli Stati Uniti dice di combattere una “crociata" contro l’Islam o quando definiamo “barbari” i migranti. L’altra invece è legata alla fantasia, al sogno, al mondo fantasy”.

Ogni epoca però rielabora il Medioevo a modo suo e ogni generazione si innamora di un aspetto diverso dell’Età di mezzo. Tutto parte dal Regno Unito dell'Ottocento. Nell’età vittoriana si guardava al Medioevo come un mondo perfetto, utopico, lontano dalla sporca, sovrappopolata Inghilterra della rivoluzione industriale. L’architettura dominante divenne quella neogotica perché secondo gli intellettuali dell’epoca rappresentava l’immagine di una superiorità artistica e morale. L’abbazia di Westminster sembra costruita secoli fa, ma è del 1843. Lo stesso nel resto d’Europa: per esempio il Castello sforzesco di Milano è stato in gran parte ricostruito dall’architetto Luca Beltrami nella fine dell’800. L'idea vittoriana di Medioevo divenne la chiave per rispondere alla crisi della modernità. Un "sogno d'ordine" (per citare l'omonimo libro di Alice Chandler), un modello utopico che arriverà fino alla prima guerra mondiale.

Di questo e di altri medievalismi legati alla città e alla cultura pop parleranno Riccardo Facchini e Davide Iacono, creatori della pagina facebook “MediaEvi. Il Medioevo al presente, nell’evento: “La città incantata. L’immaginario medievalista da Camelot a Gotham City”. Uno dei tanti incontri del Festival del medioevo, l’evento culturale dedicato all’Età di mezzo che si terrà dal 27 settembre al 1 ottobre a Gubbio, in Umbria.

E proprio Gotham City è simbolo di un nuovo modo di immaginare il Medioevo dopo la seconda guerra mondiale

“All’inizio degli anni ’70 “si inizia a guardare in modo diverso all'Età di mezzo. Si dice che la modernità è in crisi, la società al collasso, e ci aspetta un nuovo Medioevo, non più visto come un periodo positivo, ma come un’epoca buia e la città di Batman diventa il simbolo di questa nuova dark age”- dice Iacono, uno dei relatori “questa visione viene ripresa nella seconda metà degli anni '80 dal fumettista Frank Miller che trasforma Batman in un “Cavaliere oscuro” nell'omonima serie, e da Tim Burton che dipinge una Gotham neogotica nel film dedicato a Bruce Wayne del 1989. Basti pensare che molti grattacieli di New York, l’alter ego reale della città di Batman, furono costruiti negli anni ’40 sullo stile neogotico, con tanto di Gargoyle in cima. Un richiamo nel richiamo.”

Non è solo il "Cavaliere oscuro” a legare Batman al Medioevo. Uno dei suoi soprannomi è "Il crociato incappucciato" (Caped crusader) e il nome Bruce Wayne fu scelto dal creatore Bob Kane come omaggio a Robert The Bruce, il primo guardiano di Scozia e alleato di William Wallace nel combattere gli inglesi nel XIV secolo. Nella trilogia di Cristopher Nolan, ambientata dal 2008 al 2013, Batman diventa invece un cavaliere "vittoriano", pronto a immolarsi per salvare un mondo corrotto.

Architettura e fumetti a parte, negli ultimi decenni il Medioevo è stato usato dall’industria dell’intrattenimento in modo massiccio. Negli anni ’80, quando regnavano l’edonismo reaganiano e la dittatura dell'immagine, Conan il barbaro diventa un eroe fantasy unto, muscoloso e manicheo: buono buonissimo contro cattivi cattivissimi. Senza sfumature. Mentre il Robin Hood affascinante e sensibile di Kevin Costner, rispecchia il romanticismo degli anni ’90. All’inizio degli anni 2000 con il crollo delle ideologie il cavaliere diventa una figura giocosamente pop. Ne “Il destino di un cavaliere” Heath Ledger giostra con armatura firmata Nike e balla sulle note di We will rock you dei Queen”.

Il medioevo di Martin non è quello idealizzato dell’800 od oscuro degli anni ’70 ma un finto “realismo”: sangue, sesso violenza. Una scelta stilistica per mostrare un medioevo quanto più vicino a quello che consideriamo vero. Ma è uno specchietto per le allodole.

Riccardo Facchini

C’è sempre la tentazione di proiettare in questa “bad bank” storica tutti i desideri e le paure del presente. Come se il Medioevo fosse una “copertina ideologica” da usare in base alle necessità. George Martin fa lo stesso con il Trono di Spade" dice il medievalista Riccardo Facchini. “Il suo Medioevo non è quello idealizzato dell’800 od oscuro degli anni ’70, ma "realistico": sangue, sesso violenza. Una scelta stilistica per mostrare un Medioevo quanto più vicino a quello che consideriamo "vero". Ma è uno specchietto per le allodole. Non che ci sia nulla di male, anzi. Il nostro compito, in quanto studiosi, è quello di mostrare questi diversi strati di medievalismi. Perché lo stesso Martin non pesca dal vero Medioevo, ma da precedenti rielaborazioni, come quella tolkieniana, che però allo stesso tempo rifiuta radicalmente”.

Il Medioevo “crudo” del Trono di Spade non è l’unico modo in cui la cultura pop rielabora oggi l'Età di mezzo. Negli ultimi anni il cinema ha ripreso anche il mito di Camelot e dei cavalieri della tavola rotonda, per raccontare il presente. Re Artù sembra un piccolo gangster della periferia di Londra nel film King Arthur di Guy Ritchie. Nei due film della serie Kingsman, (il secondo capitolo è in questi giorni al cinema) si raccontano le vicende di Galahad, Merlino e re Artù, soprannomi delle spie contemporanee più eleganti di Sua maestà. Oltre a dare ai protagonisti i nomi dei cavalieri della tavola rotonda, in Kingsman ritorna il modello del cavaliere vittoriano: esaltazione dell'etica cavalleresca fino alla morte e impeccabile eleganza esterna che rispecchia la virtù interna. Non a caso Galahad, interpretato da Colin Firth, pronuncia nel primo film la frase “L'abito è la nuova armatura di un gentleman”.

Spesso anche nella stessa epoca, nello stesso decennio, addirittura nello stesso film convivono visioni positive e negative sul Medioevo. “Prendiamo l’esempio de "La bella addormentata nel bosco” – dice il medievalista Carpegna di Falconieri. ” Nello stesso film abbiamo due visioni contrapposte: da una parte c’è il mondo idilliaco rappresentato dal castello tipico disneyano della principessa Aurora, basato su quello di Neuschwanstein in Baviera (anche questo costruito alla fine dell'Ottocento), dall'altra il castello neogotico di Malefica: brutto, spoglio e pieno di esseri immondi".

Il medievalismo è presente anche nei videogiochi: Supermario deve superare tutti i livelli per salvare la principessa Peach dal drago, così come l'eroe Link deve corre in soccorso della principessa Zelda, tenuta in ostaggio dal mago Ganondor. Fin dagli anni ‘80 l'industria dei videogiochi ha pescato nell’immaginario fantasy, fiutando il successo avuto dai giochi di ruolo come “Dungeons and dragons” e sfruttando gli archetipi del cavaliere e della magia radicati nell’immaginario dell’uomo contemporaneo. Toccano in prima persona il giocatore, che ora può calarsi nei panni dei personaggi prima solo letti sui libri o visti sullo schermo.

“Anche qui l'immaginario del Medioevo cambia a seconda del pubblico a cui si rivolge. Per esempio World of Wordrcraft è giocato da persone in tutto il mondo, di etnie ed età diverse. Il Medioevo diventa allora multietnico e globalizzato con personaggi africani e asiatici, insomma “meno bianco possibile”. L’ideale per i MMORPG (massive multiplayer online role playing game) di tutto il mondo– conclude Facchini”.

Oltre all'intrattenimento, la politica e l'architettura c'è chi usa i medievalismi in modo geniale per fare satira sul presente, come la pagina Facebook "Feudalesimo e libertà" che ha conquistato quasi seicentomila fan. Post goliardici in cui si esaltano valori feudali come la sudditanza ("proletari di tutto il mondo obbediteci"), introdotti da un linguaggio pseudo medievale, il "neovolgare" che richiama il gramelot di Brancaleone: "guitto" per descrivere i tamarri o il bimbominkia definito "vergafanciullo". Anche questo è Medioevo, anzi medievalismo.

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