Nessuno sa cos'è il disturbo bipolare (e la depressione non c'entra nulla)

Il disturbo bipolare nel cinema e nei telegiornali ha di fatto sostituito la schizofrenia come malattia mentale onnicomprensiva a cui attribuire caratteristiche random. In realtà si sa poco. Un milione di italiani soffre di questa patologia

Disturbo Bipolare
23 Settembre Set 2017 0830 23 settembre 2017 23 Settembre 2017 - 08:30

«L’espressione “disturbo dell’umore” lo fa sembrare una cazzata», spiega E., 44 anni, bipolare di tipo II. «Una cosa che reca disturbo è una mosca che ti ronza vicino alla faccia o un fastidioso prurito alla gamba. Lo stesso vale per la parola “umore”. Parlare di “sbalzi d’umore” fa sembrare che il problema sia una sorta di oscillazione capricciosa tra allegria e tristezza. Invece l’umore è tutto: è il colore che dai al mondo».

Se la depressione è spesso sottovalutata, colpevolizzata o mal descritta dai media, del disturbo bipolare (una volta sindrome maniaco-depressiva) si sa molto poco. E quello che si sa è in genere sbagliato.

Al cinema e nei telegiornali ha di fatto sostituito la schizofrenia come malattia mentale onnicomprensiva a cui attribuire caratteristiche random, a patto che risultino vagamente inquietanti. A volte viene aggiunto alle notizie di cronaca come una sorta di triste postilla (“la vittima/il carnefice era affetto da disturbo bipolare”, si sente dire con tono mesto), il che contribuisce ad alimentare il pregiudizio che vede nei bipolari degli individui imprevedibili e pericolosi.

All’opposto – in nome dei luoghi comuni sulla pazzia creativa e sul genio sregolato – c’è la tendenza ad attribuire diagnosi post mortem a personaggi del passato, come Vincent Van Gogh, Winston Churchill e addirittura Napoleone Bonaparte.

Se n’è accorta anche Hollywood, che in collaborazione con la Casa Bianca (era a.T., avanti Trump, ovviamente) ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sulle malattie mentali con protagonisti Glenn Close, pentita di aver dato corpo ad Alex Foster in Attrazione fatale: personaggio bipolare con tutti i tratti caratteristici di quello che il Manuale Diagnostico Statistico potrebbe definire “un matto pericoloso a caso”, e Bradley Cooper, interprete di un papà bipolare nel più recente e benevolo Silver Linings Playbook (tradotto in Italia con un titolo stucchevole e infantile da fare onore alla tradizione tipicamente anni ’90 del “prendiamo un titolo straniero normale e facciamolo diventare molto brutto”).

Quando non viene addirittura confuso con altri disordini – come la schizofrenia–, del disturbo bipolare si hanno presenti solo le sue manifestazioni più eclatanti, che danno un’immagine spropositata e decisamente sopra le righe di una patologia che a oggi è diagnosticata a circa 1 milione di persone solo in Italia.

Anche la definizione di alternanza di euforia e depressione è maledettamente forviante: ricorda i cattivi dei thriller di serie B, perfettamente mimetizzati nella società fino alla fine, quando si scopre che sono loro gli assassini. A quel punto gli si disegna un ghigno diabolico sulla faccia, le frasi diventano sconnesse e minacciose e la mimica facciale di Jack Nicholson in Shining sembra al confronto rassicurante.

L’equivoco riguarda soprattutto ciò che si intende per “fase maniacale”. La psichiatra Cristina Toni, esperta di disturbo bipolare, spiega che la tradizionale concettualizzazione che lo identifica con l’alternanza di fasi di depressione con fasi di esagerata euforia (la mania, appunto) riguarda di fatto una stretta minoranza di casi. «Esistono infatti», spiega Toni: «numerosi sottotipi di disturbo bipolare, di gran lunga più frequenti, nei quali l’euforia cede il posto all’aggressività, all’impulsività, i sintomi comportamentali prevalgono sui vissuti soggettivi, o l’alternanza fra sintomi depressivi e maniacali è talmente rapida, anche all’interno di una stessa giornata, che può risultare difficile separare in modo chiaro le due opposte polarità del disturbo». Senza contare che esiste anche l’episodio misto (il più pericoloso), con la presenza contemporanea di sintomi depressivi e ipomaniacali che combinati si portano dietro ansia e irritabilità.

Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato da una forte incidenza delle fasi maniacali. In quello di tipo II, al contrario, gli episodi depressivi sono nettamente più frequenti. “Ciclotimico” è ormai diventato un modo più à la page per dire “lunatico”. Si tratta però di un disordine vero e proprio.

Per fare un po’ di chiarezza, tenendo conto della complessità delle manifestazioni soggettive e della fisiologica componente arbitraria nei criteri diagnostici, va innanzitutto precisato che esistono tre categorie di bipolari.

Bipolare I, II e ciclotimia

Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato da una forte incidenza delle fasi maniacali. Vivendo spesso uno stato di umore particolarmente up, i bipolari I sono in genere persone molto teatrali, parlano molto e a tono alto, sono socievoli, irrequieti, dediti a molte attività contemporaneamente. I loro progetti sono grandiosi e la loro autostima è alta. Pur trattandosi della tipologia più grave, presenta un minore livello di sofferenza nella maggior parte del tempo, mentre è molto difficile da gestire per amici e parenti.

In quello di tipo II, al contrario, gli episodi depressivi sono nettamente più frequenti (con anche fasi di depressione maggiore) e i periodi maniacali o ipomaniacali posso essere anche di entità trascurabile. È la tipologia più diffusa.

“Ciclotimico” è ormai diventato un modo più à la page per dire “lunatico”. Si tratta però di un disordine vero e proprio, anche se con sintomi meno accentuati rispetto agli altri due tipi (si parla infatti sempre di ipomania e mai mania vera e propria e gli episodi depressivi non comprendono la depressione maggiore).

La frequenza con la quale si alternano i diversi stati d’animo (per la diagnosi è necessario avere per almeno due anni numerosi periodi con sintomi ipomaniacali e numerosi periodi con sintomi depressivi che non scompaiono per più di due mesi ogni volta) lo rende però molto invalidante dal punto di vista sociale e lavorativo. La giornata può iniziare in un modo e finire con un umore opposto senza che ci siano stati avvenimenti particolari ed è problematico non riuscire a determinare con quale umore e con quanta grinta si affronterà l’impegno previsto per qualche ora più tardi.

Mentre la fase maniacale cambia a seconda della tipologia (i tipo II possono sperimentarla anche solo poche volte nella vita) e varia anche da episodio a episodio, la depressione è molto simile: ci si sente letteralmente intrappolati nella propria testa, incapaci di cambiare il corso dei pensieri, spesso vergognandosi della propria stessa esistenza.

I momenti di mania o ipomania non sono solo buonumore e grandeur. Si accompagnano ad ansia e iperattività che spesso finisce per tradursi in una caotica e dispersiva mobilità, accompagnata da un flusso di pensieri così rapido e costante da non riuscire a stargli dietro. I pensieri e le parole corrono veloci e i sensi sembrano affinarsi.

La diagnosi

Spesso, in caso di disturbo bipolare, si crede di essere semplicemente depressi. Questo vale anche per i bipolari di tipo I, che si rivolgono ai medici solo durante gli episodi depressivi e per il resto del tempo non sospettano nemmeno di essere malati. È la depressione il motore che spinge a cercare aiuto. Inoltre spesso l’episodio depressivo è il primo a insorgere e di conseguenza il primo a essere diagnosticato, prima ancora che si possa sospettare il bipolarismo.

La cura
Come si diceva, se è la depressione ciò che spinge a chiedere aiuto, va da sé che i bipolari di tipo I accettino con estrema fatica di curarsi. Perché gli episodi maniacali danno una percezione di benessere: sono come una lieve sbronza senza hangover.

In generale i farmaci riescono ad agire più efficacemente nel tenere sotto controlli gli episodi di mania (soprattutto attraverso il litio) mentre la depressione viene attutita, ma difficilmente scompare. Uno stato di alternanza, per quanto spossante, regala alcune punte di buonumore a cui è difficile rinunciare in favore di uno stato medio. Che per chi è abituato alle montagne russe è irrimediabilmente grigio.

Una giornata di ordinaria ipomania
«Nelle fasi di ipomania mi sento più bella, più forte, più in gamba», racconta di nuovo E. «Non che mi convinca di cose non vere, semplicemente vedo di più gli aspetti e i traguardi positivi». «Hai l’impressione», spiega invece A., 32 anni, ciclotimica: «di essere in grado di affrontare in modo efficace tutte le sfide e i problemi che ti possono capitare: l’esatto opposto dei momenti di depressioni, in cui ogni cazzata sembra semplicemente insormontabile».

I momenti di mania o ipomania non sono solo buonumore e grandeur. Si accompagnano ad ansia e iperattività che spesso finisce per tradursi in una caotica e dispersiva mobilità, accompagnata da un flusso di pensieri così rapido e costante da non riuscire a stargli dietro. I pensieri e le parole corrono veloci e i sensi sembrano affinarsi.

«Un problema non scontato», racconta A., «è quando sei in fase ipomaniacale e conosci qualcuno di nuovo. Spesso risulti simpatica, estroversa… Ti vengono in mente le battute al momento giusto e ti comporti come se fossi perfettamente a tuo agio, a volte ritrovandoti anche a flirtare senza rendertene conto. Fin qui tutto bene. Il problema viene fuori quando rivedi quella persona in circostanze emotive del tutto cambiate e la delusione che temi proverà si traduce in realtà quasi sempre: non sei stata all’altezza della prima impressione».

Breve playlist ciclotimica

https://www.youtube.com/watch?v=B0sy7y54XAE

https://www.youtube.com/watch?v=LEs5sKDXZuk

https://www.youtube.com/watch?v=4iV4NwSbscg

https://www.youtube.com/watch?v=QilNVTZx5CI

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