Sergio Fabbrini: «Europa federale e potere alle nazioni, o la prossima volta i populisti vinceranno davvero»

Intervista al professore della Luiss, esperto di questioni europee: «Le regole europee hanno rotto la dialettica destra - sinistra, per questo sono emersi i populisti. Che fare? Unione federale europea, con meno parametri e più politica. E la mossa, ora, tocca a Francia e Italia»

Merkel Schulz Linkiesta

Angela Merkel e Martin Schulz

TOBIAS SCHWARZ / AFP

25 Settembre Set 2017 1032 25 settembre 2017 25 Settembre 2017 - 10:32

«L’estremismo è rientrato a pieno titolo nella politica tedesca. Ora la Germania non è più un’eccezione. È un Paese europeo come tutti gli altri». Ha il tono di chi è di fronte a una rivoluzione, Sergio Fabbrini, professore di scienze politiche e relazioni internazionali alla Luiss di Roma, nonché direttore della Luiss School of Government. E poco importa che con ogni probabilità avremo ancora Angela Merkel come cancelliera e la Cdu al governo. Quella delle elezioni tedesche di ieri «è una rivoluzione che nessuno era stato in grado di prevedere», e che avrà effetti molto rilevanti sul processo di costruzione dell’Europa di domani. Effetti che secondo Fabbrini non saranno negativi se le classi vigenti tedesche «capiranno la lezione» e se gli altri Paesi europei, Italia e Francia in primis, «chiederanno con forza di andare verso un’Unione federale con meno vincoli e più autonomia per gli Stati nazionali».

Professor Fabbrini, andiamo con ordine, però. Cos’è che l’ha sorpresa, delle elezioni tedesche?
Tutto. La Germania è un Paese con un tasso di disoccupazione molto basso, con l’economia che cresce, con una grande stabilità politica. Era ragionavole pensare che Merkel crescesse nei consensi, non che li perdesse. E che pure la Spd raccogliesse i frutti dello stare al governo con la Cancelliera.

E invece…
E invece abbiamo una vittoria morale di Alternative fur Deutschland ed è la prima volta che una destra xenofoba e nazionalista, in parte persino ammiccante a una tradizione diciamo pre-federale entra nel Bundestag. Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione.

Perché?
Perché una destra così al 12,6% sarà un elemento di pressione costante nei confronti del governo, affinché si sposti sempre più sulle sue posizioni. Eravamo abituati a pensare che la Germania fosse un’eccezione, che non sarebbe mai successo. Invece oggi l’estremismo è entrato a pieno titolo nella politica tedesca. Si può dire che la Germania sia “finalmente” diventato un Paese europeo.

Che significa, concretamente?
Vuol dire soprattutto nazionalismo. Già la Germania si era spesso comportata come un Paese che promuoveva il suo interesse nazionale a discapito dei partner europei. Da oggi sarà peggio: tutto diventerà Germania first. Prendiamo la questione dell’immigrazione: penso che la revisione di Schengen sarà il primo effetto della vittoria di Afd.

Anche il processo di maggior integrazione europea che si stava avviando dopo l’elezione di Macron subirà uno stop?
Dipende: se la classe dirigente della Cdu si chiederà il perché di questa sconfitta, forse potremo pure fare un passo avanti.

Si spieghi meglio…
C’è una ragione di metodo nella vittoria di AfD. E sta nel modello istituzionale europeo che soprattutto la Germania ha promosso nel governo dell’Eurozona. Un modello basato su regole da seguire, che non lascia spazio alla competizione destra-sinistra. È l’istituzionalizzazione del modello della grande coalizione la vera ragione per cui si affermano forze anti-sistemiche. Se le politiche devono essere quelle, perché devono rispettare i parametri, non c’è più dialettica politica. E la società, fisiologicamente, critica l’indiscutibilità delle scelte pigliandosi l’alternativa che c’è. Che sia di destra come in Germania e Francia, o di sinistra come in Grecia e Spagna o non si sa bene cosa, come in Italia, poco importa. Quel che importa è che o la la Germania cambia, oppure andremo un ridimensionamento delle forze pro-europee.

È l’istituzionalizzazione del modello della grande coalizione la vera ragione per cui si affermano forze anti-sistemiche. Se le politiche devono essere quelle, perché devono rispettare i parametri, non c’è più dialettica politica. E la società, fisiologicamente, critica l’indiscutibilità delle scelte pigliandosi l’alternativa che c’è

D’accordo, però anche noi siamo un po’ schizofrenici. Dopo la vittoria di Macron eravamo tutti convinti che si fosse aperta una grande stagione europeista: eppure En Marche aveva preso il 24% e il Front National il 21%…
Nel caso della Francia c’è stato un errore ottico. Se la Francia avesse avuto il sistema tedesco si sarebbe trovato in una situazione ben peggiore di quella della Germania. Se contiamo anche i comunisti di Melonchon, in Francia l’anti-sistema aveva quasi il 50%. Macron in Francia è stato beneficiario di un sistema elettorale benevolo, che spinge gli elettori verso una seconda scelta di buonsenso. Col sistema proporzionale italiano e tedesco non avverrà. E mi lasci dire che la Corte Costituzionale, che ci spinge verso un sistema elettorale proprozionalista che rende fisiologiche le grandi coalizioni, dovrebbe rifletterci bene, sull’esito delle elezioni tedesche.

Per tornare a una dialettica destra - sinistra ci vuole una nuova governance europea, dice. Quale, esattamente?
Bisogna ridare agli Stati nazionale spazi di autonomia e scelta. Noi abbiamo abolito le democrazie nazionali senza aver costruito una democrazia sovranazionale.

E come s’immagina questa democrazia sovranazionale?
Come un’unione federale che si pone l’obiettivo di presidiare solo alcuni ambiti fondamentali.

Quali?
La sicurezza, ad esempio: politica estera, difesa, intelligence vanno fatte insieme. E poi la politica economico-monetaria comune, riducendo la regolazione e creando un budget limitato europeo, con tasse europee, come ad esempio una web tax. E un governo e un ministro delle finanze europeo che passi il suo tempo a gestire quel budget, anziché fare il controllore delle politiche nazionali. E poi la grande area delle politiche di sviluppo infrastrutturali. Il resto se lo vedano i governi nazionali. È lì che si riapre la competizione sinistra-destra: e se si riapre, non c’è spazio per AfD o Movimento Cinque Stelle, forze che non hanno un programma, ma solo denunce qualunquiste, astratte, arroganti. antipolitica che vince perché la politica non esiste più.

È dura che la Germania si faccia portavoce di un cambiamento simile, però. Dopo le elezioni di ieri, poi…
Anche io ho l’impressione che la situazione in Germania sia complicata. L’iniziativa dovrà venire da Paesi come Francia e Italia. Sono i Paesi meno beneficiati dallo status quo che devono metterlo in discussione. È una grande sfida storica: la Germania deve capire che il problema che solleva l’Italia non è solo italiano.

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