La lotta contro il populismo si fa (anche) con il Ceta

L'Accordo Economico e Commerciale Globale è un’intesa tra Unione Europea e Canada per rendere più semplice l’esportazione di beni e servizi e a favorire i consumatori e le imprese. Eliminerà il 98% circa dei dazi doganali

Trudeau Juncker

FRANCOIS LENOIR / POOL / AFP

FRANCOIS LENOIR / POOL / AFP

26 Settembre Set 2017 1400 26 settembre 2017 26 Settembre 2017 - 14:00

In un mondo che sembra aver riscoperto divisioni, contrapposizioni, muri e barriere, la creazione di legami fa sempre notizia, anche quando si tratta di rapporti di natura prettamente economica e commerciale. Distratti dalle serie e complesse questioni di politica estera, è passato quasi in sordina l’avvio dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ma non per tutti. Lo scorso 21 settembre Justin Trudeau scriveva dal suo account Twitter con tono entusiastico dell’entrata in vigore del Ceta, definendo quello un grande giorno. In un video allegato venivano elencati gli effetti positivi attesi, sintetizzati in “accesso a un mercato più ampio, maggiore crescita economica e una più forte creazione di lavoro”.

Ma che cos’è l’Accordo Economico e Commerciale Globale? Si tratta di un’intesa tra Unione Europea e Canada, i cui negoziati si sono protratti dal 2009 al 2014, volta a rendere più semplice l’esportazione di beni e servizi e a favorire sia i consumatori che le imprese. Viene inoltre considerato un accordo misto, ciò aiuta a capire l’iter che ha visto i governi coinvolti nell'approvazione in sede di Consiglio, la stessa cosa ha fatto l’europarlamento lo scorso febbraio. Il 21 settembre c’è stata quindi l’entrata in vigore provvisoria, per quella definitiva si dovrà attendere l’approvazione da parte dei Parlamenti nazionali. La notizia di quella data era stata resa nota sia da Jean-Claude Juncker che dal Primo Ministro Canadese l’8 luglio a margine del G20 di Amburgo.

Sul sito della Commissione europea vengono elencati gli effetti auspicati. Si va dall’eliminazione del 98% circa dei dazi doganali alla maggiore competitività delle imprese europee in Canada e viceversa, da una più semplice partecipazione per le nostre imprese agli appalti pubblici canadesi alla creazione di un mercato più ampio per i servizi e per i prodotti, in modo particolare quelli alimentari. A questo proposito viene sottolineata la tutela di questi ultimi dalla contraffazione. La Commissione europea sottolinea la definizione di 143 indicazioni geografiche proprio per evitare il rischio di imitazioni di scarsa qualità.

In effetti le maggiori perplessità avanzate nei confronti dell'accordo riguardano proprio i prodotti alimentari ed è stato quindi ribadito più volte che non verrà compromessa la sicurezza degli alimenti e che nulla cambia in merito agli ogm e al divieto di carne trattata con ormoni.

il Ceta infatti è stato predisposto anche per favorire i lavoratori, garantendo il reciproco riconoscimento di alcune qualifiche su entrambe le sponde dell’oceano e tutelando i diritti delle persone e l’ambiente. Il Canada è ritenuto un partner commerciale di primo piano.

Tra gli effetti positivi attesi vi è la riduzione dei costi per chi esporta, maggiori vantaggi per le piccole e medie imprese e naturalmente per i consumatori finali, che potranno scegliere tra una gamma di prodotti più ampia e a prezzi più bassi.

Saranno favoriti anche gli investimenti. Una menzione a parte merita il lavoro, il Ceta infatti è stato predisposto anche per favorire i lavoratori, garantendo il reciproco riconoscimento di alcune qualifiche su entrambe le sponde dell’oceano e tutelando i diritti delle persone e l’ambiente. Il Canada è ritenuto un partner commerciale di primo piano. L’Eurostat ci ricorda infatti che stando ai dati del 2015, è il dodicesimo nella classifica dei Paesi che importano beni in Ue e undicesimo tra chi esporta. Si tratta invece dell’undicesimo e del nono per quanto riguarda i servizi in merito rispettivamente a importazioni ed esportazioni.

Le perplessità legate all’accordo sono molteplici e sono sostanzialmente riconducibili al timore che la globalizzazione nelle sue diverse varianti, crei un divario sempre più ampio tra le classi sociali e non determini una equa redistribuzione di ricchezza e risorse. Eppure, stando alle parole di Trudeau il Ceta comporterà vantaggi proprio per la classe media su entrambe le sponde dell’Atlantico, quella classe media che spesso non si sente rappresentata dai politici o semplicemente ascoltata. Quella stessa categoria che fa da ago della bilancia alle elezioni, determinando risultati talvolta imprevedibili, altre solo annunciati.

La lotta alle varie forme di populismo passa anche da qui, dalle risposte date a queste persone e alle loro esigenze, rassicurandoli sulle loro paure, parlando del fatto che viviamo in un mondo già immerso nella globalizzazione e che per non subirla, quest’ultima va gestita e indirizzata anche con accordi come il Ceta.

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