I femminicidi in Italia hanno lasciato 1.600 orfani. Ma la legge che li tutela è ferma al Senato

Nel nostro Paese ci sono circa 150 casi di femminicidio l’anno. A marzo la Camera ha approvato un provvedimento che tutela i figli delle vittime dal punto di vista legale ed economico, aumentando le pene per i colpevoli. Trasmesso al Senato, resta poco tempo per l’ok definitivo

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27 Settembre Set 2017 1000 27 settembre 2017 27 Settembre 2017 - 10:00

Un femminicidio ogni due giorni. Secondo le ultime stime, ogni anno in Italia vengono uccise circa centocinquanta donne. Solo dal 2012 sono stati registrati 774 drammatici casi. Una violenza preoccupante che si lascia alle spalle un gran numero di vittime, non sempre riconosciute. È il caso dei figli, eredi di un padre assassino e una madre assassinata. Orfani due volte. Fino allo scorso anno nel nostro Paese erano 1.600. Ragazzi rimasti senza genitori. Giovani che al dolore della perdita spesso devono aggiungere il trauma della violenza subita in casa, non di rado dopo aver assistito al crimine. Il loro destino resta spesso un’incognita. Anche perché la legge italiana ancora non prevede particolari garanzie nei loro confronti (a differenza ad esempio di quanto accade per le vittime di mafia o del terrorismo). Poi, pochi mesi fa, qualcosa è cambiato. A marzo la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge a tutela degli orfani di femminicidio. Trasmesso al Senato in primavera, il testo resta in attesa del via libera definitivo. E adesso i continui ritardi - dati i pochi mesi di legislatura ancora disponibili - mettono seriamente a rischio il provvedimento.

In Italia si registrano circa 150 femminicidi l’anno. Una violenza preoccupante che si lascia alle spalle un gran numero di vittime, non sempre riconosciute. È il caso dei figli, eredi di un padre assassino e una madre assassinata. Orfani due volte. Fino allo scorso anno nel nostro Paese erano 1.600

Al centro della legge ci sono i 1.600 orfani. La tutela dei figli della vittima parte dalle prime fasi del processo penale. Anzitutto la norma consente l’accesso al patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dai limiti di reddito. A tutela del diritto di risarcimento degli orfani, il pubblico ministero ha l’obbligo di richiedere il sequestro conservativo dei beni dell’indagato. E con la stessa finalità, in sede di condanna, il giudice deve assegnare ai figli della vittima a titolo provvisionale una somma pari almeno al 50 per cento del presumibile danno. Una parte dell’intervento legislativo si occupa del futuro. Per gli orfani sono previste misure adatte a garantire il diritto allo studio e all’avviamento del lavoro. E con questi obiettivi è previsto un fondo di due milioni di euro. Ma i ragazzi che hanno subito il crimine domestico hanno anche diritto ad assistenza medico psicologica gratuita. E, prevede sempre la norma, possono modificare il proprio cognome, se coincidente con quello del genitore condannato definitivamente per l’omicidio. Nel frattempo per i colpevoli aumentano le pene, fino all’ergastolo. L’omicida non potrà in ogni caso godere della pensione di reversibilità del coniuge assassinato né, anche solo temporaneamente, di parte della sua eredità. E l’indegnità a succedere sarà dichiarata dal giudice, direttamente, senza necessità di un’azione civile.

Per accelerare i tempi si era ipotizzata una discussione in sede deliberante, senza cioè passare dall’Aula. Ma i principali partiti di centrodestra si sono opposti. La ragione, spiega qualcuno, è proprio nel riferimento ai figli delle unioni civili, tema già oggetto di scontro politico nel recente passato

Il provvedimento si occupa degli orfani di femminicidio, senza troppe distinzioni. La norma estende il campo d’applicazione. Sono tutelati i figli della vittima di un omicidio compiuto all’interno di un matrimonio, ma anche di un’unione civile o, più semplicemente, di una relazione affettiva e stabile convivenza. Ed è proprio questo aspetto che potrebbe creare qualche problema per l’approvazione della legge. In primavera il disegno di legge è arrivato in commissione Giustizia al Senato. Per accelerare i tempi si era ipotizzata una discussione in sede deliberante, senza cioè passare dall’Aula. Ma i principali partiti di centrodestra si sono opposti. La ragione, spiega qualcuno, è proprio nel riferimento ai figli delle unioni civili, tema già oggetto di scontro politico nel recente passato. Eppure, al netto delle polemiche, il problema delle violenze familiari resta immutato. Nella commissione di Palazzo Madama intanto l’iter legislativo è ripreso. In questi giorni sono stati presentati circa 70 emendamenti. La fine della legislatura si avvicina, il tempo a disposizione non è molto. Ma la norma ha ancora la possibilità di essere approvata. Il rischio, altrimenti, è di lasciare in eredità al prossimo Parlamento anche questa riforma.

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