Non innamoratevi di Macron, ci rimarrete male

Il suo discorso alla Sorbona sul futuro dell’Europa è stato confuso, contraddittorio e velleitario. Utile a far passare la nottata dopo le elezioni tedesche, e a ridare slancio al processo di riforma dell’Unione, ma completamente disconnesso dalla realtà. Delusioni in vista

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JEAN-PAUL PELISSIER / POOL / AFP

27 Settembre Set 2017 0930 27 settembre 2017 27 Settembre 2017 - 09:30

D’accordo, la fortuna aiuta gli audaci. Ma con Emmanuel Macron, evidentemente, deve avere un rapporto speciale. Prendete l’ultimo fine settimana, ad esempio: col nostro che incassa una sonora sconfitta al Senato, scontata finché si vuole - votavano grandi elettori locali cui ha appena tagliato un sacco di soldi - ma pur sempre pesante, e cui un sondaggio attribuisce una percentuale di gradimento ancora inferiore al 50%, decine di punti sotto quella che aveva nei giorni della sua ascesa all’Eliseo, meno di quanto fosse popolare François Hollande, il presidente meno popolare di sempre, cinque anni prima. Eppure, complice la mezza vittoria di Angela Merkel - che ha preso quasi dieci punti più di lui, contro la quale la destra nazionalista ha preso dieci punti in meno del Front National - eccolo qua ancora oggi, dopo il suo discorso fiume alla Sorbona, a incarnare di nuovo i panni dell’Uomo della Provvidenza, dell’unico che col suo carisma e la sua forza politica, potrà rilanciare l’Europa.

Non che il ragazzo non se la meriti, intendiamoci. Sceglie la strada dell’estremismo europeista nel Paese più euroscettico d’Europa e complice il suicidio politico di Repubblicani e Socialisti, si porta a casa le presidenziali col suo partito nato da poco meno di un anno. Approfitta di un astensionismo da record, e coi suoi (relativamente) pochi voti riesce a prendersi pure una maggioranza mostruosa alle legislative.
Ricostruisce l’asse di ferro franco-tedesco con Angela Merkel e nonostante questo ancora in Italia c’è chi pensa sia il cavallo giusto per depotenziare i tedeschi e la loro idea d’Europa fondata sulla disciplina di bilancio. Si scaglia contro Donald Trump e le sue opinioni sul cambiamento climatico alla sua prima uscita da presidente francese e nonostante questo conquista pure lui, che lo definisce “smart and strong”.

Prendiamo il discorso-fiume sul futuro dell’Europa di ieri alla Sorbona. Un intervento che assomiglia più allo svolgimento di un tema scolastico dal titolo “Racconta l’Europa dei tuoi sogni” - contraddittorio, confuso, velleitario - che a un vero e proprio manifesto politico

Che ci sappia fare è fuori di dubbio. Ma attenzione ad innamorarsi troppo del golden boy francese. Prendiamo il discorso-fiume sul futuro dell’Europa di ieri alla Sorbona. Un intervento preparato da mesi, che probabilmente si è guadagnato ancora più luce sotto i riflettori a causa del mezzo passo falso di Angela Merkel alle elezioni federali tedesche. Ma che, non ce ne voglia Macron e chi oggi ne celebra i fasti, assomiglia più allo svolgimento di un tema scolastico dal titolo “Racconta l’Europa dei tuoi sogni” - contraddittorio, confuso, velleitario - che a un vero e proprio manifesto politico.

Un tema in cui è chiaro l’intento di buttare la palla più avanti possibile. Ma che, nel quadro politico che si delinea, rischia di diventare un esercizio di stile. “Accogliere nei nostri eserciti nazionali dei militari che vengano da tutti i Paesi europei”? Bellissimo? “Una tassa europea sulle transazioni finanziarie da devolvere agli aiuti allo sviluppo”? Fantastico. “Solidarietà e bilancio comune ma con “maggiori responsabilità e rispetto delle regole” di bilancio che tutti sfiorano? Una meraviglia. Legare il nostro destino ad Africa e Medio Oriente, ma difendendo le frontiere e mandando a casa i migranti senza diritto d’asilo? L’uovo di colombo.

Peccato Macron non spieghi come si fa. Come si possano avere soldati tedeschi che presidiano i confini francesi. Come si possa trasformare un continente-paradiso fiscale - con Londra alle porte - in una gigantesca Tobin Tax Area. Come si possano chiedere gli Eurobond a una Germania che si è appena svegliata ancora più rigorista e austera. Come si possa chiedere all’Italia prossima ventura, che si avvia verso fragilissime larghe intese, di essere ancora più rispettosa dei sacri parametri, laddove l’unica cosa su cui Salvini, Renzi e Di Maio sono d’accordo è sforarli o ridiscuterli. Come si possa trovare una quadra tra la Wilkommen Kultur di Angela Merkel e la sua volontà di modificare il Trattato di Dublino - sempre che rimanga tale dopo la batosta - e i muri di Viktor Orban sul tema dei migranti.

Occhio a non innamorarsene troppo, dei sogni e di chi è bravo a fabbricarli, del tocco magico e della parlantina svelta, dei leader carismatici e baciati dalla fortuna, dei discorsi ispirazionali di cui citare a memoria i passi. Perché aiutano a far passare la nottata, funestata dai foschi proclami di Alternative fur Deutschland e compagnia marciante, certo. Ma per realizzarli bisogna svegliarsi e farlo in fretta. E la meravigliose, irrealizzabili supercazzole di Macron sono il sonnifero perfetto per continuare a fare sogni d’oro.

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