Test universitari, l’Intelligenza Artificiale riesce a fare (molto) meglio degli umani

Ai test d’ingresso di una delle migliori università giapponese, un programma di AI è riuscito a battere l’80% degli altri candidati. Ottima la prova matematica e buonissima quella di composizione: è riuscito a scrivere un tema sensatissimo e interessante senza nemmeno capirne il senso

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YOSHIKAZU TSUNO / AFP

27 Settembre Set 2017 0830 27 settembre 2017 27 Settembre 2017 - 08:30
Tendenze Online

Meglio degli altri nella scrittura, nella matematica, perfino nella conoscenza dell’inglese. Todai, un programma di intelligenza artificiale giapponese realizato dalla studiosa Noriko Arai, ha sbaragliato l’80% dei concorrenti – tutti umani – all’esame di ammissione per una delle università più prestigiose di Tokyo. Voti altissimi, prove quasi perfette, esseri umani umiliati.

Eppure Noriko Arai, come racconta Le Monde, non è contenta. “Al contrario, sono preoccupata”. Considera il risultato di Todai non una vittoria della tecnologia, ma una sconfitta dell’umanità. O per essere meno tragici, del suo sistema educativo. Non è solo il suo quasi incontrastato primato nelle prove di matematica, dove il programma figura nell’1% dei migliori dell’esame. C’è di più: “Ho voluto mettere alla prova l’intelligenza artificiale su competenze che, di solito, sono considerate dominio puro e specifico degli esseri umani”, ha detto la sua creatrice. Come appunto “la scrittura di un tema”.

Todai, nel corso di anni, è stato esercitato dalla sua creatrice a scrivere composizioni di 600 parole, utilizzando frasi e meccanismi imparati da manuali scolastici e da Wikipedia. Così, al momento dell’esame, è riuscito – con il solo apprendimento mnemonico delle frasi – a comporre un buon pezzo sull’ascesa e la cadua del commercio marittimo nell’Asia sudorientale del XVII secolo. E i giovani giapponesi? Sconfitti. “È incredibile, perché Todai non sa nemmeno leggere. Non capisce nemmeno il senso delle frasi che vede, nemmeno di quelle che scrive”. Lo stesso vale per la prova di inglese: Todai ha divorato almeno 15 miliardi di frasi inglesi a memoria. Poi, di fronte al test a scelta multipla, è riuscito ad azzeccare le risposte (o meglio: le ha trovate nella sua infinita capacità mnemonica).

E quindi? È un campanello d’allarme, certo. Più che per gli europei, per i giapponesi, abituati dal loro sistema educativo, come spiega la scienziata, “ad assorbire tonnellate di nozioni a memoria che verranno poi ripetute nei loro compiti”. Ha ragione, anche perché un sistema del genere (diffuso anche negli altri, tanto decantati, Paesi asiatici) è già da tempo screditato, a favore di un apprendimento basato più su ragionamento e comprensione, cioè processi che le macchine – per il momento – non sanno ancora fare. Loro sanno fare calcoli velocissimi, che il cervello umano impiegherebbe mesi a realizzare. Ma nessuno deve stupirsi: le abbiamo inventate apposta per quello.

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