Famiglia italo-etiope sfrattata dal quartiere: la linea dura dello Stato dov’è, stavolta?

Dov’è l’indignazione di Feltri e Salvini? Dove la risolutezza del ministro Minniti? Dove la difesa della legalità della sindaca Raggi? Costi quel che costi, la famiglia Bassani dovrebbe restare in quella casa. Per mandare un segnale ai violenti. Ma soprattutto perché ne ha diritto

Marco Minniti

Il ministro dell’interno Marco Minniti

Filippo MONTEFORTE / AFP

29 Settembre Set 2017 0935 29 settembre 2017 29 Settembre 2017 - 09:35

Dov’è questa volta il pugno di ferro, ministro Marco Minniti? Dove sono i post indignati per difendere dei cittadini italiani che non hanno avuto accesso a un loro sacrosanto diritto a causa di quattro violenti, europarlamentare Matteo Salvini? Dov’è l’indignazione popolare contro il buonismo di Stato, che non difende chi è prevaricato, direttore Vittorio Feltri? Dove sono finite onestà e legalità, sindaca Virginia Raggi?

No, perché a nostro avviso il caso della famiglia Bassano “sfrattata” da un gruppo di violenti neofascisti e da una rivolta di un quartiere come il Trullo di Roma, in cui l’occupazione abusiva d’immobile è più regola che eccezione, meriterebbe la vostra attenzione, quantomeno. «Qui non c'è posto per te. Lascia stare le case popolari», le hanno urlato i militanti di Forza Nuova. «Negra di merda», hanno aggiunto alcuni che passavano di lì. Perché - quasi ce ne scordavamo, scusateci - la signora Clelia Bassano - con padre italiano, quindi italiana per ius sangiunis - è nata ad Adis Abeba, in Etiopia e quindi, “disgraziatamente”, ha la pelle scura.

Siate consequenziali. Salvini e Feltri chiedano con forza che alla famiglia Bassano venga concesso di godere del proprio diritto ad avere l’abitazione a loro assegnata. E Minniti e Raggi lo facciano, usando la risolutezza e l’intransigenza che è a loro riconosciuta per far sì che ciò accada, anche solo per lanciare al Paese il messaggio che lo Stato esiste, che le rivolte di quartiere non hanno giustificazione, né cittadinanza

Immaginiamo non sia un problema per denunciare o per agire, vero? Non è lei, ministro, che ha dato poco dichiarato che la legalità dev’essere «la nostra ossessione», che è la «precondizione allo sviluppo»? Non è lei, europarlamentare, che aveva fatto pubblico plauso alla sindaca di Senago, Magda Beretta, che aveva deciso di far scalare avanti ottanta famiglie italiane - in quanto italiane - nell’assegnazione delle case popolari perché «prima vengono i miei cittadini» come la signora Bassano? Non è lei, direttore, che ha scritto che un Paese in cui «siamo incapaci di organizzare una difesa contro gli abusi e un sistema per castigare chi li commette» è «un manicomio a cielo aperto»? Non è lei, sindaca, che ha twittato che «onestà, legalità, meritocrazia ed efficienza sono l’unico vero freno alla corruzione»?

Bene, cari tutti. Siate consequenziali. Salvini e Feltri chiedano con forza che alla famiglia Bassano venga concesso di godere del proprio diritto ad avere l’abitazione a loro assegnata, a costo di piantonarli dalla sera alla mattina con una scorta di polizia e di sbattere in galera chiunque provi a impedirglielo. E Minniti e Raggi lo facciano, usando la risolutezza e l’intransigenza che è a loro riconosciuta per far sì che ciò accada, anche solo per lanciare al Paese il messaggio che lo Stato esiste, che non ci sono zone grigie, che la violenza non è tollerata, che le rivolte di quartiere non hanno giustificazione, né cittadinanza.

Ce lo aspettiamo a partire da subito. E per ora registriamo solamente la solidarietà e gli abbracci fortissimi di Virginia Raggi e un oceano di silenzio da parte del resto dell’allegra brigata “Legge e Ordine”. Attendiamo fiduciosi.

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