Tranquilli, i robot non vi opereranno (almeno per i prossimi 15 anni)

Alcuni stralci dell'intervento del professor Marco Montorsi, chirurgo digestivo di fama internazionale, rettore dell’università dell’Humanitas, presidente della Società italiana di Chirurgia, venerdì alle 18 nell’ambito del festival «Salotto Sarzana»

Dottore Medico Robot
29 Settembre Set 2017 1130 29 settembre 2017 29 Settembre 2017 - 11:30

Pubblichiamo alcuni stralci dell’intervento che terrà il professor Marco Montorsi, chirurgo digestivo di fama internazionale, rettore dell’università dell’Humanitas, presidente della Società italiana di Chirurgia, venerdì alle 18 nell’ambito del festival «Salotto Sarzana»

La chirurgia del domani tra uomo e robot

In futuro verremo operati da robot? Non è da escludere, ma nell’orizzonte dei prossimi dieci-quindici anni il cervello e la mano del medico chirurgo saranno ancora elementi imprescindibili per guidare le nuove macchine che l’evoluzione tecnologica ci ha donato.

Quindi le rappresentazioni cinematografiche avveniristiche possiamo dire che indicano la tendenza di una ricerca scientifica in costante evoluzione, ma il paziente adagiato sul lettino sarà comunque operato da un cervello umano, da un cuore che batte, da un’esperienza maturata sul campo e formata prima all’università e poi in sala operatoria. Al contempo, è vero che il progresso scientifico e l’accelerazione del progresso tecnologico è impressionante.

Già oggi, ad esempio, la tecnica laparoscopica è la metodica con maggiore costo-efficacia e rappresenta un approccio chirurgico ormai consolidato nella terapia delle neoplasie colo-rettali. Si tratta di un approccio in grado di offrire al paziente un trattamento meno invasivo, quindi più rispettoso dell’integrità fisica e della qualità di vita della persona, ma anche in grado, in mani esperte, di garantire risultati clinici ottimali con contenimento dei costi.

La tecnica laparoscopica, validata da numerosi studi scientifici internazionali al più alto livello di efficacia, è parte dell’offerta chirurgica di molti centri italiani da oltre venti anni seppure con un tasso di diffusione ancora insufficiente.

I dati più recenti del Programma Nazionale Esiti (PNE), aggiornati a fine 2015, mostrano un progressivo incremento di interventi laparoscopici per tumore colorettale nel periodo 2008-2015 (si è passati dal 15,4% al 32,2% nel caso dei tumori al colon e dal 19,3% al 40,4% per i tumori al retto).

Tuttavia esistono notevoli differenze nell’adozione della tecnica laparoscopica nelle diverse regioni italiane (si va dal 54,8% degli interventi in laparoscopia realizzati sul volume dei ricoveri in Valle D’Aosta, il 53,3% nella Provincia autonoma di Trento e il 51,7% in Liguria al 22% di interventi laparoscopici in Sicilia, 20% in Puglia e Campania e 19,4% in Basilicata).

Nel 2006, il National Institute for Health Clinical Excellence for England and Wales ha istituito un programma nazionale di formazione per la chirurgia laparoscopica del colon-retto (Lapco model). Questo programma prevede l’istituzione di centri accreditati di comprovata esperienza destinati alla formazione dei chirurghi, previa individuazione e riconoscimento di centri con adeguato volume e di chirurghi esperti, capaci di garantire il tutoring dei discenti. Dopo l’introduzione del modello Lapco, la crescita dei trattamenti mini invasivi è stata serrata: nel 2006, nel Regno Unito solo il 5% di tutte le procedure colo-rettali veniva eseguito in laparoscopia, nel 2007 si è passati al 13,8% e nel 2010 si è arrivati al 33%. Oggi la Gran Bretagna costituisce uno dei Paesi con la più alta percentuale di procedure laparoscopiche per chirurgia colo-rettale.

Questi dati suggeriscono come anche nel nostro Paese sia necessaria l’istituzionalizzazione di percorsi di formazione e di verifica a livello nazionale, con una partecipazione forte delle maggiori società scientifiche atti a garantire a tutti i cittadini l’accesso a metodiche di trattamento avanzato con criteri di qualità e sicurezza.

Lo dimostrano i risultati ottenuti dall’istituzione del registro nazionale denominato I Go MILS (Italian Group of Minimally Invasive Liver Surgery), che mira a promuovere l’implementazione di programmi MILS in Italia, creare un network di chirurghi con specifico interesse nella MILS, sviluppare un database nazionale prospettico, costituire le basi per progetti di studio nell’ambito della mini-invasività e soddisfare l’esigenza formativa. Dall’ingresso del Registro, ben 11 centri aderenti hanno registrato un incremento di interventi realizzati in laparoscopia sul totale delle resezioni superiore al 10%. Un altro esempio proviene dal programma Op2IMISE (Open To Innovative Minimally Invasive Surgery Experience), il cui scopo è sviluppare e applicare una metodologia standardizzata a livello nazionale di formazione avanzata specialistica in chirurgia laparoscopica del segmento colo-rettale, per ottimizzarne qualità ed efficienza e promuoverne lo sviluppo all’interno del sistema sanitario nazionale italiano.

In definitiva, i programmi di formazione rappresentano il “core” delle attività delle società scientifiche. Rispondono a bisogni di salute specifici e al miglioramento degli “outcomes” delle procedure chirurgiche riducendone le diseguaglianze regionali. Il successo di tali iniziative è legato da un lato ad una forte collaborazione con gli enti istituzionali/decisori politici (trasferibilità dei risultati) e dall’altro con le aziende biomedicali del settore (innovazione tecnologica sostenibile).

Prof. Marco Montorsi

Presidente Società Italiana di Chirurgia (SIC)

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