Dio non lo vuole! E anche Papa Francesco si schiera contro le fake news

Mancava solo il Vaticano. Su Twitter il Pontefice promette che, per la Giornata della Comunicazione 2018, parlerà di giornalismo e notizie false. Argomento che, vista la sua storia, la Chiesa conosce fin troppo bene

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TONY GENTILE / POOL / AFP

30 Settembre Set 2017 0800 30 settembre 2017 30 Settembre 2017 - 08:00

In latino si dice nuntii fallaces, ma altro non sono che le ormai arcinote fake news. Dopo tutto il clamore degli ultimi mesi, dopo gli appelli e i convegni della presidentessa della Camera Laura Boldrini e le denunce fuori tempo massimo di Hillary Clinton, ci si mette anche Papa Francesco. Nella battaglia alle fake news mancava solo lui. Lo dichiara in un tweet:

Non dovrebbe stupirsi nessuno: la verità è un concetto su cui la Chiesa ha da sempre vantato (o preteso?) un certo monopolio. Ha cominciato il suo fondatore in persona (Ego sum via, veritas et vita), hanno proseguito i suoi vicari, è stata sostenuta con strenue battaglie teologiche, filosofiche e, quando serviva, anche militari. Sangue, inchiostro, fucili e preghiere.

Anche per le false notizie, del resto, la Chiesa possiede un’esperienza secolare. C’è appena bisogno di menzionare la falsa donazione di Costantino, il documento apocrifo con cui la Chiesa, per secoli, legittimò il primato del vescovo di Roma sulle Chiese orientali e riaffermò la sovranità del pontefice sull’imperatore – e, già che c’era, il possesso di cospicue proprietà immobiliari. Era un falso, scritto male per giunta, smentito dal lavoro filologico dell’umanista Lorenzo Valla (inutile dire che a Roma non la presero per niente bene e lo condannarono a morte, ma lui fuggì).

Non bastasse, si può perfino dire che nei Vangeli stessi si trovino alcune fake news, secondo il parere unanime dei filologi (sempre loro). Le lettere di San Paolo, per esempio, non sono tutte di San Paolo. Alcune sarebbero apocrife, cioè false, cioè scritte da persone che fingevano di essere San Paolo per legittimare alcune particolari posizioni teologiche. L’autenticità della Lettera ai Colossesi è ancora in dubbio. Così per la Seconda Lettera ai Tessalonicesi. La Lettera agli Efesini, invece, e la Prima e Seconda Lettera a Timoteo e a Tito – non c’è dubbio – sono false. E pensare che si trovano in un testo sacro, che pretende di essere il più vero di tutti. Come la mettiamo?

Per non parlare di coloro che, addirittura, arrivano a ritenere che persino la buona novella (good news?) della risurrezione di Gesù Cristo sia un’invenzione. Noi ci fermiamo prima, per rispetto e amore del dubbio. Ma – va detto – se fossero stati applicati anche allora i criteri giornalistici odierni, quella notizia di duemila anni fa, manuale di verifica alla mano, non avrebbe trovato molto spazio. Forse, nelle pagine di costume.

Ma, si sa, la fede è una cosa e il giornalismo è un’altra. E proprio per questo vedere un Papa (un Papa!) che muove battaglia alle fake news fa un po’ impressione. A meno che, per lui come per tutti gli altri, si parli tanto di notizie false per andare a colpire, alla fine, le “notizie scomode”. E non sarebbe una notizia.

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