Avete commesso abusi edilizi? Col ddl Falanga siete al sicuro dalle ruspe (alla faccia della legalità)

Il voto finale al ddl Falanga è previsto per questa settimana: dovesse passare, l’abusivismo di necessità sarebbe al riparo da tutte le ruspe. Uno schiaffo alla legalità, al paesaggio, alla coerenza. L’epitaffio triste di una legislatura che doveva cambiare tutto e che ha solo peggiorato le cose

Vele Scampia Linkiesta

Le vele di Scampia, simbolo dell’abusivismo edilizio italiano

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

2 Ottobre Ott 2017 0800 02 ottobre 2017 2 Ottobre 2017 - 08:00

Scusate se vi distraiamo dal dibattito sul referendum catalano e dalle grandi questioni globali, ma è meglio non distrarsi sulle piccole questioni locali. Succede infatti che tra oggi e domani, quatto quatto, in una coda di legislatura che pare non dovesse avere più niente da dire, dovrebbe essere approvata definitivamente alla Camera dei Deputati la proposta di legge 1994-B, altrimenti detta ddl Falanga, dal nome del suo primo firmatario, il prode Ciro da Torre del Greco, sessantaseienne deputato di Ala, già eletto nel 2001 col la lista civetta di centrodestra Abolizione Scorporo, poi Repubblicano Europeo nell’Unione di centro-sinistra, poi senatore del Popolo della Libertà, poi in Forza Campania con Nicola Cosentino, infine passato a sostenere nel 2013 il governo Renzi.

Il ddl Falanga, dicevamo. Si tratta di una proposta di legge che definisce una gerarchia delle demolizioni tra gli edifici abusivi. Che, per chi non lo sapesse, sono circa il 60% di tutti gli edifici presenti al Sud, E che, stando ai dati Istat, sono in forte aumento, visto che si è passati dai 9,3 abusi ogni 100 edifici autorizzati del 2008 ai 20 ogni 100 del 2015. Dietro questa gerarchia si cela l’inghippo: all’ultimo posto tra gli edifici da abbattere ci sarebbero quelli “la cui titolarità è riconducibile a soggetti appartenenti a nuclei familiari che non dispongano di altra soluzione abitativa”. Ergo, se avete fatto un abuso edilizio alla vostra prima casa - se siete cioè abusivisti per necessità, come li chiama chi li difende, come se costruire una casa secondo le regole sia impossibile - dormite tra due guanciali: non vi troverete mai un bulldozer in giardino. E se per caso avete in mente ulteriori ampliamenti del vostro immobile, dateci dentro.

La cosa buffa è che questa legge, che ha avuto sin dall’inizio della legislatura il plauso e la spinta dei parlamentari di centrodestra - campani, soprattutto: guarda un po’ - è già stata approvata al Senato lo scorso maggio, grazie anche ai 68 voti favorevoli del Partito Democratico. Quello stesso Partito Democratico che, da azionista di maggioranza dell’esecutivo, ha impugnato la legge blocca demolizioni della Regione Campania, che fissa criteri del tutto analoghi a quelli del ddl Falanga. Legge, quella campana, peraltro promossa dal governatore Vincenzo De Luca, piddino pure lui. Misteri della politica.

Qualunque sia il colore politico, quando si tratta di parlare sono tutti contro l’abusivismo edilizio, quando si tratta di combatterlo, molto molto meno. Quando si tratta di declamare giaculatorie sull’importanza della legalità c’è la fila per raggiungere il podio, quando si tratta di far rispettare la legge, si nascondono tutti

Se avete il mal di testa e volete tornare a occuparvi di Catalogna, non vi biasimiamo. Ci sono un po’ di cose che meriterebbero la vostra indignazione: l’incredibile ipocrisia dei partiti verso la questione dell’abusivismo edilizio, con il Pd che vota a favore una legge blocca demolizioni e contemporaneamente, dal Governo, impugna una legge regionale del tutto analoga fatta da un governatore del suo stesso partito. Sino al Movimento Cinque Stelle che in parlamento vota contro l’abusivismo di necessità, ma lo difende nella campagna elettorale per le regionali siciliane - il candidato Cancelleri lo chiama “abusivismo della povera gente” - , che blocca le demolizioni quando conquista il potere, come ha fatto il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, ma che poi chiama in squadra l’ex sindaco di Licata Angelo Cambiano, che era stato sfiduciato dal consiglio comunale proprio perché voleva dare seguito a degli ordini di demolizione di edifici abusivi.

In sintesi: qualunque sia il colore politico, quando si tratta di parlare sono tutti contro l’abusivismo edilizio, quando si tratta di combatterlo, molto molto meno. Quando si tratta di declamare giaculatorie sull’importanza della legalità c’è la fila per raggiungere il podio, quando si tratta di far rispettare la legge, si nascondono tutti, soprattutto se il colpevole è un cittadino-elettore, soprattutto se siamo sotto elezioni. Quando si tratta di piangere sulla questione ambientale dimenticata si raccolgono lacrime coi catini, quando si tratta di difendere la bellezza dell’Italia, preferiamo la bruttezza degli italiani. Quando c’è di mezzo lo Ius soli o la legalizzazione della cannabis, infine, non si può rischiare di far cadere la maggioranza, no no no. Se invece c’è di mezzo una bella sanatoria all’edilizia abusiva si può fare tutto, nonostante i mal di pancia di mezzo Pd. Contenti voi, contenti tutti: ci vediamo alle elezioni.

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