Dall’Europa alla Catalogna: Bossi aveva capito tutto, Salvini non ha capito nulla

Indipendentismo e federalismo europeo: la ricetta di Bossi, che 20 anni fa sembrava una pazzia, oggi anima i movimenti referendari in Catalogna (e ancora prima in Scozia). M oggi che quelle idee trovano cittadinanza, la Lega Nord è diventata nazionalista e anti-europa. Applausi (si fa per dire)

Matteo Salvini e Umberto Bossi

L’attuale leader della Lega Nord Matteo Salvini, col fondatore del partito Umberto Bossi

TIZIANA FABI / AFP

2 Ottobre Ott 2017 0800 02 ottobre 2017 2 Ottobre 2017 - 08:00

Pep Guardiola non è esattamente il prototipo del provinciale, gretto e poco integrato. È invece un autentico cittadino del mondo, peraltro uno dei pochi - sei, se non ci fa difetto la memoria - che hanno vinto la Champions League sia da giocatore che da allenatore.
Ebbene proprio lui spende in queste ore parole favorevoli al referendum voluto dalle autorità catalane, parole che rendono assai bene il senso dello scontro: «È un giorno per la democrazia. Non chiediamo l'indipendenza, ma il permesso di votare. Il referendum è legale», dice alla fine del match con il Chelsea (vinto dal Manchester City per 1-0, la squadra di Guardiola è prima in classifica).

Proviamo allora a guardare oltre la cronaca di queste ore, fatta di scene violente nelle strade di Catalogna che non avremmo voluto vedere e che segnano il più tangibile fallimento della classe politica spagnola, in particolare quella al potere nel governo centrale a Madrid, Mariano Rajoy in primis. Tre sono i punti centrali di questa complicata storia che meritano di essere posti in evidenza.

Il primo attiene alla legalità della consultazione catalana. Essa è certamente in contrasto con l’ordinamento spagnolo, su questo non ci piove. Però la questione non può finire qui, poiché le leggi non sono tutte uguali ed immutabili nel tempo. Anche il divorzio era illegale nel nostro ordinamento, ma nel tempo le norme cambiano per tenere conto delle formidabili evoluzioni della storia. La “questione catalana” non può essere risolta in punto di diritto, anche perché va ricordato che tutti i grandi fenomeni di cambiamento si sono svolti dentro scenari di illegalità formale: cosi si sono formati gli Stati Uniti d’America, così si è scomposta l’Unione Sovietica, cosi l’India è diventata indipendente seguendo la dottrina e l’azione politica di Mohandas Karamchand Gandhi.

Al secondo posto c’è l’idea (e la pratica) di Europa che vogliamo condurre in questa prima metà del secolo. Pochi giorni fa Macron ha tenuto alla Sorbona il discorso più importante del suo mandato di Presidente della Repubblica di Francia, rilanciando il sogno europeo con grande senso politico. Ebbene Macron ha perfettamente ragione, perché l’Unione Europea è (e tale resterà a lungo) la nostra migliore idea, il nostro miglior progetto, l’unico modo per portare il vecchio continente nel tempestoso mondo senza padroni assoluti verso il quale stiamo andando. Però questa Europa deve rispondere alla freddezza che la circonda in modo diverso. Si pensi alla Turchia, che ha fatto coriandoli dalla sua tanto sbandierata volontà di adesione di dieci anni fa. Si guardi all’esito devastante del voto del Regno Unito: abbiamo perso per strada uno dei soci fondatori, il miglior alleato di sempre degli Usa, la prima piazza finanziaria d’Europa, l’unica vera potenza vincitrice della seconda guerra mondiale entrata nell’Ue. Si valuti infine la freddezza di tanti paesi dell’Est, Polonia e Ungheria in testa. Quella è Europa da ogni punto di vista, ma le loro preferenze vanno ormai da tempo verso un asse con Washington sotto l’ombrello protettivo della Nato (innanzitutto in chiave anti-russa): Bruxelles è sopportata ben più che amata. Ecco allora farsi strada necessariamente il bisogno di una profonda revisione dell’impianto europeo: la moneta unica (che riguarda solo alcuni) non basta più, la redistribuzione delle risorse su scala continentale fa fatica a lasciare segni tangibili, la polizia europea non esiste e lo stesso dicasi per l’intelligence, il fisco, la giustizia, la sanità.

Ecco perché, pur con vent’anni di ritardo, dobbiamo rendere omaggio al fiuto di Umberto Bossi: nella sua ribellione contro Roma Ladrona c'era tutta questa tensione post-moderna che adesso vediamo esplodere con forza in Scozia e in Catalogna. Lui aveva capito tutto. Se ne ricordi anche Salvini, almeno ogni tanto, rimasto intrappolato nel suo nazionalismo tardo-novecentesco

Infine c’è un tema tra locale e globale. Quale idea di Stato Nazionale ha senso nel tempo di Amazon e di Google? Non è forse il caso di varare una moderna idea di Stato “leggero”, capace di grande integrazione verso l’alto (moneta, difesa, polizia, intelligence, giustizia, diritti civili) ma anche in grado di federare poderose autonomie locali e in qualche caso di accettare divisioni? In fondo la storia parla da sé e non si lascia intimidire da regole di nessun tipo. Qualcuno è in grado di spiegare perché è giusto avere oggi la Repubblica Ceca e quella Slovacca (al posto della precedente Cecoslovacchia) mentre invece la Repubblica di Catalogna non va bene?

Non è impedendo alla gente di votare che si costruisce la grande e bella Europa che vogliamo e per la quale dobbiamo batterci ogni giorno. perché la politica è anche cuore, non solo Quantitative easing, pur essendo di tutta evidenza che oggi Mario Draghi è il leader più illuminato del continente. Ma naturalmente la politica è anche interesse, compreso quello dei territori.
Ecco perché, pur con vent’anni di ritardo, dobbiamo rendere omaggio al fiuto di Umberto Bossi, che aveva molte ragioni dalla sua parte. C’era nella sua ribellione contro Roma Ladrona e contro il centralismo burocratico dello Stato italiano - non contro l’Unione Europea, che per Lega di allora non era certo il nemico - tutta questa tensione post-moderna che adesso vediamo esplodere con forza in Scozia e in Catalogna. Lui, pur litigando con il congiuntivo, aveva capito tutto. Se ne ricordi anche Salvini, almeno ogni tanto, che Bossi l’ha ripudiato senza troppi conveneveoli e che ha scelto di puntare su un nazionalismo tardo-novecentesco e anti-europeo che oggi mostra - con commenti ambigui e singolari prese di distanza - tutte le sue contraddizioni. Dal punto di vista del valore politico Bossi lo batte 3-0. E palla al centro.

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