Piani individuali di risparmio: la gestione attiva rende di più, ma attenti ai costi

Un’analisi di Intermonte mostra come i fondi Pir a gestione attiva battano con largo scarto i rivali dei fondi Pir indicizzati ed Etf. Però i costi possono erodere i vantaggi conseguiti

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(Pixabay / geralt)

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3 Ottobre Ott 2017 1423 03 ottobre 2017 3 Ottobre 2017 - 14:23
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Quando si parla di investimenti c’è una eterna rivalità che riguarda la gestione attiva e passiva in tema di investimenti. La sfida si rinnova anche sul terreno dei Pir, i nuovi piani individuali di risparmio che prevedono agevolazioni fiscali in cambio di un investimento per almeno il 70% in aziende italiane. Uno studio di Intermonte permette di farsi un’idea di vincitori e vinti: la gestione attiva ha mediamente rendimenti maggiori, perché i Pir favoriscono chi fa stock picking, cioè chi seleziona accuratamente i titoli in portafoglio. I Pir stanno però diventando noti anche per i costi. Che però variano molto da gestore a gestore.

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I costi e lo stile di gestione rappresentano due degli aspetti più rilevanti da tenere in considerazione per un investimento. I Pir non fanno eccezione

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