Vi sveliamo un segreto: né la Spagna né la Catalogna vi salveranno dalla globalizzazione

Vi piacciono gli Stati nazionali e le piccole patrie? Siete fuori dal tempo, ci spiace. Oggi non c’è conquista sociale, né vantaggio competitivo che può essere raggiunto senza muoversi in un contesto sovranazionale. Litigate pure su Spagna e Catalogna, ma l’unica cosa che conta si chiama Europa

Spagna Catalogna Linkiesta

Una manifestante contraria all’indipendenza catalana, il giorno prima del referendum

JORGE GUERRERO / AFP

3 Ottobre Ott 2017 0945 03 ottobre 2017 3 Ottobre 2017 - 09:45

A voi che avete sposato la causa dell’indipendenza catalana e dell’autodeterminazione dei popoli, così come voi che difendete la sacralità dello Stato-nazione, vi diamo una notizia: state entrambi combattendo per una causa persa. Il futuro non è delle piccole né delle grandi patrie.

Anzi, a pensarci bene, già il presente e il passato prossimo potrebbero fornirvi sufficienti elementi di riflessione: gli Stati così come sono nati dalla pace di Westfàlià avevano due prerogative: il monopolio della forza. E il monopolio di mettervi le mani in tasca. Oggi, complice la globalizzazione, non riescono a esercitare nessuno di questi due poteri. L’esercito nazionale potrà tenervi al riparo dall’invasione dell’esercito del vicino, ma poco può fare con le guerre asimmetriche e liquide di chi ha capito molto meglio e molto prima di voi attorno a cosa ci si aggrega e come si combatte nell’era della globalizzazione. E il Cfo di una qualunque multinazionale - pure il vostro commercialista, a dire il vero - vi può spiegare in cinque minuti perché lo Stato-esattore sia semplicemente un riccio nei pantaloni di chi non può portare i soldi all’estero, o la sede legale della sua impresa a Londra.

Siete di sinistra e ritenete che fuori dallo Stato non ci sia conflitto sociale? Bene, mettetevi comodi e raccontateci quand’è stata l’ultima volta che c’è stato conflitto sociale, da quando la globalizzazione è entrata senza bussare nelle vostre vite. Esatto: G8 di Genova, Occupy Wall Street, Primavere Arabe: tutti movimenti sovranazionali, para-globali

Siete di sinistra e ritenete che fuori dallo Stato non ci sia conflitto sociale? Bene, mettetevi comodi e raccontateci quand’è stata l’ultima volta che c’è stato conflitto sociale, da quando la globalizzazione è entrata senza bussare nelle vostre vite. Esatto: G8 di Genova, Occupy Wall Street, Primavere Arabe: tutti movimenti sovranazionali, para-globali. Oppure piazza Taksim a Istanbul e gli ombrelli gialli di Hong Kong: conflitti sorti nel contesto di metropoli che sono frattali della civiltà globale. Persino le battaglie nelle banlieue francesi e nella suburbia londinese sono figlie della globalizzazione e dell’anomia identitaria di seconde generazioni di migranti che non sanno chi sono (e nelle cui fila il fondamentalismo wahabita si è infilato come un coltello caldo nel burro). I blocchi sociali novecenteschi? Non pervenuti.

E pure le conquiste più rilevanti che abbiamo di fronte - dalla sicurezza sociale a un fisco più equo, dall’innovazione tecnologica a un welfare più adeguato ai bisogni delle persone - possono essere raggiunte solo in un contesto sovranazionale. Chiamatelo europeo, chiamatelo come volete: se volete far pagare le tasse a Google, Amazon, Facebook, Fca, Ferrero - che mica sono solo le unicorn californiane che hanno la sede legale ad Amsterdam, Dublino e Lussemburgo - serve che dall’Olanda alla Polonia ci si metta d’accordo su un livello minimo di tassazione per le imprese.

Ancora: se volete avere qualche speranza di fermare un attentato dell’Isis o di chi verrà dopo è necessario che i servizi segreti si scambino le informazioni. Se la vostra carriera professionale si muove tra Milano, Monaco, Copenhagen, Barcellona sarà il caso che il vostro welfare e i vostri contributi previdenziali vi seguano ovunque andiate. Se sperate che i vostri figli possano competere con gli ingegneri indiani o con i manager cinesi, sarà il caso che sia loro garantito l’accesso in qualunque scuola europea. E sarà il caso, pure, che l’Unione Europea o quel che volete voi si doti di una strategia di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico che sia sovranazionale, finanziata coi soldi di tutti, a disposizione di tutti.

Poi, se volete, potete pure lambiccarvi con le vostre bandierine, le vostre lingue mezze morte, le vostre tradizioni, il più delle volte posticce quanto il dio Po, nessun problema: c’è gente che a cinquant’anni gioca ancora coi trenini elettrici, ognuno ha l’hobby che vuole. Ma fatelo in silenzio, nell’altra stanza. Ed evitate di farvi male, se possibile, grazie. Che gli adulti, nel frattempo, sono impegnati in faccende un po’ più serie.

Potrebbe interessarti anche