Ai giovani solo briciole, la manovra di Gentiloni è l’ennesima presa in giro

338 milioni. Un cinquantesimo di quello che si spende per gli 80 euro. Gentiloni aveva promesso cinque miliardi, e ai giovani invece arrivano briciole. Perché tanto i giovani non votano, e se votano, votano Cinque Stelle

Giovani italia
4 Ottobre Ott 2017 0955 04 ottobre 2017 4 Ottobre 2017 - 09:55

338 milioni per il 2018. La metà di quanto stanziato per povertà e inclusione sociale. L’1,7% delle risorse stanziate in legge di bilancio. Un cinquantesimo di quello che si spende in un anno per gli ottanta euro. Meno di un quinto di quel che spendono ogni anno le amministrazioni pubbliche siciliane per il loro personale. Questo è quanto è stato stanziato per i giovani - per i giovani e per gli investimenti in automazione, per la precisione: la fetta è da dividere coi robot, a quanto pare - in una manovra nella quale Paolo Gentiloni e Piercarlo Padoan avevano garantito che la priorità sarebbero stati proprio loro. I giovani.

Briciole, sia in relazione a quanto speso per altri, sia in relazione a quanto era stato promesso.Cinque miliardi per tagliare le tasse ai giovani”, titolava La Stampa lo scorso 17 agosto. “Assegni ai disoccupati e incentivi agli under 32: ecco il piano per i giovani del governo Gentiloni”, ribadiva il 21, dopo l’intervento del premier al Meeting di Rimini.

E poco importa che la disoccupazione giovanile sia ancora saldamente attorno al 35%. Che solo il 20% della ricchezza del Paese sia in mano a chi ha meno di quarant’anni, mentre quasi il 60% è in mano a chi ha più di cinquant’anni. Poco importa. Perché tanto i giovani non votano - e se votano, votano Cinque Stelle.


Roba seria, sembrava. Al punto tale che i sindacati e il Pd - o forse sarebbe meglio chiamarlo Pp, Partito dei pensionati - avevano alzato più di un sopracciglio: “tagliate il cuneo a tutti i lavoratori, allora“, aveva protestato la Cgil, che casualmente non ha un giovane nemmeno a pagargli la tessera, tra i suoi iscritti. “Si aiutino anche i pensionati”, aveva aggiunto Ettore Rosato, capogruppo dem alla Camera, sia mai che qualcuno di loro s’infastidisse a pochi mesi dalle elezioni.

E poco importa che la disoccupazione giovanile sia ancora saldamente attorno al 35%. Che solo il 20% della ricchezza del Paese sia in mano a chi ha meno di quarant’anni, mentre quasi il 60% è in mano a chi ha più di cinquant’anni. Che tra il 1997 e il 2015 la percentuale di giovani con almeno un bene immobile di proprietà è sceso dal 65% al 45%, mentre tra gli over 50 questa percentuale è cresciuta dal 70% al 77%.

Poco importa. Perché tanto i giovani non votano - e se votano, votano Cinque Stelle. E nemmeno protestano: alla peggio se ne vanno a cercare fortuna altrove. A che serve sprecare tempo e soldi in mance elettorali? Meglio scrivere sulla sabbia 2 miliardi per il 2019 e 4 miliardi per il 2020. Domani è un altro giorno, un altro governo, un’altra pena.

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