Non solo Las Vegas: negli Usa c'è una strage al giorno (e continuiamo a vendergli armi)

Il massacro di domenica è il 274esimo dall'inizio dell'anno. Un'emergenza a cui indirettamente l'Italia contribuisce come quinto esportatore di armi da fuoco negli Stati Uniti con 394,726 armi vendute nel solo 2016. Siamo primi nella vendita di fucili: con 182,396 "shotgun" esportati

Strage Las Vegas

Drew Angerer / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

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4 Ottobre Ott 2017 0950 04 ottobre 2017 4 Ottobre 2017 - 09:50

Ogni mattina negli Stati Uniti una persona si alza e sa che dovrà correre più in fretta del pazzo che ha deciso quel giorno di sparare sulla folla.

I 59 spettatori del concerto country uccisi domenica dal 64enne Stephen Paddock a Las Vegas, sono le vittime della più grande sparatoria di massa della storia degli Stati Uniti. Vero, ma vi ricordate quando c’è stata l’ultima “più grande sparatoria di massa”? Solo sedici mesi fa, quando il 29enne Omar Mateen uccise 49 persone all’interno del locale gay Pulse a Orlando, in Florida. Il massacro di domenica è il 274esimo quest’anno, secondo il Gun violence Archive. Sono 11mila morti in dieci mesi (545 bambini). Quasi uno al giorno.

Alcuni fanno notizia, altri meno. I dati, o meglio i morti, rimangono. Il rischio di perdersi nei numeri è alto ma un dato su tutti fa impressione. L’ha pubblicato il New York Times nel 2015: dal 1968 a oggi in America sono morte più persone a causa delle armi da fuoco (1,516,863) di tutti i soldati statunitensi uccisi nelle battaglie combattute dagli Stati Uniti dalla guerra d’indipendenza a oggi (1,396,733). Cioè in 50 anni i civili con un’arma da fuoco in mano hanno fatto più morti dei militari in 250 anni di guerre.

A quel numero bisogna aggiungere due anni di tante, piccole stragi. Inevitabili in un Paese in cui ci sono 88 armi da fuoco ogni cento persone, undici volte in più più degli altri paesi sviluppati secondo lo studio dell’international Journal of Criminal Justice Sciences del 2014.

Ogni mattina un’azienda italiana di armi da fuoco si sveglia la mattina e se ne frega dei proclami della Clinton perché sa che gli Stati Uniti continueranno a comprare armi prodotte nel Belpaese

Ogni mattina un lobbista della NRA (l’organizzazione favore dei detentori di armi da fuoco degli Stati Uniti d'America) si alza e sa che dovrà far approvare il più in fretta possibile l’Hearing Protection Act prima che un’altra sparatoria di massa attiri l’attenzione dell’opinione pubblica. La proposta di legge bipartisan presentata dal deputato repubblicano Jeff Duncan, del sud Carolina che ha perso l’udito all’orecchio sinistro dopo aver cacciato per anni senza paraorecchie, punta a rendere più facile l’acquisto di silenziatori.

Poche ore dopo il massacro di Las Vegas, l'ex first lady Hilary Clinton ha pubblicato due tweet per far bloccare la proposta di legge, non ancora approvata dal Congresso: «La folla è fuggita al suono degli spari. Immagina le morti se il tiratore avesse avuto un silenziatore, che la NRA vuole rendere più facile da ottenere» e poi: «Il nostro dolore non è abbastanza: possiamo e dobbiamo mettere da parte la politica, resistere all'NRA e lavorare insieme per cercare di impedire che questo accada di nuovo».

Un monito che non cambierà le cose. Lo scorso giugno James T. Hodgkinson, sostenitore del democratico Bernie Sanders, aveva sparato contro dei deputati del Congresso, mentre si allenavano a baseball, ferendo cinque persone tra cui il capogruppo dei repubblicani alla Camera, Steve Scalise. Il clamore della vicenda aveva fatto spostare il dibattito sull'Hearing Protection Act.

Ma il 12 settembre, con l'opinione pubblica americana concentrata su altre questioni, la legge ha passato il primo scoglio della commissione sulle risorse naturali. Succederà lo stesso anche questa volta. Basterà far passare un po' di tempo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già detto che l'assassino di Las Vegas era un pazzo e non c'è bisogno di approvare una legge per limitare l'uso delle armi.

Ogni mattina un’azienda italiana di armi da fuoco si sveglia la mattina e se ne frega dei proclami della Clinton perché sa che gli Stati Uniti continueranno a comprare armi prodotte nel Belpaese. Secondo il report pubblicato il 7 agosto dall’Atf, l’agenzia governativa che monitora il commercio di alcol, tabacco, armi da fuoco ed esplosivi, siamo il quinto esportatore di armi da fuoco negli Stati Uniti. Dopo Austria, Brasile, Croazia e Germania ci siamo noi con 394,726 armi vendute nel solo 2016. Siamo quinti nella classifica generale, primi nella vendita di fucili: con 182,396 shotgun.

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