Marghrete Vestager: la sinistra ha una nuova leader, ma in Italia non se n’è accorto nessuno

Google, Apple e ora anche Amazon, la commissaria europea alla concorrenza mostra quello che dovrebbe fare la sinistra nel terzo millennio: creare lavoro proteggendo i consumatori e tassando le multinazionali che abusano del loro potere. La sinistra affascinata da Corbyn, la ignora

Margherete Vestager

YURI GRIPAS AFP

YURI GRIPAS AFP

5 Ottobre Ott 2017 1200 05 ottobre 2017 5 Ottobre 2017 - 12:00

Bersani e D’Alema non l’hanno mai invitata ai convegni di Mdp, Civati non l’ha ancora messa nel pantheon di Possibile, Pisapia non l’ha ancora citata come leader europeo da imitare. Ma la danese Margrethe Vestager ha capito cosa deve essere (e fare) la sinistra nel terzo millennio. E in Italia non se n’è accorto nessuno.

Dal novembre 2014, la leader del partito danese “Sinistra radicale” (Radikale Venstre) è diventata commissaria europea alla concorrenza. E ha deciso fin da subito di far rispettare le regole del mercato unico europeo. Starbucks, Fiat, Android, Google e Gazprom. Vestager ha esaminato a fondo e in molti casi sanzionato il comportamento scorretto delle multinazionali. Dall’industria tecnologica a quella dei trasporti. Nel 2016, la Commissaria ha chiesto a Apple di versare 13 miliardi di euro al governo irlandese per aver goduto di aiuti di Stato illegali per 25 anni. Una mossa impensabile fino a quel momento per la cifra e il coraggio politico dimostrato. A giugno di quest’anno è riuscita a far pagare a Google una multa di 2,42 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca. Parliamo della più alta sanzione di sempre nella storia dell’Unione europea.

L’ultima multinazionale finita sotto il suo mirino è Amazon. L’azienda di Jeff Bezos dovrà pagare 250 milioni di tasse al governo del Lussemburgo (anche qui) per avere goduto dal 2003 di un accordo fiscale con il governo, giudicato illegale.

Vestager ha una strategia politica precisa. Avvicinare l'Ue ai cittadini, anche con gesti eclatanti, facendoli sentire protetti: «Facciamo questo perché la gente è arrabbiata nel vedere le multinazionali evadere le tasse. Non puoi raccontare ai cittadini i dettagli di quello che fai. Devi raccontargli il contesto a grandi linee» ha detto in un'intervista al Guardian.

Vestager è l’unica politica della sinistra europea con un’agenda concreta da opporre al populismo degli euroscettici. Accettare il capitalismo, la globalizzazione e il ruolo delle multinazionali. Ma non subirlo. Far pagare a loro il giusto, con fermezza, senza eccezioni. E soprattutto senza limitarsi a distribuire le briciole di quello che lascia il mercato, come ha fatto la “terza via” di Blair e Clinton negli anni '90.

Figlia di due pastori luterani, cresciuta a Ølgod, un piccolo borgo nella campagna occidentale danese. Politico l’ha definita "Radicool" per la capacità di aggiornare il linguaggio politico della sinistra. A dispetto del nome, la "Sinistra radicale" di Vestager, fa parte dell’Eurogruppo dei liberali europei.

Centrista? Macché. Vestager è l’unica ad aver capito oggi dov’è il vero conflitto sociale: contro chi evade le tasse e contro i cartelli che non permettono la redistribuzione della ricchezza. Ha preso la rabbia e le idee dei no global e ha offerto una risposta politica concreta.Se non sfidiamo le nostre convinzioni, non miglioreranno mai. Rimarremo bloccati con idee che una volta ci sono servite, ma non hanno tenuto il passo con il mondo e la società che stava cambiando ha detto una settimana fa in un incontro organizzato dall’American Entreprise Institute.

Mentre gli Stati membri fanno fatica a trovare un accordo su come tassare in modo uniforme le multinazionali con una web tax europea, lei ha lavorato con il poco potere permesso dai trattati e ne ha ricavato oro politico. La Commissione con lei è diventata una specie di soviet contro i monopoli delle multinazionali. Un Robin Hood che ruba, anzi si riprende, i soldi delle multinazionali, e li ridà ai contribuenti.

Vestager è l’unica politica della sinistra europea con un’agenda economica concreta da opporre al populismo degli euroscettici. Accettare il capitalismo, la globalizzazione e il ruolo delle multinazionali. Ma non subirlo. Far pagare a loro il giusto, con fermezza, senza eccezioni. E soprattutto senza limitarsi a distribuire le briciole di quello che lascia il mercato, come ha fatto la “terza via” di Blair e Clinton negli anni '90.

La sinistra italiana, delusa dal premier greco Tsipras e affascinata dall'esperienza di governo lontana e irripetibile del portoghese Da Costa (il Portogallo ha 1/6 dei nostri abitanti e 8 volte in meno il nostro Pil) , la ignora. Preferisce urlare contro l’austerità e guardare alla sinistra novecentesca di Corbyn che promette università gratuite (giusto, ma in Europa è la regola, semmai è il Regno Unito l’eccezione) e la nazionalizzazione di poste e ferrovie. Come finanziare tutto questo lo vedremo poi, l’importante è cullarsi nell’utopia. Fino a qualche decennio fa la sinistra radicale era pro Europa, ora in crisi di voti cerca il consenso degli euroscettici prendendosela con gli eurocrati di Bruxelles.

Gli euroscettici hanno un obiettivo chiarissimo: tornare agli Stati nazione. Ma su come usare questa sovranità in un mondo globalizzato, dalla destra nazionalista alla sinistra, più o meno radicale, tutti i leader hanno poche idee, ma confuse. La ricetta della sinistra italiana di oggi non può essere aumentare il debito (che pagheranno le prossime generazioni così come noi paghiamo quello degli anni '80), nazionalizzare (anche qui, sempre con i soldi dei contribuenti) o tenere in vita imprese fallimentari.

Vestager è una politica ambiziosa. Ministro dell'istruzione a 30 anni, leader del partito a 39, ministro dell'economia e vice-presidente del Governo a 43 anni e commissaria europeo alla concorrenza a 46. E punta alla poltrona di presidente della Commissione europea nel 2019. L'ultima richiesta di 250 milioni ad Amazon nasce proprio dall'inchiesta LuxLeaks, sui regimi fiscali a favore delle multinazionali quando Jean Claude Juncker, l'attuale presidente della Commissione europea era premier.

Nel giugno del 2019 ci saranno le elezioni europee. Juncker ha già detto che non si candiderà per un secondo mandato. Il crollo dei socialisti a livello europeo e l'ascesa dei partiti nazionalisti potrebbero consegnarci un Parlamento europeo senza una maggioranza netta a favore dei popolari o dei socialisti. In politica nulla è certo, ma il prossimo presidente potrebbe essere un leader né socialista in senso classico, né popolare. La Vestager come "centrista atipica" con un'agenda che guarda in concreto alla sinistra nel terzo millennio potrebbe inserirsi.

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