L'artigiano del futuro? Un po' umanista e un po' programmatore

Secondo l'economista Stefano Micelli, autore del saggio “Futuro Artigiano” (Ed. Marsilio) solo coniugando cultura e tecnologia possiamo ridare un senso al lavoro. Se il Made in Italy ha successo è perché c’è un legame con una cultura straordinaria

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6 Ottobre Ott 2017 1315 06 ottobre 2017 6 Ottobre 2017 - 13:15
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Alzi la mano chi pensava, fino a qualche anno fa, che scrutando nella boccia di vetro del futuro dell’economia ci avremmo trovato l’artigianato. O che sarebbero stati soprattutto i giovani a prendere le redini del nostro tradizionale saper fare, innovandone forma e sostanza. Stefano Micelli è uno di quelli che possono alzare la mano.

Economista, professore all’università Cà Foscari di Venezia, Micelli nel 2011, alla vigilia del secondo tempo della crisi, ha scritto un saggio intitolato per l’appunto “Futuro Artigiano” (Ed. Marsilio) e quel saggio è stata una piccola rivoluzione, al punto da essere stato il primo libro ad aver vinto, nel 2014, il Compasso d’Oro, il più importante premio dedicato al design italiano: «Ci sono imprenditori che mi hanno detto di aver capito, finalmente, quel che stavano facendo - ricorda con un pizzico d’orgoglio -, funzionari di banca che si sono reinventati artigiani e adesso vendono i loro prodotti in tutto il mondo. Nel nostro piccolo abbiamo iniziato a cambiare la percezione di un mondo che, fino ad allora, era raccontato per stereotipi. E ne abbiamo mostrato fascino e potenziale innovativo».

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