I grandi pittori sono tutti maschi? A Villa Reale di Monza una locandina che grida vendetta

Una mostra sulla storia dell’arte per bambini e sette facce per illustrare i grandi della pittura. Tra queste, nessuna donna, nonostante Frida Kahlo o Tamara De Lempicka. Errore doppio, se l’obiettivo è avvicinare i bambini (e le bambine) all’arte

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La locandina incriminata con sette pittori che simboleggiano la storia dell’arte mondiale (e che sono tutti maschi)

9 Ottobre Ott 2017 0745 09 ottobre 2017 9 Ottobre 2017 - 07:45

Caro direttore del museo della Villa Reale di Monza – dottor Addis,

Lei forse penserà che il problema della disparità di genere non riguardi né lei, né il museo che dirige. Mi spiace, ma la devo disilludere: la riguarda, riguarda il suo museo e se n’è accorta una bambina di 5 anni, ancor prima della scalinata di Villa Reale. Ma andiamo per ordine.

Ho visitato ieri l'altro con mia figlia il percorso didattico ”La storia dell’arte raccontata ai bambini”. La mostra è molto ben fatta, le proposte di gioco e interazione sono ben costruite, e si passa un’oretta piacevole alla scoperta dei sette artisti che avete scelto per questo percorso formativo-culturale.

Solo che...

Prima di entrare abbiamo fatto una sosta di fronte alla locandina del percorso didattico che stavamo per visitare. Nei 7 tondini, i 7 protagonisti che avete scelto. Un uomo preistorico, poi Leonardo Da Vinci, Caravaggio, Monet, Van Gogh, Kandinsky e Warhol. Mia figlia, dopo qualche istante di riflessione, ha alzato gli occhi verso di noi e ha esclamato: «Ma... sono tutti uomini!».

Eh già. Come un pugno è arrivata la consapevolezza che, in effetti, mancava del tutto una donna – una donna come lei, una donna come me. E così una bambina di 5 anni ha ravvisato in una frazione di secondo un buco di rappresentazione: ha percepito che c’erano su questo cartellone artisti di un solo genere, si è resa conto che mancava qualcosa – mancava un racconto inclusivo; e con disarmante precisione ha valutato sorprendente questa cosa.

Prima di entrare a visitare la mostra abbiamo fatto una sosta di fronte alla locandina del percorso didattico che stavamo per visitare. Nei 7 tondini, i 7 protagonisti che avete scelto. Un uomo preistorico, poi Leonardo Da Vinci, Caravaggio, Monet, Van Gogh, Kandinsky e Warhol. Mia figlia, dopo qualche istante di riflessione, ha alzato gli occhi verso di noi e ha esclamato: «Ma... sono tutti uomini!»

In effetti, lo è.
I sette artisti sono stati apparentemente scelti senza particolari criteri, a parte la notorietà. Totale sarebbe stata dunque la vostra libertà nello scegliere anche artiste donne. E non è che non esistano: Artemisia Gentileschi. Tamara De Lempicka. Frida Kahlo. Esistono. Sono brave. Possono essere modelli per le bambine e le ragazze. Sono la rappresentazione concreta, faticosa e indispensabile, che le donne possono essere artiste tanto quanto gli uomini. Che le donne possono essere tutto, tanto quanto gli uomini. Ma bisogna mostrar loro che è così.

Ed è urgente che almeno le donne si facciano carico di questa evoluzione, quando ne hanno la possibilità. Perché se a questo punto chi legge dovesse pensare che la mostra sia stata progettata dal solito maschio vecchio stampo, inevitabilmente misogino, si dovrebbe ricredere: “La storia dell’arte raccontata ai bambini” è un progetto didattico ideato e curato da due donne –Martina Fuga e Lidia Labianca di Artkids.

Donne, allora: se non cominciamo a riconoscere noi per prime il valore della diversità, l’importanza di una rappresentazione bilanciata rispetto al genere di tutti i mestieri e di tutte le cose della vita, se non facciamo noi attenzione a questi aspetti, come possiamo aspettarci che cambi qualcosa? Quanto dovremo aspettare per avere almeno un paio di donne - su sette! - in un percorso dedicato sia a bambini sia a bambine che si pone l’obiettivo di avvicinarli all’arte?

​Oppure ci va bene che le bambine, uscendo da un percorso didattico come questo, pensino certo di poter disegnare, ma mai abbastanza bene da poter diventare a loro volta artiste?

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