L’edilizia è un disastro di produttività, ecco come costi e tempi possono dimezzarsi

La produttività dell’edilizia è inferiore a quella degli anni Sessanta. C’è però un mondo nuovo basato sulla produzione industriale dei componenti e di una progettazione informatizzata che sta cambiando le cose: in Olanda e Germania ma anche in Italia

Sfmoma

La facciata del nuovo museo SFMoma di San Francisco, realizzata con tecniche di produzione off-site

JOSH EDELSON / AFP

9 Ottobre Ott 2017 1130 09 ottobre 2017 9 Ottobre 2017 - 11:30
Messe Frankfurt
WebSim News

Se si vuole capire quanto sia rivoluzionaria la cosiddetta “edilizia industriale”, un nuovo sistema di progettazione che si prefigge di abbattere drasticamente tempi e costi di produzione, bisogna partire dall’Ikea. La società svedese ha intenzione di costruire 50 alberghi smart (bassi prezzi ma con servizi da categoria superiore) in Europa, in collaborazione con la catena alberghiera Marriot. Stiamo parlando di 10mila camere da costruire in dieci anni, con un investimento da un miliardo di euro. Per riuscire a stare nei tempi e nei costi la strada scelta è stata quella dell’edilizia “off-site”, la quale prevede che gran parte dei componenti siano prodotti in fabbrica e poi trasportati sul posto. Se pensate, però, che questa sia la solita storia virtuosa dei Paesi nordici, siete fuori strada. La fabbrica dove Ikea ha deciso di far partire il progetto è a Corzano, vicino al lago d’Iseo, Brescia. Il colosso dei mobili ha deciso di affidarsi a un’azienda del posto, chiamata Wood Betton, da molti anni specializzata in alcune lavorazioni per prefabbricati che utilizzano contemporaneamente sia legno che calcestruzzo (è la società che ha montato l’Albero della Vita all’Expo 2015). La nuova fabbrica si chiama WbFactory, la sua costruzione ha visto un investimento di 20 milioni dal gruppo Ikea e ha già realizzato il primo prototipo, l’hotel Moxy di Malpensa, a pochi passi dal Terminal 2. Il secondo sarà a Linate, poi ne seguirà una serie tra Germania e Olanda.

Non è però un caso isolato. La veronese Open Building, gruppo Contec, ha realizzato 800 bagni per la nuova sede della Bbc a Londra. Sono partiti dall’Italia e sono stati assemblati in seguito, in genere da una sola persona, con notevoli economie di scala.

Altre piccole società italiane, come la Green Prefab, hanno invece scelto di svolgere un ruolo di aggregatori delle realtà che operano dentro la nuova edilizia industriale, un mondo che parte dal database e dal sistema di simulazione per progettazione e uso Bim (Building Information Modeling) e arriva fino alla produzione off-site, ossia fuori dal cantiere. Per quanto piccola, questa startup ha saputo inserirsi in una grande rete: ha una collaborazione con Microsoft, una con un istituto Fraunhofer tedesco, una con il Mit di Boston; per effettuare le simulazioni dei tool per l’energia (2,5 milioni di simulazioni per singolo edificio per arrivare alle configurazioni ideali) si appoggia a due supercomputer, a Barcellona e presso un istituto Fraunhofer in Germania. «Con questi energy tools il risparmio energetico nelle nuove costruzioni va dal 40 al 60-70% - commenta il Ceo di Green Prefab, Furio Barzon -. Con l’unione di questi strumenti, per i costi possiamo immaginare un abbattimento del 50%. I tempi passano da anni a mesi se non settimane. In Cina abbiamo già visto costruire un grattacielo in poco più di due settimane (nel 2015 a Changsha, provincia dello Hunan, edificio di 57 piani ndr)».

«Con questi energy tools il risparmio energetico nelle nuove costruzioni va dal 40 al 60-70%. Con l’unione di questi strumenti, per i costi possiamo immaginare un abbattimento del 50%. I tempi passano da anni a mesi se non settimane»

Furio Barzon, Ceo di Green Prefab

Le parole di Barzon e le storie delle altre società si sono sentite durante un incontro del Club REbuild, a Verona, nella sede del gruppo Manni, lo scorso 14 settembre. «L’edilizia industriale esiste già, ma non ha una bandiera, non ha un nome», ha detto Thomas Miorin, presidente di Re.Lab. Il punto chiave è che queste modalità costruttive possono rappresentare da una parte un’occasione di rilancio per un settore, quello dell’edilizia, che ha visto la propria produttività scendere: ponendo a 100 quella del 1964, oggi è a quota 89 (per confronto, quella della manifattura è pari a 253). Dall’altra potrebbe rappresentare un modo per riqualificare in tempi molti più brevi e a costi molto minori il patrimonio edilizio italiano: 18 milioni di case sempre più vecchie, insicure e inefficienti dal punto di vista energetico. Come ha già scritto Linkiesta, per raggiungere gli obiettivi europei di un risparmio energetico dell’80% al 2050, bisognerebbe partire subito al ritmo di una ristrutturazione al minuto. È il concetto di deep renovation, una riqualificazione in grado di trasformazione gli edifici in “energia quasi zero”, cosa che non avviene praticamente mai con l’attuale ecobonus. Durante l’incontro del Club REbuil Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club, ha illustrato una proposta dell’Enea che prevede una nuova incentivazione: la copertura di gran parte del costo dell’intervento per gli edifici arriverebbe da un fondo ad hoc, gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, mentre la restante parte sarebbe coperta grazie al risparmio economico generato in bolletta.

La strada massiccia della riqualificazione energetica degli edifici è stata seguita dalla Germania e dall’Olanda, Paese questo all’avanguardia con il suo sistema Energiesprong. Si segnalano però per l’attivismo altre nazioni non occidentali come Cina, Malaysia (dove si era pensato di affidare a questo metodo la costruzione di 500mila housing unit, un progetto però prima ridimensionato e poi considerato a rischio) e Bielorussia, dove lo Stato investirà 13 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni per finanziare - comportandosi di fatto come una Esco - un retrofit, cioè una ristrutturazione, di massa degli edifici. Altre zone calde del mondo sono New York City e la California, dove gli obiettivi sempre più stringenti in termini di emissioni (a New York meno 80% al 2050, in California impatto netto pari a zero per le nuove abitazioni dal 2020) aprono la strada a soluzioni di edilizia industriale. Perché questo sistema ha permesso all’Olanda di passare da una ristrutturazione che abbatte il 50% dei consumi e che costa 130mila euro a una rigenerazione che abbatte il 100% dei consumi e ne costa 50mila, con involucro, impianti, bagni e cucina inclusi.

«L’edilizia industriale esiste già, ma non ha una bandiera, non ha un nome»

Thomas Miorin, presidente di Re.Lab

Si potrebbe obiettare che gli edifici prefabbricati hanno il difetto di essere anonimi. Anche questa, tuttavia, è un’immagine legata al passato, «la novità è che ora è possibile la varietà senza un incremento dei costi», ha spiegato Thomas Miorin. Questo sarebbe possibile grazie ai sistemi di progettazione Bim e ai macchinari flessibili tipici dell’Industria 4.0, fenomeno dentro il quale l’edilizia industriale si inserisce. L’altra novità è la possibilità di affiancare alla costruzione di nuovi edifici delle smart grid o micro-grid, delle reti elettriche che permettono di condividere l’energia con i vicini.

Tutti questi fenomeni, ha fatto notare Ezio Micelli, presidente del comitato scientifico di REBuild, si scontra con la resistenza e la diffidenza ai sistemi Bim da parte degli studi professionali di architettura. Ma il rischio è che chi non si adegua rimanga fuori da una tendenza che, avendo delle caratteristiche disruptive, vedrà emergere nel mercato solo un numero limitato di operatori. Per chi investe, ha aggiunto, si apriranno anche le porte dell’export, sia tenendo il ciclo produttivo in Italia sia portandolo sui siti di produzione. Secondo Micelli «i costi possono ridursi dal 25 al 33% e i tempi di consegna dal 30 al 50%, secondo le prime stime disponibili».

Le aziende del Club REbuild sono state accolte lo scorso 26 settembre dal viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini. Durante l’incontro veronese lo stesso Nencini ha lamentato di come degli 8 miliardi di euro postati per il dissesto idreogeologico, nel primo anno ne siano stati spesi solo 118 milioni, per la povertà dei progetti. «Se esiste un soggetto privato che permette di tagliare i tempi, è da benedire», ha detto. «Vogliamo mettere 800 milioni di euro in due anni per l’housing sociale, sul modello olandese. Tutto quello che sarà innovativo sarà grasso che cola».

Il club REbuild è una formula di incontro ristretta di REbuild, una community più ampia che fa capo alla Re.Lab, una società controllata dal Distretto Tecnologico Trentino. Tra gli incontri aperti a tutta la community e agli imprenditori interessati, il prossimo è quello del 18 ottobre a Milano, nella sede di Assolombarda (co-organizzatrice dell’evento) sul tema della Città del futuro. La partecipazione è gratuita salvo prenotazione.

Potrebbe interessarti anche