Questa Italia di gregari e senza campioni non merita i Mondiali

Nessuno chiedeva di arrivare primi nel girone o battere la Spagna, ma almeno trovare continuità di gioco e risultati contro le squadre piccole. Ora serve un CT che si assuma la responsabilità di mettere insieme quel manipolo di giocatori per vincere, convincere e arrivare al Mondiale

Gian Piero Ventura_Linkiesta

MARCO BERTORELLO / AFP

MARCO BERTORELLO / AFP

9 Ottobre Ott 2017 0950 09 ottobre 2017 9 Ottobre 2017 - 09:50

Forse non ci meritiamo i Mondiali.
Forse ci meritiamo di essere solo e sempre gli inseguitori.
Forse ci meritiamo di essere considerati i furbi.
Forse ci meritiamo di non essere quelli da battere.
Di non essere quelli con il talento.
Di non essere quelli che ci credono fino alla fine.
Di non essere quelli che hanno una mentalità vincente.
Forse ci meritiamo di essere inferiori.
Forse ci meritiamo di essere una squadra che si lamenta, che trova alibi, che non sa giocare a calcio, che non dimostra di voler lottare su ogni pallone, che non riesce a essere gruppo, che non riesce a dimostrare il suo valore.
Forse hanno ragione loro. Quello che la nazionale è di tutti solo quando si vince, solo quando si passa il turno, solo quando ci sono giocatori che valgono davvero. Davvero.

E allora cosa non funziona. La squadra é questa, non ci sono scuse, non ci sono problemi al quale appendersi. Qui, adesso, mancano i campioni. Quelli veri.

Ci facciamo soggiogare dall’impressione, forse perché ne abbiamo bisogno, ne sentiamo l’urgenza, che alcuni giocatori siano dei fuoriclasse alla prima giocata che ci manda il cuore al pronto soccorso. La verità è che per essere un campione serve di più e noi quel di più, che significa mentalità e sacrificio, dedizione e idea, non ce l’abbiamo. Non siamo una squadra di campioni. Siamo una squadra di gregari.

Ci facciamo soggiogare dall’impressione, forse perché ne abbiamo bisogno, ne sentiamo l’urgenza, che alcuni giocatori siano dei fuoriclasse alla prima giocata che ci manda il cuore al pronto soccorso. La verità è che per essere un campione serve di più e noi quel di più, che significa mentalità e sacrificio, dedizione e idea, non ce l’abbiamo. Non siamo una squadra di campioni. Siamo una squadra di gregari. Siamo una squadra senza passione. Siamo una nazionale vuota e forse non meritiamo di andare ai mondiali. Forse.

Ma l’Italia, alla griglia di partenza, era data favorita? Certo che no. Ma gli umori, diventati scuri dopo il pareggio disarmante contro la Macedonia adesso il dito è puntato. Dritto e severo contro il Commissario Tecnico della Nazionale, contro i senatori, contro i giovani, contro la Federazione. Il dito è puntato perché non era richiesto arrivare primi nel girone, era impossibile battere la Spagna, ma ciò che si chiedeva era trovare una continuità di risultati contro le squadre piccole del girone con un gioco dignitoso. Entrambe le richieste sono state disattese.

Gli Azzurri hanno giocato bene, poche volte, e maluccio spesso. Tralasciamo il disastro morale e tecnico contro la Spagna a Madrid dove si vista una squadra di livello Top contro un’altra squadretta che, se arriva al Mondiale di Russia 2018, punta, al massimo, al superamento dei gironi. Niente di più.

Ventura ha le sue colpe. Tante, probabilmente troppe rispetto a quanto ci aspettavamo tutti ma poi la verità è che in campo scendono undici giocatori con una pelle azzurra e se anche la loro maglia, per l’arco della stagione, è di un altro colore ci si aspettava coesione, sacrificio, voglia, passione, valori. Una serie di caratteristiche sopite. In campo solo undici indistinti uomini presenti per dovere e non per onore. Adesso serve tirare fuori qualcosa in più, serve iniziare a giocare davvero, serve mettere in evidenza le proprie qualità, quelle che, almeno in una giocata, qualcuno ha evidenziato.

Serve un CT che si prenda delle responsabilità vere e metta insieme quel manipolo di giocatori per vincere e convincere, per arrivare al Mondiale, perché arrivarci è un obbligo morale, è un obbligo per la nostra storia, è un obbligo per il valore che ha quella manifestazione, è un obbligo per l’Italia è il calcio e il calcio è parte dell’Italia. Serve tutto questo, altrimenti non ci meritiamo i Mondiali.

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