Benvenuti nel 1571: l’Europa ha (ancora) paura dell'Islam e sogna una nuova guerra santa

Un milione di cattolici ha recitato il Rosario lungo i confini della Polonia nell’anniversario della bataglia di Lepanto per fermare “l’islamizzazione dell’Europa”. C''è chi vorrebbe una nuova battaglia contro il Medio Oriente e il Golfo per esportare la democrazia

Polonia rosari_Linkiesta
10 Ottobre Ott 2017 0740 10 ottobre 2017 10 Ottobre 2017 - 07:40

La doverosa premessa è il massimo rispetto per il Rosario, per chi lo recita, per chi affida alla preghiera le sue sofferenze e le sue speranze. E quindi si rispetteranno al massimo il milione di polacchi che su ogni dimenticato viottolo dei 3.511 chilometri del loro confine nazionale hanno aderito all'appello dell'associazione laica “Solo Dio Basta” e recitato il Rosario in coincidenza con la battaglia di Lepanto (sì, la vittoria contro il Feroce Saladino) per fermare la possibile “islamizzazione dell'Europa”.

Massimo rispetto anche per gli italiani che copieranno l'iniziativa e, su proposta dell'Aiasm (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari), il 13 ottobre si ritroveranno nelle parrocchie del nostro Paese per costituire “un muro di persone” che salvi l'Italia e l'Europa “dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana”.

E però, con tutto questo grandissimo rispetto, sarà necessario chiedere agli organizzatori: non vi sembra che l'ideologia della Guerra Santa, la stagione Teocon, il Fallacismo e le invettive contro l'Asse del Male abbiano già provocato sufficienti guai? Ne volete altri? Quanti altri?

La sola evocazione di Lepanto mette a disagio. L'idea che il mondo sia ancora lì, al 1571, dovrebbe essere imbarazzante per ogni persona sensata. Sono passati cinquecento anni, riproporre la relazione con l'Islam nei termini di quell'antica battaglia navale per la supremazia sul Mediterraneo appare decisamente fuori contesto. E forse non è un caso che a promuovere i nuovi “muri umani” contro l'invasione siano organizzazioni che si definiscono laiche: la Chiesa, nella sua millenaria accortezza, ha da tempo scelto un altra linea (“Non esiste un Dio della guerra”, ha detto Papa Francesco) e lasciato alle valutazioni degli storici le gesta di Don Giovanni d'Austria e Gianandrea Doria.

C'è chi sogna di replicare le gesta della destra protestante americana, che impose con grande successo, all'inizio degli anni Duemila, la dissennata confusione tra scena politica e scena religiosa, mettendo più o meno a ferro e fuoco il Medio Oriente e il Golfo con l'idea di esportare democrazia

Però c'è chi un'altra Lepanto la vorrebbe. C'è chi sogna di replicare le gesta della destra protestante americana, che impose con grande successo, all'inizio degli anni Duemila, la dissennata confusione tra scena politica e scena religiosa, mettendo più o meno a ferro e fuoco il Medio Oriente e il Golfo con l'idea di esportare democrazia (l'attacco all'Afghanistan fu lanciato il 7 ottobre 2001 proprio per evocare Lepanto). Una suggestione che si sovrappone all'antica battaglia anticomunista, quando la Dc invocava dai muri “Un'altra Lepanto” per chiamare alla mobilitazione e al voto scudocrociato i buoni cattolici e i buoni cittadini (gli invasori cattivi all'epoca erano quelli del Pci).

Così, le foto della preghiera polacca evocano il riemergere in Europa di uno spirito millenarista del tutto inaspettato, che impone attenzione proprio per la sua distanza dalla realtà delle cose e la sua noncuranza per la dura lezione già ricevuta dalle guerre sante americane. Mantelli rossi con le croci. Candelabri impugnati come spade. Folle di anziani e di giovani in piedi sotto la pioggia, malamente riparati dagli impermeabili, con il rosario in mano. Donne del popolo con i capelli nascosti dai fazzoletti, nel rituale del rispetto e del pudore che le accomuna senza volerlo ai chador di “quelle altre”, giovani sacerdoti con gli occhi lucidi. Non sono, probabilmente, invasati ma persone che nella temperie della crisi si affidano al richiamo ancestrale di tutti i nazionalismi – “Dio lo vuole” - per esorcizzare un futuro che percepiscono minaccioso.

Dopo il secolo dei Lumi, quello delle Nazioni e quello dell'Ideologia, c'è il rischio di precipitare in una nuova era dell'irrazionalità e dello spavento? E, nel caso, chi sarà capace di contrastarla? Nel piccolo delle vicende italiane, la vicenda dello Ius Soli e dell'autentica angoscia di larga parte della sinistra e della destra nel portare a termine una legge già sponsorizzata da entrambe, ci dice che gli anticorpi sono assai bassi, la determinazione piuttosto incrinata. “Il popolo non lo vuole”, si dice la politica, spaventata alla vigilia di un'indecifrabile tornata elettorale. Ed è tra queste due paure, la paura dei sudditi e la paura dei capi, che si gioca il futuro di larga parte d'Europa: il vero dato che dovrebbe terrorizzarci è questo.

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