Debito, banche, instabilità: l’Europa sta mettendo l’Italia in quarantena

Le nuove regole sugli Npl della Banca Centrale Europea e il piano Schauble sul controllo dei conti pubblici da affidare all’Esm sono segnali piuttosto chiari: con il rischio di instabilità alle porte e la fine del mandato Draghi, per l’Italia si annunciano tempi duri

Wolfgang Schauble Linkiesta

Il ministro delle finanze tedesco uscente Wolfgang Schauble, durante l'ultima campagna elettorale

THOMAS KIENZLE / AFP

10 Ottobre Ott 2017 1035 10 ottobre 2017 10 Ottobre 2017 - 10:35

Ops, forse se ne sono accorti. Prima con la proposta della Banca Centrale Europea che, di fatto, toglie ogni potere di discrezionalità alle banche nella gestione dei crediti deteriorati, con accantonamenti integrali dopo due anni, e svalutazioni integrali e automatiche dopo sette anni. Poi con il piano Schauble - ultimo atto da ministro delle finanze tedesco - sul controllo tecnico (e non più politico) delle finanze pubbliche attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità. Un piano, questo, che toglie potere alla Commissione Europea e che ha come punto d’arrivo - lo spiega bene il Corriere della Sera, stamattina - la cosiddetta non neutralità dei debiti pubblici: quando c’è un intervento di salvataggio, gli investitori in titoli di Stato - leggi, di nuovo: le banche - devono subire perdite in modo da ridurre l’ammontare del prestito di emergenza del fondo salvataggi europeo.

Se due indizi fanno una prova, questa duplice manovra su banche e debiti pubblici ha nell’Italia il bersaglio grosso. E non sarebbe nemmeno una gran sorpresa, del resto. La fine degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce, seppur graduale, rischia di far aumentare lo spread tra il Btp e i Bund tedeschi aumentando il costo del rifinanziamento del nostro già enorme debito pubblico. La fine della presidenza Draghi alla Bce, tra dodici mesi, ci toglie un importante copertura politica, forse la più importante che abbiamo, tanto più se al posto di Super Mario arriverà un presidente tedesco come Jens Weidmann

Facciamo due più due: un’Italia senza governo, né maggioranze parlamentari saprebbe reagire a un attacco speculativo contro il debito pubblico, o contro il suo sistema bancario? La nostra debole ripresa riuscirebbe a resistere a una nuova crisi finanziaria, come quella che anche Schauble sembra aver preconizzato nel suo intervento di ieri?

Al cocktail, già così abbastanza indigesto, si aggiunge il rischio di instabilità politica. L’Italia è l’ultimo Paese che andrà al voto, in questo lunghissimo ciclo elettorale europeo. Ed è anche quello in cui il rischio di ingovernabilità è maggiore. Uno stallo come quello del 2013, gestibile da Paesi come l’Olanda e la Germania - se vogliamo pure dalla Spagna di oggi, che pur con tutti i suoi problemi, cresce tre volte l’Italia - da noi rischia davvero di essere un guaio serio.

Facciamo due più due: un’Italia senza governo, né maggioranze parlamentari saprebbe reagire a un attacco speculativo contro il debito pubblico, o contro il suo sistema bancario? La nostra debole ripresa riuscirebbe a resistere a una nuova crisi finanziaria, come quella che anche Schauble sembra aver preconizzato nel suo intervento di ieri? Rigore e controllo dei conti, whatever it takes. E automatismi, per bypassare l’assenza di volontà o di maggioranze politiche. Ecco come l’Europa si sta preparando alla prossima, possibile crisi italiana: mettendoci il pilota automatico. L’importante è che ne siamo consapevoli, per ora. Mala tempora currunt.

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