Lo zucchero? Quando è raffinato funziona come una droga

Secondo uno studio britannico avrebbe gli stessi effetti sul corpo della cocaina e crea dipendenza. Ma altri nutrizionisti insorgono: paragone eccessivo. Di sicuro, però, è meglio ridurne il consumo

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da Flickr, di Jeanne

11 Ottobre Ott 2017 0810 11 ottobre 2017 11 Ottobre 2017 - 08:10
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Hanno la stessa forma, colore e lucentezza. E, ciò che si sa di meno, sono entrambi in grado di creare dipendenza. Zucchero e cocaina, in questo senso, sono gemelli. Lo dice una ricerca recente, pubblicata sul British Journal of Sports Medicine: lo zucchero può essere considerato, sostengono gli scienziati, come una via di ingresso per il modno delle droghe. Oltre alle brame furiose, la mancanza di zucchero (così come quella di cocaina) è in grado di suscitare vere e proprie crisi di astinenza.

Lo studio ha analizzato gli effetti dello zucchero su alcuni animali e “ha trovato una sovrapposizione significativa tra zuccheri aggiunti ed effetti simili a quelli dati dagli stupefacenti: acquisizione sfrenata, desideri incontrollabili, tolleranza, astinenza” e altri ancora. Il fatto che lo zucchero, a differenza della cocaina, si trovi in natura e negli alimenti per tradizione considerati sani sarebbe un falso argomnto: il vero problema è “quello raffinato”, che arriva a ottenere la forma “di cristalli puri”, che aumentano in modo notevole la sua proprietà di causare dipendenza.

“Consumare zuccheri altera l’umore, in generale grazie alla sua capacità di suscitare un senso di piacere e di ricompensa, che porta il cervello a richeiderne ancora”, scrivono gli studiosi.

Tutto vero? C’è chi dubita della bontà della ricerca. Tra questi una delle più grandi eminenze nel settore della nutrizione, il professore emerito Tom Sanders del King’s College di Londra. “È una ricerca assurda”, spiega. Anche perché – e non ha tutti i torti – “quando si taglia lo zucchero nelle diete”, sostiene, “non si presentano sintomi di astinenza pari a quelli causati dalle droghe”. Oppiacei e coca, in sostanza, sono molto più potenti e agiscono con più forza nel cervello.

Forse, allora, il tentativo di criminalizzare lo zucchero, almeno per questa volta, non ha funzionato. Ma resta vivo l’avvertimento: se si può scegliere, è meglio senza.

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