Il Suicidellum del Partito Democratico

Perché il Pd sta forzando così tanto per una legge elettorale come il Rosatellum bis che favorisce solo la Lega Nord di Salvini e penalizza il futuro alleato di governo Berlusconi? Misteri di una notte di fine legislatura. Alla vigilia del decimo compleanno, i democratici rischiano grosso

Rosatellum Linkiesta

Un attivista del Movimento Cinque Stelle impersona Renzi e Berlusconi durante la manifestazione dell’11 ottobre contro il Rosatellum bis di fronte a Montecitorio

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

12 Ottobre Ott 2017 0755 12 ottobre 2017 12 Ottobre 2017 - 07:55

Non vorremmo guastare le feste per i dieci anni di vita del Partito Democratico in programma sabato prossimo - a proposito, auguri! -, ma non possiamo esimerci dall’esprime le più sincere preoccupazioni per la china che ha imbroccato l’autodefinitosi partito dei riformisti italiani, laici e cattolici. E non ce ne voglia nemmeno il capogruppo alla Camera dei Deputati Ettore Rosato, ma rischia di passare alla Storia come l’estensore della legge che ha premuto il grilletto alla tempia del Pd.

Già, perché l’ultimo paradosso nella legislazione dei paradossi ha del clamoroso. Il Rosatellum bis, infatti, è una legge che conviene solo alla Lega Nord, che tarpa le ali della rimonta - perlomeno in termini di seggi - a Silvio Berlusconi, che favorendo le alleanze lo getta nelle braccia di Matteo Salvini e che rischia di vanificare ogni ipotesi di grande coalizione tra Forza Italia e Partito Democratico, l’unica possibile per dare un governo al Paese, tra le forze di sistema, perlomeno.

Andiamo con ordine: con il Rosatellum bis c’è una quota di collegi uninominali che assegna il 36% dei seggi in Parlamento. Se i collegi uninominali del centro sud sono contenibili, quelli del centro sono storicamente in mano al Pd, mentre quelli del nord vedono spesso prevalere la maggioranza di centrodestra. Domanda: quanti dei collegi sicuri al nord andranno a Forza Italia e quanti invece alla Lega? Diversi analisti preconizzano che il buon Matteo, spalleggiato da una vecchia volpe come Roberto Calderoli, farà il diavolo a quattro per accaparrarseli tutti o quasi. Già ce lo immaginiamo: «Caro Silvio, tu al Sud, noi al Nord».

Il Rosatellum bis, infatti, è una legge che conviene solo alla Lega Nord, che tarpa le ali della rimonta - perlomeno in termini di seggi - a Silvio Berlusconi, e che rischia di vanificare ogni ipotesi di grande coalizione tra Forza Italia e Partito Democratico, l’unica alleanza possibile per dare un governo al Paese

Peraltro, aggiungiamo due dettagli. Il primo: per la prima volta in un’elezione politica dal 1994 la Lega si presenta ai nastri di partenza con più voti di Forza Italia. Il secondo: è Salvini e non Berlusconi che può permettersi di rompere la coalizione. Una rottura dell’allenaza di centrodestra potrebbe comunque permettere a Salvini di giocarsi le sue carte per conquistare i seggi uninominali del Nord, soprattutto nelle valli lombardo-venete. E toglierebbe ogni possibilità di conquistarne a Forza Italia.

Forza Italia, per l’appunto. Che è decisiva per la formazione di una futura alleanza di governo. Perchè fare una legge che premia le coalizioni, che getta fisiologicamente Berlusconi tra le braccia di Salvini e che penalizza il Pd, che al contrario, non può allearsi praticamente con nessuno, al pari del Movimento Cinque Stelle? Non è un caso che i grillini siano parecchio incazzati, al pari dei fuoriusciti del Pd. E non è nemmeno un caso, peraltro, che i retroscenisti raccontino di un Berlusconi dilaniato dai dubbi e con mezzo partito (quello del Nord) in rivolta. Al Nazareno invece tutto liscio: contenti loro.

E se tutto questo è vero, perché mettere la fiducia sul Rosatellum bis? Perché cambiare legge elettorale a sei mesi dal voto e dare un argomento formidabile agli avversari del Pd, in favore di una che con ogni probabilità non consegnerà alcuna maggioranza al Paese, che gli elettori non capiranno come interpretare e che comunque passerà alla Storia come la truffa per far perdere il Movimento Cinque Stelle e per farla pagare a Bersani, D'Alema & co?

Misteri, pure qua. Evidentemente, le idee chiare difettano a chi, come Renzi, aveva sognato una legge elettorale a doppio turno, maggioritaria, che garantisse la governabilità a chiunque avrebbe vinto le elezioni, e invece si è svegliato in mezzo al pantano proporzionale e a un gioco di posizione che evidentemente non ama e non capisce. Chissà se tutti nel Pd la pensano come lui. C’è chi giura di no. Auguri, di nuovo.

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