L’accordone sulla legge elettorale mette i Cinque Stelle con le spalle al muro

Spiazzati dall’accelerazione e penalizzati dal Rosatellum, i Cinque Stelle abbandonano i sogni di governo. I collegi uninominali favoriranno le coalizioni, togliendo diversi seggi ai grillini. Eppure non tutto è perduto, le polemiche di questi giorni potrebbero far crescere il voto di protesta

ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images
13 Ottobre Ott 2017 1035 13 ottobre 2017 13 Ottobre 2017 - 10:35

Spiazzati dall’accelerazione sulla legge elettorale e penalizzati da un sistema che rischia di ridurne visibilmente la presenza in Parlamento. I Cinque Stelle sono probabilmente la forza politica che pagherà il prezzo più caro del Rosatellum. Isolati dagli altri partiti e costretti a tornare nelle piazze della protesta, le stesse che avevano animato gli esordi del Movimento. Alla fine, è andata come quasi tutti si aspettavano. Con 375 voti favorevoli, ieri sera la Camera ha approvato la nuova legge elettorale. Il patto tra Pd, Forza Italia, Lega e Ap ha superato anche l’incognita del voto segreto, nonostante i circa 40 franchi tiratori. Certo, la partita non è ancora chiusa. Per ora si sposta nell’altro ramo del Parlamento e non è detto che al Senato l’intesa regga. Intanto i pentastellati fanno i conti con una riforma elettorale che sembra costruita apposta per penalizzarli.

Il Rosatellum prevede un terzo di collegi uninominali e due terzi di seggi attribuiti con il proporzionale. E sono proprio i collegi uninominali a mettere in difficoltà i grillini. Il modello favorisce le alleanze tra partiti, obbligati a dare vita a coalizioni per sostenere il proprio rappresentante. Ma soprattutto penalizza chi corre da solo. Salvo qualche eccezione, inoltre, nei vari collegi i Cinque Stelle avranno difficoltà a presentare candidati conosciuti e capaci di affrontare una lunga campagna elettorale. Siamo solo alla teoria, eppure qualche analista ha già quantificato il danno. Secondo diverse proiezioni, con questa legge elettorale il Movimento Cinque Stelle rischia di perdere almeno una sessantina di seggi. Non poco.

Spiazzati dall’accelerazione sulla legge elettorale e penalizzati da un sistema che rischia di ridurne visibilmente la presenza in Parlamento, i Cinque Stelle sono probabilmente la forza politica che pagherà il prezzo più caro del Rosatellum

La responsabilità non è solo dei partiti che hanno dato vita all’accordo elettorale. Stavolta i Cinque Stelle pagano anche un errore di valutazione. Lo scorso giugno il Movimento ha avuto la possibilità di scrivere le regole insieme agli altri, partecipando all’intesa sul Tedeschellum. Un patto fallito alla prova dell’Aula, anche per colpa dei grillini. A quel punto i Cinque Stelle hanno tirato i remi in barca. Hanno scommesso, sbagliando, che senza di loro non si sarebbe trovato un altro accordo. A conti fatti, è stato un errore. L’accelerazione impressa dal governo con il voto di fiducia sul Rosatellum li ha presi alla sprovvista. In pochi giorni la nuova, inedita, maggioranza tra Pd, Forza Italia, Lega e centristi ha portato a casa il voto della Camera.

Presi in contropiede, ai Cinque Stelle è rimasta la frustrazione. La reazione rabbiosa di queste ore tradisce la consapevolezza di essere finiti con le spalle al muro. Arriva da qui la rumorosa convocazione delle piazze, come non succedeva da tempo. Le grida contro l’atto eversivo, la denuncia del golpe istituzionale, i continui richiami al fascismo. Con tutto il corollario delle veglie davanti a Montecitorio in difesa della democrazia e persino, ultima novità, l’ipotesi delle dimissioni in massa dei parlamentari pentastellati. In fondo a tanta amarezza, c’è la certezza di aver perso un’occasione. La sensazione di molti è che la nuova legge elettorale precluderà inevitabilmente ogni ipotesi di governo. Con questo sistema, i Cinque Stelle vedono allontanarsi Palazzo Chigi e si trovano davanti ancora lunghi anni all’opposizione. Con buona pace del candidato premier Luigi Di Maio, appena incoronato in rete dagli attivisti.

Ma non tutto è perduto. Nel Paese il voto di protesta è destinato a crescere ulteriormente e i Cinque Stelle potrebbero trarne grande vantaggio. Denunciare la manovra dei grandi partiti per far fuori il M5S può fare presa nell’elettorato. E chissà che lo scenario di un accordo post elettorale tra Renzi e Berlusconi, alla fine, non porti beneficio soprattutto ai grillini

Eppure non tutto è perduto. Nonostante una legge elettorale sfavorevole, i Cinque Stelle possono ancora sperare. Ci sono almeno due elementi che giustificano un po’ di residuo ottimismo. Primo, i numeri in Parlamento. Superato il passaggio alla Camera, la legge elettorale arriverà in tempi brevi al Senato. E qui non è detto che fili tutto liscio. L’intesa tra Pd, Forza Italia, lega e centristi è appesa a un minimo margine di voti. Non è affatto sicuro che l’accordo sul Rosatellum regga senza contraccolpi. Soprattutto, i Cinque Stelle possono sperare nella reazione degli elettori. La forzatura del voto di fiducia e l’accordo interessato tra Pd e centrodestra non sono passati inosservati. Anche tra gli avversari dei grillini, in molti hanno criticato il colpo di mano avvenuto in Parlamento. Ecco perché, con ogni probabilità, nel Paese il voto di protesta è destinato a crescere ulteriormente. Il discredito delle istituzioni non accenna di diminuire: con una intelligente campagna elettorale i Cinque Stelle possono trarne grande vantaggio. Denunciare la manovra dei grandi partiti per far fuori il M5S può fare presa nell’elettorato. E chissà che lo scenario di un accordo post elettorale tra Renzi e Berlusconi, alla fine, non porti beneficio soprattutto ai grillini.

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