Viva l’alternanza scuola-lavoro, contro chi pensa che la tuta blu sia un insulto

Ha coinvolto un milione e mezzo di studenti, sta facendo finalmente parlare il mondo della formazione e quello delle imprese, sta cambiando la concezione elitaria della cultura nel nostro Paese: ecco perché il progetto è da difendere con le unghie e coi denti

Protesta Scuola Linkiesta

Una recente manifestazione contro la riforma della cosiddetta Buona Scuola, che ha introdotto l'alternanza scuola - lavoro

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

14 Ottobre Ott 2017 0700 14 ottobre 2017 14 Ottobre 2017 - 07:00

Siamo fritti, diceva Massimo Gramellini qualche giorno fa, commentando il fatto che agli studenti di un liceo scientifico di Ravenna, nell’ambito dei progetti di alternanza scuola - lavoro, fosse toccato servire ai tavoli di un McDonald’s: “Mi sfugge il nesso tra gli studi scientifici e la cottura di un hamburger”, il sunto del pensiero del più noto corsivista italiano. A dargli spago ci hanno pensato alcuni studenti, nella manifestazione di ieri, sempre contro l’alternanza scuola - lavoro, che hanno sfilato per le strade di Napoli in tuta blu: «Siamo studenti, non siamo operai», scandivano i ragazzi.

Fermiamoci qui. Perché basta questo, in fondo, per raccontare quale sia la distanza che separa il mondo della scuola dal mondo del lavoro. E ancora, quanto sia conservatrice la nostra mentalità nei confronti delle istituzioni scolastiche. E quanto scarsa la nostra comprensione di cosa siano le soft skills. E quanto sia elitaria e sbagliata la nostra concezione del mondo del lavoro. E quanto i genitori e le loro aspettative siano tra le cause principali delle difficoltà dei giovani a trovare un’occupazione. E proprio per tutto questo quanto sia fondamentale il progetto di alternanza - scuola lavoro per cambiare il paradigma interpretativo e di mentalità di una nazione intera.

Andiamo con ordine. Buona notizia numero uno: grazie al progetto di alternanza scuola - lavoro, finalmente, questi due mondi cominciano a parlarsi. Talvolta capita che non si piacciano, come due vicini che si sono sempre guardati in cagnesco per decenni, ma è fisiologico. Talvolta ci sono delle incomprensioni e degli errori, com’è fisiologico che sia in un progetto allo stadio iniziale. Ma finalmente si parlano, iniziano a conoscersi, a progettare assieme, Il fatto che il 44% del milione e mezzo di studenti che l’ha sperimentato sia soddisfatto del proprio progetto di alternanza, come le stesse organizzazioni studentesche hanno affermato ieri presentando una loro ricerca, dimostra che è stato fatto un passo nella direzione giusta. Se c’è una distanza siderale - e tale è se alcuni studenti arrivano a percepire la tuta blu come un insulto alla dignità - da qualche mese si è cominciati a renderla meno enorme.

Buona notizia numero due: grazie all’alternanza scuola - lavoro sta cambiando la nostra idea di scuola. Pensavamo fosse una scatola chiusa, aliena a ciò che la circonda, impermeabile a progetti di contaminazione, a progettazioni innovative che coinvolgessero soggetti esterni, dalle imprese alle famiglie. Oggi lo è ancora, certo. Ma un po’ meno. Grazie all’alternanza, gli insegnanti conoscono le imprese, e le imprese conoscono gli insegnanti. E c’è qualche attore sociale in più, finalmente, che si preoccupa di darsi da fare e costruire progetti di formazione, anziché, banalmente, accusare la scuola di non funzionare bene.

forse, grazie all’alternanza scuola - lavoro, i ragazzi si stanno affrancando dall’idea che ci sia un lavoro per chi studia e un lavoro per chi non studia. Troppo facile lamentarsi che i nostri figli vivano sdraiati nella bambagia e poi stranirsi che puzzano di olio fritto dopo una giornata di lavoro. Anche questa, piaccia o meno, è formazione. Anche capire che la tuta blu è qualcosa da portare con dignità e orgoglio, non un simbolo da cui affrancarsi.

Buona notizia numero tre: forse, finalmente, stiamo imparando a valutare cosa siano le soft skills, le competenze accessorie che tanto ci dicono servano nel mondo del lavoro e che la scuola, ahinoi, insegna poco e valuta peggio. Non ce ne voglia Gramellini, ma lavorare in gruppo, imparare a relazionarsi con un cliente, gestire una situazione di stress e perché no, comprendere le criticità e l’utilità del lavoro non qualificato sono ottime lezioni per chi ambisce a posizioni da classe dirigente. A un manager di domani farebbe bene fare il rider di Foodora per qualche giorno, per dire: subire gli errori è il modo migliore per evitare di commetterne.

Buona notizia numero quattro: forse, grazie all’alternanza scuola - lavoro, i ragazzi si stanno affrancando dall’idea che ci sia un lavoro per chi studia e un lavoro per chi non studia. Troppo facile lamentarsi che i nostri figli vivano sdraiati nella bambagia e poi stranirsi che puzzano di olio fritto dopo una giornata di lavoro. O che, orrore!, lavorino nel weekend o la sera. Anche questa, piaccia o meno, è formazione. Anche capire che la tuta blu è qualcosa da portare con dignità e orgoglio, non un simbolo da cui affrancarsi. I genitori non lo insegnano, par di capire. Ora la scuola sì.

Buona notizia numero cinque: l’alternanza scuola - lavoro è un progetto generazionale, di lungo periodo, come troppo pochi ce ne sono in Italia. Non intende produrre effetti domani o dopodomani, né risultati da spendere in campagna elettorale. È un progetto che mira a cambiare, lentamente ma radicalmente, la mentalità e l’attitudine di un Paese nei confronti del lavoro, in una fase storica in cui i lavoro è minacciato, più che dalle nuove tecnologie, dalla nostra incapacità di adattarci a esse, di adeguare la nostra formazione al cambiamento, di reinventare le nostre abilità in funzione del contesto che cambia. Una sfida che non vinceremo mai, se non capiremo che è la scuola che deve prepararci a essa.

Ecco perché l’alternanza scuola - lavoro è un progetto fondamentale. Ecco perché è un progetto debole e fragile. Perché nessuno si intesta il cambiamento, in Italia. Tantomeno la politica. Tantomeno in campagna elettorale. Ecco perché va difeso con le unghie e coi denti: dai Gramellini e dai ragazzi in tuta blu.

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