Così fan tutti: i maschi molesti e vigliacchi non si trovano solo nel mondo dello spettacolo

Da cent’anni si banalizza la molestia nei confronti della donna e la si colpevolizza. Il giochetto (fallito) è di lasciare intendere che chi vuole arrivare in alto deve starci. Ma anche in basso, in tutti i mestieri, i rapporti di forza (e sottomissione) sono gli stessi

Asia Argento Linkiesta

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16 Ottobre Ott 2017 1445 16 ottobre 2017 16 Ottobre 2017 - 14:45

Ma davvero siamo messi ancora così? Ma davvero oggi, Anno Domini 2017, ancora funzionano le ciancerie di chi mina la vittima e banalizza l’episodio per aprire una discussione inesistente sulle molestate che “ci stanno”, che “potrebbero anche non fare le attrici”, che “ci sono tanti lavori” oppure peggio che “si sa che nel mondo dello spettacolo funziona tutto così” e nessuno si ribella a questa distorsione dilagante che cola dagli editoriali?

Capiamoci: da cent’anni la banalizzazione della molestia nei confronti della donna e la sua colpevolizzazione sono il forcipe con cui estrarre da un situazione complessa un episodio da trasformare in avanspettacolo erotico. I trucchi sono gli stessi. Sempre quelli. E sempre ci si ricasca, ancora.

Il più facile: buttare in pasto al giudizio pubblico la scena che inizia dalla porta della stanza d’hotel e stopparla ai fazzolettini nel cestino subito dopo. Tagliare i contesti, le fragilità, le situazioni, i rapporti di forza e tutte le storie che vengono seguono e che precedono la violenza è un giochetto da falsificatori vigliacchi. Orde di pensatori (tra cui donne inferocite da un maschilismo introiettato e perfettamente digerito) pesano le molestie subite dagli altri secondo la grammatura del tempo, degli accordi economici che c’erano in ballo e secondo la proiezione di se stessi. Nessuno che domanda, no, quanto la vittima in quel momento fosse sola, terrorizzata, confusa. Nessuno che le chiede perché (o per chi) in quel momento avesse deciso di accettare di non volersi bene, di non meritarsi bene. No. Niente. Il giudizio popolare si basa sul cunilingus. Basta quello, come metafora del tutto. E poi, ovviamente, in prima pagina funziona. Eccome se funziona.

Ora tutti a specificare che è il mondo della televisione e del cinema ad essere così, che “lo sapevano tutti” (ma tra i maschietti vigliacchi solo silenzio) e così, di rimando, la difesa d’ufficio è già bella pronta: “poteva non fare l’attrice e fare la cameriera come tutte” è il commento che va per la maggiore. E fa niente che le cameriere molestate siano all’ordine del giorno.

Secondo: se non puoi smentire allora circostanzia il fatto a uno specifico settore. Roba da intelligence di Topolinia: ora tutti a specificare che è il mondo della televisione e del cinema ad essere così, che “lo sapevano tutti” (ma tra i maschietti vigliacchi solo silenzio) e così, di rimando, la difesa d’ufficio è già bella pronta: “poteva non fare l’attrice e fare la cameriera come tutte” è il commento che va per la maggiore. E fa niente che le cameriere molestate siano all’ordine del giorno.

E fa niente che (basta farsi un giro in rete in queste ore, nel conato benedetto di molte che hanno ritrovato voce) gli abusi sono nel soffio troppo vicino al collo del capoufficio, nella visita troppo appassionata di qualche medico di famiglia, in quell’allenatore troppo tattile avuto da ragazzina, nel professore universitario che fa intendere il sentiero per il 30 e lode, nella badante assunta perché disposta a qualcosa in più che badare e basta, nell’offerta di una trasferta di lavoro che mira alle lenzuola, nello struscio pendolare o nei consigli a “mostrare” in ufficio come fosse un protocollo. No: il giochetto (fallito, sappiatelo) era quello di lasciare intendere che chi vuole arrivare in alto deve starci; come se invece, qui in basso, non ci siano i più disparati mestieri anche umilissimi in cui cambiano soldi e potere ma i rapporti di forza (e di sottomissione) restano proporzionalmente gli stessi.

Un benpensare che finge di non sapere che di piccoli berlusconi e cene eleganti è pieno il mondo degli amministratori delegati, dei direttori commerciali, dei direttori editoriali, dei dirigenti universitari: un mondo che finge di non sapere che il potere, quando si ammala, si esercita nel comando e poi nel possesso. Senza bisogno di lustrini, telecamere e pellicole. Dappertutto.

Poi c’è l’ultimo imbroglio: “perché non ha denunciato!” strepitano tutti. Come se ogni molestia non si trasformasse in dolore molto più per il mancato aiuto intorno, ancora più che per la violenza del molestatore. Come se non fosse che proprio quelli stessi (e quelle stesse) che vorrebbero insegnarci che “si sa che è così” poi in fondo non sono che i migliori alleati degli abusi. Come se non fosse che sul set, come negli uffici o in famiglia, ci siano troppe persone intorno che tacciono anche loro, semplicemente felici di non esserci incappati.

E così siamo alla scena finale, meravigliosa: una schiera di giornalistoni d’inchiesta (quegli stessi che chiamano le vittime di queste ore “attricette”) che chiedono alle vittime di fare i nomi. E loro, spaparanzati, barzotti a godersi i racconti.

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