Il Nobel 2018 datelo a Einstein: le Onde Gravitazionali esistono (ora abbiamo le prove)

il 14 settembre 2015 le Onde Gravitazionali teorizzato dal fisico tedesco sono state osservate per la prima volta dagli astrofisici americani e italiani grazie agli interferometri LIGO e VIRGO. E questo è solo l’inizio, benvenuti l’Era multi-messagero.

Einstein_Linkiesta
17 Ottobre Ott 2017 1510 17 ottobre 2017 17 Ottobre 2017 - 15:10

Tutto ha inizio cento anni fa. Quando Albert Einstein immagina con il suo fervido ignegno teorico che l’accelerazione di corpi massivi (per esempio, due buchi neri) debba necessariamente “piegare” lo spazio-tempo che ci circonda: ossia tutta la realtà intorno a noi, formata dalle tre dimensioni “classiche” più il Tempo. E descrive questa perturbazione spaziotemporale come delle onde – delle sinuose increspature del tessuto cosmico.

Fantascienza! – direte voi. E invece no. Tutto vero. Talmente vero che il 14 settembre 2015 queste Onde Gravitazionali sono state osservate per la prima volta dagli astrofisici americani e italiani grazie agli interferometri LIGO e VIRGO: strumenti di misurazione precisissima, composti da due bracci lunghi chilometri, atti a misurare la “diffrazione” di un raggio laser splittato in due da uno specchio e poi ricomposto. La differenza di velocità del laser di uno di questi due bracci ha permesso di cogliere per la prima volta, vidimando la teoria del vecchio Albert, l’esistenza delle onde gravitazionali. In particolare, di una scossa dello spazio-tempo dovuta allo scontro di due buchi neri super massicci circa 1,3 miliardi di anni luce da noi. Questi buchi neri avevano rispettivamente 29 e 36 volte la massa del sole. La massa restante – come l’energia spesa durante un’attività fisica; una sorta di sudore cosmico – è stata rilasciata nello spazio sotto forma di onda gravitazionale: come un soffio nel vuoto cosmico.

E questo è solo l’inizio di una nuova era dell’astronomia: l’Era multi-messagero. Grazie a questi interferometri, infatti, lo scorso 17 agosto è stato captato un altro “suono” del cosmo: un’onda gravitazionale prodotta dalla collisione di due stelle di neutroni – stelle “morte” con una pressione tale da neutalizzare tutti i protoni ed elettroni al suo interno – avvenuta 130 milioni di anni luce da noi.

E non è finita. Queste stelle cosi compatte (con una massa pari o superiore a quella del sole, ma con un diametro grande come Milano…), nel momento del loro “scontro” hanno emesso anche un grande Gamma Ray burst, ossia un lampo di raggi gamma. Questa collisione, insomma, ha prodotto prima un’onda gravitazionale e due secondi dopo un lampo di raggi gamma. Da tempo s’investigava sulla loro origine; e ora ne siamo (praticamente) certi: i Raggi Gamma nascono dalla fusione di stelle di neutroni (che con il loro possente abbraccio causano anche la formazione di metalli pesanti come Oro e Platino).

Una scoperta sensazionale, se si pensa che solo L’atrieri osservavamo ammirati, per la prima volta, le onde gravitazionali di Einstein. Proprio queste onde, ora, ci forniscono un aiuto in più nella comprensione dell’universo – mostrandoci la scaturigine dei Gamma Rays e suggerendo nuove strade per il futuro della fisica. Una seria ipoteca per il Nobel del 2018.

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