In questo museo di Vienna è tutto falso

Come è normale, del resto, visto che è proprio il Museo del Falso. Veri e autentici falsi, opere spacciate per originali che hanno ingannato critici ed esperti, addirittura esposte in musei prestigiosi, vengono ripresentate al pubblico desideroso di scoprire qualcosa di più sull’arte e i falsari

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17 Ottobre Ott 2017 1120 17 ottobre 2017 17 Ottobre 2017 - 11:20

Tanti Picasso, un bel po’ di Renoir. Non mancano i Rembrandt. In un piccolo museo di Vienna sono esposte ben 3.500 opere, alcune di fama mondiale, altre di valore inestimabile. L’unico problema è che sono tutte contraffatte. È il Museo dei falsi (Faelschermuseum), nato nel 2005 per celebrare (e denunciare, nel frattempo) la perizia e l’abilità di pittori semi-sconosciuti, che hanno fatto qualche soldo – e poi qualche anno di prigione – spacciando finti capolavori.

Uno di questi (considerato l’ispiratore del museo) è Edgar Mrugalla, grandissimo falsario berlinese: autodidatta, fu in grado di riprodurre lo stile di almeno 50 pittori in modo perfetto (riuscì perfino a farne esporre alcune in musei prestigiosi). Non riuscì a cavare molto denaro dalla sua attività, anzi: venne arrestato e imprigionato per due anni. Quando fu rilasciato collaborò con le autorità, aiutandole a distinguere i pezzi autentici da quelli falsi (inclusi, ironia della sorte, i suoi). Alla fine aprì una scuola in cui insegnava le sue tecniche specifiche.

Il museo espone anche opere di altri grandi falsari, come Thomas Keating, Eric Hebborn e Han van Meegeren. Quest’ultimo, reso celebre dai falsi dipinti di Vermeer che aveva piazzato negli anni ’30, era anche riuscito, nel tempo, ad accumulare un discreto tesoro. Quando fu scoperto, spaventato dall’idea di passare per collaborazionista dei nazisti, confessò la sua attività di falsario, e se la cavò (per modo di dire, perché morì poco dopo).

Non è semplice classificare le contraffazioni. Al momento esistono tre categorie: le copie, cioè falsi legittimi che riproducono opere già esistenti e che non rivendicano di essere gli originali; i falsi standard, cioè un’opera originale che riproduce lo stile di un altro autore e che viene spacciata come sua; i falsi identici, cioè copie di opere già esistenti ma che vengono fatte passare come gli originali.

Il falso, per definizione, nasconde la mano del suo vero autore. Per questo alcuni artisti, per orgoglio e gusto della sfida, cercano di introdurre alcuni elementi per identificarsi o per rendere evidente il fatto che si ha davanti un falso: una sorta di firma impercettibile (altrimenti li tradirebbe). Alcuni lasciano, in modo voluto, errori e imprecisioni, altri impiegano materiali specifici che, nel tempo e seguendo alcuni processi chimici, si rivelano non autentici. Altri ancora, addirittura, mettono segni e firme visibili solo ai raggi X. Perché l’arte sarà falsa, ma l’artista, anche se mente (e quando non mente?) è sempre vero.

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