Perché quando si parla con i bambini si fa la voce scema

È un fatto inesorabile, non dipende né da cultura né da geografia: lo fanno tutti e, secondo gli scienziati, ci sono anche delle motivazioni molto valide dietro

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DOMINICK REUTER / AFP

17 Ottobre Ott 2017 0810 17 ottobre 2017 17 Ottobre 2017 - 08:10

Parlare ai bambini in modo normale? Impossibile. O comunque difficilissimo: tutti, quando si rivolgono a loro, modificano il timbro di voce, intonano uno stile cantilenante e allungano le parole. Le vocali vengono espresse in modo esagerato, la frase spezzettata nelle sue componenti, si sceglie un registro semplificato e ci si esprime in modo innaturale.

Ecco: è un fatto noto, ma la notizia c’è e sta, a quanto pare, nella parola “tutti”. Secondo una ricerca scientifica pubblicata su Current Biology, questo atteggiamento nei confronti dei bambini sarebbe universale. È indipendente dalla cultura, dalla storia e dalla geografia: accade a ogni latitudine e si ripete in qualsiasi sistema sociale. Ricchi, poveri, colti, ignoranti, comunisti e neoliberali: quando si tratta di confrontarsi con un bambino sembrano tutti un po’ scemi.

L’infant directed speech (Ids), ossia il linguaggio usato nel rivolgersi ai bambini in modo diretto, ha diverse funzioni. Prima di tutto, come recita una delle ipotesi più accreditate, è necessario per insegnare la lingua. Scandisce le parole, allunga le vocali, esagera i limiti della lingua: tutto questo rende più semplice, per i bambini, imparare suoni e limiti fonetici.

Secondo una altra ipotesi (che però non smentisce la prima) è proprio il timbro diverso – e particolare – che fa comprendere al bambino che l’adulto si sta rivolgendo a lui e non agli altri adulti. È un segnale: il bambino, da quel momento, sa che la conversazione è cominciata e può partecipare con i suoi vocalizzi e mugolii.

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