Elio e le storie tese non hanno inventato niente, ma ci mancheranno molto

Gli Elii, che hanno annunciato il loro scioglimento, non hanno mai inventato nulla, nemmeno una nota. Ma sono stati dei geni postmoderni della satira e della citazione. Amiamoli per questo

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18 Ottobre Ott 2017 1055 18 ottobre 2017 18 Ottobre 2017 - 10:55

Una loro hit meravigliosa era la Canzone mononota, ma bisogna dirlo che Elio e Le storie Tese (EELST, per gli amici come noi), non hanno mai inventato una nota. Non hanno inventato una nota, un riff, un giro di accordi, un giro di basso, un drum fill, un suono. Non hanno mai avuto un sound. In termini di genio musicale sono stati l’Infertilità. Molti li accostavano a Frank Zappa, ma lui un sound ce l’aveva sì, un sottotraccia continuo di doo wop e atonalità, l’abuso del modo lidio, il vibrafono sotto alle chitarre distorte. Loro no. Gli Elii che oggi hanno annunciato il loro scioglimento non hanno mai avuto un suono. E infatti non hanno eredi che si siano ispirati al loro suono, non sono, direbbe un critico rock con gli occhialetti multicolor, una band “seminale”. Appunto infertili.

Ciò detto, gli Elii sono stati geni della meta-musica, finissimi e coltissimi prenditori per il culo delle canzoni, dei cantautori, di Sanremo (e a Sanremo, vedi appunto Canzone mononota), del Concerto del Primo Maggio (vedi Il Complesso del Primo Maggio), del linguaggio dei giornali e della media società (La terra dei cachi), della pubblicità (Essere donna oggi), di tutti gli stereotipi.
Usando stereotipi. Perché tutto il materiale musicale (e testuale) di Elio proviene da modelli, frasi fatte, modi di dire e di suonare, stili musicali di altri. Sono stati (e sono, grazie alla santa riproducibilità tecnica) dei ladri e abusatori di citazioni grandiosi.

Gli Elii che oggi hanno annunciato il loro scioglimento non hanno mai avuto un suono. E infatti non hanno eredi che si siano ispirati al loro suono, non sono, direbbe un critico rock con gli occhialetti multicolor, una band “seminale”

Gli Elii, che provengono dalla scuola dei turnismo milanese, e che sono quindi musicisti da studio eccezionali, sulla citazione hanno costruito una enciclopedia (anti)pop del nichilismo dagli anni 80 ad oggi. Certo che fanno parte della corrente rock demenziale (i loro grandi predecessori da loro stessi riconosciuti malvolentieri, gli Skiantos di Freak Antoni, sono stati sì “seminali”), e certo che hanno trasformato in accordo con lo spirito dei tempi ormai non più punk, il demenziale in postmoderno, giocando con le macerie delle forme in funzione critica, di pensiero, o per fare entertainment (Baffo Natale), o per tirare qualche rasoiata politica capace di sfregiare. Qualcuno ricorderà Parco Sempione (con allusioni precise al Celeste Formigoni), altri ricorderanno quando furono spenti al concertone del primo maggio del 1991, mentre cantavano Sabbiature ( se non ricordiamo male sui versi: “Andreotti è stato giudicato dalla Corte inquisitoria per un caso di depistaggio, il caso è stato archiviato come altri 410 su 411”).

Certe canzoni pubblicate oggi sarebbero irricevibili. In Essere Donna oggi ci sono versi come “Donna roccaforte quando il flusso è più copioso/Sbarazzina quando è il caso o marangona [tornitrice, n.d.r.] di un clitoride mai domo/ al grido di “cazzo subito”

Che poi a ripensare a diverse loro canzoni storiche ci si chiede se, in tempi tristi di sospetto politico anche nei confronti della satira come questi, certe canzoni pubblicate oggi sarebbero ricevibili. In Essere Donna oggi ci sono versi come “Donna roccaforte quando il flusso è più copioso/Sbarazzina quando è il caso o marangona [tornitrice, n.d.r.] di un clitoride mai domo/ al grido di “cazzo subito”], ma in tempi più recenti il livello di scorrettezza politica, o goliardia nelle canzoni degli Elii è calato, ed è aumentato quello di critica alle rappresentazioni mediatiche. Con quello di manierismo.

Perché alla fine si sospetta che anche l’epoca del postmodermo stia passando per tutti (tanne in politica, vedi alla voce Donald Trump) e si sia entrati in una nuova era iperpop omogeneizzato, leccatissimo, perfetto. Dove nemmeno le citazioni usate come coltelli sono legittime, se non sono accompagnate da qualche seriosità. Benvenuti nell’Ipermoderno, un'epoca molto più noiosa e istituzionale di quella postmoderna. Gli infertili, carissimi Elii ci mancheranno assai.

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