California, a causa degli incendio è a rischio anche la marijuana

Si parla tanto del settore del vino, colpito dal fuoco, ma ci sono grossi problemi anche per il business della cannabis. Coltivazioni e soldi finiscono, alla lettera, in fumo

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Robyn Beck / AFP

20 Ottobre Ott 2017 0735 20 ottobre 2017 20 Ottobre 2017 - 07:35

Uno Stato in fumo. Da giorni un numero sempre più alto di incendi sta colpendo la California, distruggendo case e coltivazioni. La produzione del vino, si è già detto ovunque, è in ginocchio. Ma – e questo è meno noto – anche quella della marijuana. Lo Stato è, per storia e tradizione, uno dei più grandi produttori americani di cannabis: in particolare tra le contee di Mendocino, Humboldt e Trinity, il cosiddetto “triangolo d’oro” californiano. Qui, da decenni, ettari ed ettari sono dedicati alla marijuana, e sempre qui hanno sede le (poche) aziende agricole autorizzate dal governo alla coltivazione terapeutica. Ora tutto è in fiamme e pochi ne parlano, nonostante siano bruciati 200mila acri e morte 40 persone.

A bruciare non sono solo le piante, ma anche i soldi. In senso letterale. Come spiega MarketWatch, i coltivatori di marijuana (quelli legali) sono obbligati, per legge, a trattare tutte le loro transazioni in denaro contante. Niente bonifici, niente conti e – cosa bizzarra – niente assicurazioni. Di conseguenza stipano in casa quantità enormi di denaro, valigie di dollaroni che, all’arrivo delle fiamme, finiscono in cenere.

“Conosco almeno 12 persone il cui denaro è finito bruciato negli incendi”, ha dichiarato Joyce Williams, dipendente di Big Rock, un’azienda di investimenti nel settore. “Le perdite possono arrivare a 100mila dollari”. E, con il fatto che le assicurazioni non esistono, il credito (per legge) inaccessibile, per gli agricoltori che perdono raccolto e fattoria sarà molto difficile ricominciare.

Al momento in California il business (legale) è piuttosto redditizio: per la sola marijuana a scopo terapeutico, cioè l’unica che si può coltivare in grandi quantità, il giro d’affari fino a giugno di quest’anno ammontava a 486 miliardi di dollari. Nel 2016 si arrivava, dopo il pagamento delle tasse, a circa un miliardo. Per non parlare di quella illegale, diffusissima nello Stato: secondo le stime delle autorità si arriverebbe a 10 miliardi di dollari, fatti quasi tutti vendendo la cannabis all’estero.

Adesso, insomma, le cose sono cambiate. Gli incendi hanno distrutto molte coltivazioni e i contadini, di fronte alle fiamme, possono solo sospirare. A polmoni aperti, certo.

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