Renzi è diventato un grillino, ma non se n’è accorto

La mozione contro Ignazio Visco è solo l’ultimo indizio. Il lungo giro elettorale in treno, la comunicazione sul web, la distanza dal Palazzo, persino le pizze servite alla festa dell’Unità… Tutto o quasi ricorda i Cinque Stelle. Per carità, inseguire i grillini è lecito. Ma porterà voti?

Renzi
20 Ottobre Ott 2017 0950 20 ottobre 2017 20 Ottobre 2017 - 09:50

Il segretario del Pd Matteo Renzi è diventato grillino, non ci sono altre spiegazioni. La mozione contro il governatore della Banca d’Italia è solo l’ultimo di una lunga serie di indizi. Al netto delle ironie, la vicenda è nota. Pochi giorni fa il Partito democratico ha votato a Montecitorio un documento contro Ignazio Visco, praticamente una sfiducia in vista della scadenza del mandato. Una forzatura evidente e inattesa. Una mossa nata dal segretario che sta creando grandi tensioni con il Quirinale e Palazzo Chigi. Ma soprattutto una scelta paradossale, che ha spinto il principale partito di maggioranza nel campo delle opposizioni. Con diversi mesi di anticipo, in effetti, i Cinque Stelle avevano già chiesto la testa di Visco, considerato responsabile di non aver vigilato sulla crisi delle nostre banche. Adesso Renzi si allinea. La manovra, pare evidente, è tutta orientata alla prossima campagna elettorale. Come i grillini prima di lui, anche l’ex premier vuole accreditarsi tra i principali difensori dei risparmiatori truffati. E come i Cinque Stelle offre all’opinione pubblica un colpevole. Sempre lo stesso. «Tra galateo istituzionale e tutela dei risparmiatori - ha confermato ieri - io sto dalla parte dei risparmiatori. Il presidente del Consiglio farà quello che crede e io rispetterò la sua scelta, non sarebbe una sconfitta se riconfermasse Visco. Ma non è lesa maestà pensare a un rinnovo».

Un passo dopo l’altro, Renzi ha iniziato a inseguire i Cinque Stelle. E forse non se n’è neppure accorto. Forzature a parte, le coincidenze non mancano. In questi giorni l’ex premier è in giro per l’Italia a bordo di un treno. Migliaia di chilometri e decine di appuntamenti. Oltre cento tappe, giornalisti al seguito, per «incontrare e ascoltare le persone vere, per prendere appunti, discutere, imparare, condividere, proporre. In una parola per fare politica». Bello, bellissimo, ma per niente innovativo. Senza tornare alla comunicazione politica di Francesco Rutelli, più recentemente sono stati proprio i Cinque Stelle a inaugurare una campagna elettorale sui binari. Non è passato neppure un anno da quando i parlamentari grillini giravano il Paese a bordo dei treni regionali per sensibilizzare l’opinione pubblica in vista del referendum costituzionale.

Non è tempo di stupirsi, le elezioni si avvicinano. Per vincere la partita è lecito ogni mezzo, o quasi. Il dubbio è un altro: rincorrere i Cinque Stelle porterà voti o rischia di trasformarsi in un autogol?

La comunicazione politica è una materia complicata, difficile inventarsi qualcosa di nuovo. E così quando lo scorso settembre Renzi si è presentato alla Festa dell’Unità di Rignano servendo la pizza ai militanti, a qualcuno è tornata in mente la stessa scena. I ricordi portano ancora una volta al movimento di Grillo: non erano proprio i parlamentari pentastellati a servire le pizze nelle cene di autofinanziamento? Politici per senso del dovere e camerieri part-time, un modo come un altro per marcare ancora di più le distanze dal Palazzo. Da qualche tempo, infatti, Renzi ha iniziato a condividere con i grillini anche la diffidenza nei confronti del Parlamento. Sui media è passata l’immagine di un segretario dem allergico alle autoblù e ai rituali istituzionali, vicino alla gente. Un leader che, non a caso, ha scelto il trolley come simbolo della sua ultima campagna per le primarie. Anche adesso - spiegando il senso dell’ultima iniziativa ferroviaria - Renzi racconta l’importanza di incontrare le persone comuni, «lontane dal chiacchiericcio di tutti i giorni del palazzo». Il messaggio è un po’ lo stesso dei grillini, che appena eletti a Camera e Senato promettevano di voler aprire le istituzioni come scatolette di tonno.

La comunicazione politica è una materia complicata, difficile inventarsi qualcosa di nuovo. E così quando lo scorso settembre Renzi si è presentato alla Festa dell’Unità di Rignano servendo la pizza ai militanti, a qualcuno è tornata in mente la stessa scena. I ricordi portano ancora una volta al movimento di Grillo: non erano proprio i parlamentari pentastellati a servire le pizze nelle cene di autofinanziamento?

Comune a entrambi, resta quell’ammiccare al crescente sentimento anticasta. Prima dell’estate Cinque Stelle e Renzi hanno a lungo gareggiato per intestarsi la battaglia contro i vitalizi. E ancora prima, tutti e due, hanno avanzato proposte per ridurre gli stipendi dei parlamentari. Convergenze e affinità difficili da non notare. Il totem dei Cinque Stelle è il blog di Grillo? Sarà un caso ma lo scorso gennaio, fresco reduce dalla sconfitta al referendum costituzionale, anche Renzi ha inaugurato il suo blog. Ecco ancora le due piattaforme online, Rousseau e Bob. Grillina la prima, renziana la seconda, unite dall’ambizione di coinvolgere in Rete i propri militanti. Del resto è sul web che il leader Pd vuole contendere gran parte degli elettori ai Cinque Stelle. Sono i giovani, i nativi digitali. E chissà se erano rivolti proprio a loro meme e hashtag che per qualche tempo il Pd ha iniziato a riversare sui social, seguendo la stessa propaganda 2.0 già diffusa tra i pentastellati… Non è tempo di stupirsi, le elezioni si avvicinano. Per conquistare il voto dei cittadini e vincere la partita è lecito ogni mezzo, o quasi. Il dubbio è un altro: rincorrere i Cinque Stelle non rischia di trasformarsi in un autogol?

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