Smog in val padana, smettetela di frignare un giorno all'anno

La qualità dell'aria migliora di anno in anno, segno che gli sforzi servono, ma fa ancora schifo. Per questo bisogna continuare a darsi da fare. E smetterla con gli allarmismi un tanto al chilo e le banalità elettorali

Paolo Nespoli Smog Linkiesta
20 Ottobre Ott 2017 1020 20 ottobre 2017 20 Ottobre 2017 - 10:20

Ci proviamo a essere concreti per due minuti due, evitando di strapparci i capelli contro la nube marrone che sovrasta la pianura padana fotografata dall’astronauta in orbita Paolo Nespoli? O peggio ancora di pensare ad apocalissi cinesi di fronte all’ordinanza del sindaco di Torino Chiara Appendino che chiede di tenere le finestre chiuse a causa dei valori elevatissimi di particolato fine nell’aria?

No, perché queste giornate di panico atmosferico sono peggio dei 364 giorni l’anno in cui ce ne sbattiamo, in cui le normative ambientali sono una seccatura, in cui il riscaldamento va a palla perché siamo freddolosi, in cui si prende l’automobile anche per andare al negoziato sotto casa. Giornate della consapevolezza, buone per ricicciare le mappe sulla pessima qualità dell’aria in pianura padana, per blocca il traffico per ventiquattro ore, per mandare alle agenzie dichiarazioni perentorie sulla volontà di “fare qualcosa”. Tutta roba che passa in cavalleria appena piove, in attesa della prossima emergenza ambientale.

E invece no, per una volta proviamo a raccontarcela giusta. A dirci con chiarezza, ad esempio, che molto è stato fatto, che la qualità dell’aria in Pianura Padana è in costante miglioramento da trent’anni, e ancor di più negli ultimi quindici, e che gli sforzi che ha fatto l’Europa in questi anni hanno pagato, come dimostrano i grafici del rapporto sulla qualità dell’aria nel Vecchio Continente, pubblicato giusto qualche giorno fa. È importante dirselo, perché bisogna essere consapevoli anche del fatto che gli investimenti in energie rinnovabili, gli sforzi contro lo spreco energetico, le nuove norme edilizie, gli investimenti in piste ciclabili e mezzi pubblici e i miglioramenti nella tecnologia di combustione delle auto a benzina sono serviti a qualcosa.

Dal rapporto Air Quality in Europe 2017

Per una volta proviamo a raccontarcela giusta. A dirci con chiarezza, ad esempio, che molto è stato fatto, che la qualità dell’aria in Pianura Padana è in costante miglioramento da trent’anni, e ancor di più negli ultimi quindici, e che gli sforzi che ha fatto l’Europa in questi anni hanno pagato, come dimostrano i grafici del rapporto sulla qualità dell’aria nel Vecchio Continente, pubblicato giusto qualche giorno fa.

Però non basta, e pure questo dobbiamo dircelo senza reticenze. Anche perché siamo noi, come Paese, ad aver firmato un protocollo che ci impone di abbattere i consumi energetici dell’80% entro il 2050. Ad esempio - e ci dispiace battere sempre lo stesso chiodo - dobbiamo lavorare su un patrimonio abitativo che si brucia il 40% dell’energia che consumiamo, la produzione e il consumo della quale sono il più grande inquinante che ci avvelena i polmoni. L’edilizia industriale, quella che è nata in Olanda e ha preso il nome di Energiesprong, ha fatto passi da gigante e ci sono tecnologie, che già la Germania sta usando, per riqualificare due edifici al minuto da qui al 2050 e farli diventare, tutti, nessuno escluso, produttori netti di energia pulita.

Sembra fantascienza, ma è già realtà. Eppure non ce n’è traccia nei programmi politici di sindaci, presidenti di regione, candidati premier (Cinque Stelle esclusi, che sul tema delle case passive sono da sempre sul pezzo), gli stessi che, quando interpellati, borbottano le solite frasi fatte sul tema ambientale, quasi fosse un dazio da pagare per accontentare qualche svalvolato prima delle elezioni. Cari i nostri elettori: il problema l’avete sotto gli occhi, le soluzioni pure. E pure voi, cari elettori, avete tutto il potere, oggi, per farglielo presente. Ce la diamo, una mossa? O vogliamo continuare, nel 2017, a morire di smog?

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