La Cina torna impero, la sua politica estera è da grande potenza

Gli ultimi mesi hanno salire la tensione con l’India. Cresce l’influenza in Medio Oriente, Asia Centrale e Africa, ma anche l’interesse verso i poli Nord e Sud. Il messaggio è chiaro: la seconda economia del mondo ora vuole difendere i propri interessi oltre che la stabilità internazionale

Congresso Pechino Cina 2017

Una sfilata a Huaibei, Cina orientale, per celebrare l’inizio del 19esimo Congresso nazionale, cominciato il 18 ottobre a Pechino

STR / AFP

23 Ottobre Ott 2017 1025 23 ottobre 2017 23 Ottobre 2017 - 10:25

Mentre a Pechino si alternano gli oratori e si confrontano le diverse visioni ed opinioni, il paese segue con attenzione quello che accade nel Congresso e cosa si dice. In Cina ci sono circa 60 diverse lingue e diverse etnie, anche molto differenti tra di loro. Esistono persino società matriarcali ed etnie indoeuropee, ma quando si tratta di discutere di unità del paese, sono tutti d’accordo. Il senso di unità nazionale è molto forte, è un collante che tiene unito un paese così complesso e variegato. L'occasione del Congresso del Partito Comunista è il momento più alto di partecipazione dove si vota e si decide, e i delegati nazionali portano la voce delle periferie.

Nonostante quello che si crede in occidente, in Cina la politica del "partito unico" non è monolitica, esistono correnti, ci sono mille sfaccettature e ci si confronta. Quando una posizione prevale, tuttavia, tutti seguono le direttive e si agisce. Non è possibile che una minoranza vada poi contro la maggioranza del partito. Si cerca di collaborare per il bene del paese.

Anche per quanto riguarda la politica estera, la Cina sta cambiando pelle e si sta trasformando. La seconda e forse la prima economia del mondo si rende conto che non può solo stare a guardare ma deve anche poter difendere i propri interessi oltre che difendere la stabilità internazionale. Ai cinesi non piacciono situazioni confuse e difficili da gestire.

Ecco perché la situazione come quella creatasi tra le due Coree, è diventata anche per la Cina un problema da risolvere. Negli ultimi mesi, il governo ha pre-pensionato e/o allontanato dal potere quasi un terzo dei propri generali, cercando di riformarlo e per portare nuove idee e forze giovani all'interno dell'Esercito Popolare Cinese (PLA). La vecchia dottrina stabiliva che fosse importante difendere la Corea del Nord per mantenere un certo cuscinetto tra la Corea del Sud, con forte presenza americana, ed il confine cinese. Questa vecchia concezione è ora caduta ed è per questo che la Corea del nord ha perso un alleato importante. Nessuno a Pechino vuole una guerra nucleare alle proprie porte, e questo è chiaro.

Pochi mesi fa si era anche creata una situazione di tensione molto elevata tra Cina e India. Uno scontro territoriale su un'area molto limitata che stava diventando una cosa seria. Su questa vicenda sono stati allontanati due generali cinesi che sembravano avessero creato ed esacerbato lo scontro per portare un conflitto più ampio con l'India, proprio alle porte del Congresso, mettendo in difficoltà il presidente Xi. Il tentativo è stato sventato ed il confronto nell'area è svanito nel nulla.

I cambiamenti nella politica estera si vedono innanzitutto nella gestione della crisi coreana. La vecchia dottrina stabiliva che fosse importante difendere la Corea del Nord per mantenere un certo cuscinetto tra la Corea del Sud, con forte presenza americana, ed il confine cinese. Questa vecchia concezione è ora caduta ed è per questo che la Corea del nord ha perso un alleato importante

Ci sono territori che sono ancora contesi ma sui quali Pechino non vuole cedere, come la porzione di mare della Cina a sud-est, tra Vietnam, Indonesia e Filippine, che rappresenta una specie di santo Graal che non si vuole cedere a nessun costo. In ballo ci sono enormi giacimenti di petrolio e gas sui quali ora Pechino cerca collaborazione con l’Occidente e condividerne i benefici. Il tema è sempre caldo, sembra quasi che le tensioni con la Corea del nord stiano quasi mettere in secondo piano il confronto con gli Stati Uniti sul controllo di quelle acque.

Quello che interessa quindi a Pechino è la stabilità. Le sue “guerre” le combatte con l'economia e la finanza, ma anche con la diplomazia degli investimenti, senza dover mostrare troppo i muscoli. Ma allo stesso tempo l’esercito si sta "facendo le ossa" intervenendo in Siria a fianco dei Russi, ma anche in Africa sotto la bandiera dei Caschi Blu. Russi e Cinesi si esercitano assieme per far capire al mondo che non esistono aree di influenza esclusiva degli interessi Usa e che confrontarsi con uno dei due paesi vuole dire poi vedersela anche con l'altro.

Il nuovo assetto dell'esercito Cinese fa capire sia la determinazione di contare di più nel mondo, sempre sotto l'egida della Nazioni Unite, ma anche di non essere più un attore passivo e remissivo.

Proprio ora che gli Usa sono sotto una guida, a dire poco, non chiara e senza strategia nel medio-lungo termine, i cinesi, assieme ai russi hanno ora la possibilità di ritagliarsi delle aree di influenza che difenderanno, come in medio Oriente, quindi tra Iran, Pakistan e Siria, in vaste aree dell’Africa dove l’Occidente è colpevolmente assente, ma anche in zone che non appaiono sui nostri giornali, come il polo sud dove lo scongelamento dei ghiacci sta rivelando enormi risorse naturali, e al polo nord con l'apertura di nuove rotte commerciali, ma anche di nuove aree di esplorazione e trivellazione, aree dove gli Stati Uniti sono praticamente assenti.

Il nuovo assetto dell’esercito cinese fa capire sia la determinazione di contare di più nel mondo, sempre sotto l’egida della Nazioni Unite, ma anche di non essere più un attore passivo e remissivo. Russi e Cinesi si esercitano assieme per far capire al mondo che non esistono aree di influenza esclusiva degli interessi Usa e che confrontarsi con uno dei due paesi vuole dire poi vedersela anche con l’altro

Da notare che negli atti del congresso si parla anche di programmi di finanziamento dei progetti più importanti per il paese, tra i quali la colonizzazione della Luna e il suo sfruttamento minerario, ma anche l'avvio del programma per recarsi su Marte.

Insomma, in questi giorni si decide il futuro dei prossimi cinque anni della Cina, ma questa volta la sensazione è che si parli di una leadership che punta ad andare oltre, scardinando il sistema dell'alternanza tra poteri proprio per combattere le connivenze tra fazioni che hanno fino ad ora coperto malgoverno e corruzione.

Mentre gli Usa giocano a fare i Cow Boys, i cinesi e russi pianificano il proprio futuro e della propria gente... ma in tutto questo, dove sta l’Europa?

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