Annie Warburton: «Far collaborare artigianato e scienza sarà la nostra salvezza»

Il 24 ottobre alla Triennale di Milano la direttrice creativa del Craft Council londinese spiegherà perché la manifattura in Gran Bretagna, in Europa, in Occidente ha un futuro. E che il mondo dell’arte e dell’artigianato ha molto da dirsi con quello dell’alta tecnologia.

Annie Warburton Linkiesta
24 Ottobre Ott 2017 1210 24 ottobre 2017 24 Ottobre 2017 - 12:10
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Annie Warburton è una donna ed è una filosofa. Lontana da ogni cliché, insomma. Da quello che vuole il lavoro manuale, artigiano, come una prerogativa prettamente maschile, a quello che vede i saperi teorici e astratti come la filosofia come antitetici al pensare con le mani tipico di chi produce cose. Sono altri tre, però, i luoghi comuni più infidi che Warburton sta sfidando: quello di chi crede che non ci sia futuro per la manifattura in Gran Bretagna, in Europa, in Occidente. Quello di chi crede che la manifattura non c’entri nulla con la capacità innovativa di un continente. Quello di chi è convinto che il mondo dell’arte e dell’artigianato non abbia niente da dirsi con quello dell’alta tecnologia.

Di questo Annie Warburton, irlandese, direttrice creativa del Craft Council londinese, l’istituzione britannica che sostiene, studia e promuove il lavoro dei nuovi artigiani del Regno Unito attraverso mostre, rassegne, percorsi di formazione e progetti di ricerca, parlerà oggi a Milano per un incontro Meet the Media Guru, alle ore 19.30 presso la Triennale di Milano. L’evento, a ingresso libero fino esaurimento posti, è organizzato in collaborazione con Innovation and Craft Society di Banca IFIS e vedrà la Warburton interagire con Stefano Micelli, professore di economia dell’Università Ca’ Foscari che per primo in Italia (e non solo) ha intuito il potenziale dell’artigianato come motore dell’innovazione e che con il suo libro “Futuro Artigiano” del 2011 ha vinto il Compasso D’Oro, premio dell’Associazione Designer Italiani, generalmente riservato a chi progetta cose per l’appunto.

«Il lavoro sull’innovazione che ho portato avanti, prima al craft council of Ireland, a Dublino, poi a Londra è quello di lavorare sull’innovazione in un senso più ampio - spiega -: come gli artisti possono contribuire all’innovazione? Come gli artigiani possono contribuire all’innovazione? Negli ultimi dieci anni c’è stata un’accelerazione clamorosa di processi simili nel mondo, nel pensare che chi fa le cose può essere parte di un processo innovativo, nel comprendere un’ovvietà che forse avevamo dimenticato: che il pensiero creativo è centrale per l’innovazione tanto quanto quello scientifico».

È necessario, innanzitutto, mettere al cuore dell’educazione l’artigianato e il lavoro manuale, innanzitutto, che è un viatico fondamentale per cambiare la cultura di un Paese. Bisogna spiegare le innumerevoli possibilità di carriera che possono dispiegarsi di fronte a un giovane che decida di intraprendere la strada del making e che oggi, a differenza di quel che accade con altri saperi e discipline, non sono nemmeno raccontati, e stimolare l’apprendistato per dare appigli concreti a tale racconto.

Annie Warburton

La sua ricetta è chiara ed è sintetizzata in un manifesto che ha presentato qualche anno fa per invitare il suo Paese a sposare la visione sua e del Craft Council: «È necessario, innanzitutto, mettere al cuore dell’educazione l’artigianato e il lavoro manuale, innanzitutto, che è un viatico fondamentale per cambiare la cultura di un Paese», spiega. «Inoltre - continua - è necessario spiegare le innumerevoli possibilità di carriera che possono dispiegarsi di fronte a un giovane che decida di intraprendere la strada del making e che oggi, a differenza di quel che accade con altri saperi e discipline, non sono nemmeno raccontati, e stimolare l’apprendistato per dare appigli concreti a tale racconto».

Ancora più importante, continua Warburton è far sì che non vi sia un atteggiamento negativo verso l’imprenditoria e il rischio imprenditoriale da parte di più giovani, «facendo sì che i loro professori diventino mentori dei loro progetti d’impresa, creando più occasioni possibili per farli lavorare assieme». Il tutto a un livello sovranazionale, «word class», dice lei, che travalichi i confini e che renda più ampia e densa possibile la rete dei saperi artigiani di alto livello.

Soprattutto, ed è questa a ben vedere la vera ossessione di Warburton, di una rete che metta in connessione il sapere scientifico-tecnologico con quello creativo e artistico della craft culture. Tra le tante case histories che presenterà nel suo evento milanese, Warburton ha voluto raccontare una: «Abbiamo lavorato con un impresa di tissue engineering che ci aveva chiesto una mano per un progetto di ricostruzione dei tessuti della trachea - racconta -: a loro serviva una specie di impalcatura esterna attorno alla quale si rigenerassero i tessuti corporei, ma non riuscivano a trovare nessuno in grado di progettare o di costruire questo manufatto di altissima complessità. Ovviamente c’è riuscito un artigiano, grazie alla sua creatività, alla sua conoscenza dei materiali, alla sua capacità di comprendere i problemi e risolverli».

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