92 anni e non sentirli, Napolitano critica il Rosatellum, ma salva Gentiloni

Al Senato l'atteso discorso dell'ex presidente. Re Giorgio se la prende con la scelta di ricorrere al voto di fiducia. Critica il vizio italiano di cambiare troppe leggi elettorali (specie a ridosso del voto), e denuncia le «forti pressioni» sul presidente del Consiglio

Napolitano Migliorista
25 Ottobre Ott 2017 1510 25 ottobre 2017 25 Ottobre 2017 - 15:10

È vero, alla fine voterà la fiducia. Dal suo punto di vista la stabilità del governo resta il primo aspetto da salvaguardare. Ma l’intervento di Giorgio Napolitano è tutt’altro che accondiscendente. Il presidente emerito prende la parola al Senato e critica il Rosatellum. Senza mai una parola fuori posto, si dilunga in un ampio discorso che evidentemente ha preparato con cura negli ultimi giorni. L’ex presidente della Repubblica boccia senza troppi appelli la scelta di porre la fiducia, decisione che ha finito per comprimere il ruolo del Parlamento. Né evita una bacchettata al vecchio vizio italico di cambiare troppo spesso la legge elettorale, non di rado negli ultimi scorci di legislatura.

Il suo era il discorso più atteso. Da quasi tre giorni i riflettori del Palazzo erano puntati sull’ex capo dello Stato. E alla fine Napolitano non sembra deludere chi aspettava la sua autorevole presa di posizione. Novantadue anni e non sentirli. Unica conseguenza del dato anagrafico è la richiesta di non parlare in piedi. «Signor presidente – esordisce rivolto a Pietro Grasso – la ringrazio in modo particolare per aver voluto considerare le mie difficoltà personali, consentendomi di prendere la parola da seduto a questo banco». Parla lentamente, Napolitano. Al suo fianco l’ultimo tesoriere dei Ds Ugo Sposetti. L’Aula ascolta in silenzio. Unico presidente della Repubblica ad essere confermato al Quirinale, Napolitano non gira attorno alle parole. Fin dalle prime battute ammette l’anomalia di un «così controverso iter della nuova legge elettorale». Il tema è proprio il ricorso al voto di fiducia, che il governo ha deciso per limitare il rischio di incidenti parlamentari. Prima alla Camera e ora al Senato. «Ma si può far valere l'indubbia esigenza di una capacità di decisione rapida da parte del Parlamento fino a comprimerne drasticamente ruolo e diritti, sia della istituzione, sia dei singoli deputati e senatori?». I dubbi del presidente emerito non riguardano il ricorso al voto di fiducia, evidentemente rispettoso delle procedure.
Ma la scelta di un percorso che ha precluso totalmente ogni forma di confronto parlamentare. «Quali forzature – si domanda ora Napolitano – può implicare e produrre il ricorso a una fiducia che sancisca la totale inemendabilità di una proposta di legge estremamente impegnativa e delicata?».

E’ vero, alla fine voterà la fiducia. Dal suo punto di vista la stabilità del governo resta il primo aspetto da salvaguardare. Ma l’intervento di Giorgio Napolitano è tutt’altro che accondiscendente

Già, perché Napolitano non nasconde i propri dubbi anche nel merito del Rosatellum. Non c’è dubbio che fosse necessario approvare una legge elettorale. Ma nel nostro Paese, specie nelle ultime legislature, si sono spesso sbagliati i tempi delle riforme. L’ex presidente cita l’anomalia «di troppo frequenti cambiamenti in Italia di una disciplina, come quella elettorale, che dovrebbe essere, ed è generalmente in Europa, costante per un lungo periodo e non essere modificata alla vigilia di elezioni politiche generali».
E poi, va bene una legge elettorale, ma che almeno sia apprezzata e condivisa al punto da reggere nel tempo. «Siamo sicuri – si chiede invece Napolitano – che quella ora in votazione possa reggere a lungo, che abbia un fondamento sufficientemente solido da proiettarsi in un orizzonte di ragionevole durata?». Del resto Napolitano apprezza la decisione di mutuare l’impostazione del Mattarellum, costruendo un mix di proporzionale e maggioritario. Ma per evidenziare uno dei principali limiti del Rosatellum cita proprio la legge elettorale del 1993, «dalla quale sarebbe stato coerente mutuare anche la netta distinzione tra le candidature nei collegi e quelle nelle liste dei partiti. Davvero non un semplice tecnicismo, come si è detto».

“Ma si può far valere l'indubbia esigenza di una capacità di decisione rapida da parte del Parlamento fino a comprimerne drasticamente ruolo e diritti, sia della istituzione, sia dei singoli deputati e senatori?"

Napolitano giustifica il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Anzi, davanti ai senatori ne difende apertamente l’operato. Definisce «singolare e sommamente improprio» addossare al premier «la responsabilità di una fiducia che garantisse l’intangibilità della proposta in quanto condivisa da un gran numero di partiti». Inutile negare che i rapporti tra Napolitano e Matteo Renzi siano ai minimi. Un tempo suo grande sponsor, oggi la distanza tra l’ex inquilino del Quirinale e il segretario dem è evidente. Tra gli osservatori c’è chi individua proprio in questo passaggio un chiaro riferimento al leader Pd. «Il presidente Gentiloni – spiega Napolitano – sottoposto a forti pressioni ha dovuto aderire, e me ne rammarico, a quella convergente richiesta, proveniente peraltro da quanti avrebbero potuto chiedere il ricorso alla fiducia non già su tutte le parti sostanziali della legge, ma su punti considerati determinanti, che non ebbero la lucidità e il coraggio di fare». Del resto non è un mistero.
Più volte, anche in passato, Napolitano ha criticato le derive della politica italiana. Rimostranze già espresse durante uno storico discorso davanti al Parlamento in seduta comune, non appena rieletto presidente. Anche oggi Napolitano punta il dito contro «la sedimentazione in questi decenni, nella sfera della politica, di chiusure, di faziosità, di derive verso meri scontri di potere e anche di personalismi dilaganti». Alla fine, però, prevale la ragion di Stato. Napolitano assicura che voterà la fiducia al governo, «con tutte le problematicità e le riserve che ho cercato di motivare». Non tanto, forse, per convinzione, ma «per salvaguardare il valore della stabilità».

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