Altro che Cinque Stelle, in Italia la democrazia diretta vive grazie ai Radicali

Venerdì Radicali Italiani depositerà a Montecitorio 70mila firme per una legge popolare sull’immigrazione. Un anno fa ne hanno raccolte 68mila per la legalizzazione della cannabis e poco prima 67mila per l’eutanasia. E poi il referendum romano sul trasporto pubblico e le delibere popolari lombarde

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26 Ottobre Ott 2017 0751 26 ottobre 2017 26 Ottobre 2017 - 07:51

L’appuntamento è fissato per venerdì mattina a Montecitorio. Quando Emma Bonino e Radicali Italiani di Riccardo Magi, insieme alle organizzazioni che hanno partecipato all’iniziativa, depositeranno agli uffici della Camera oltre 80mila firme. Sono le sottoscrizioni raccolte negli ultimi sei mesi a sostegno della legge popolare “Ero Straniero - L'umanità che fa bene”, per cambiare la Bossi-Fini sull’immigrazione e superare il reato di clandestinità. Si può essere più o meno a favore dell’iniziativa, ma un merito bisogna riconoscerlo: nell’epoca dell’antipolitica c’è ancora chi riesce a coinvolgere i cittadini. Con buona pace dei Cinque Stelle, in Italia la democrazia diretta vive grazie ai Radicali. Un banchetto dopo l’altro, dai referendum degli anni Settanta all’ultima iniziativa sui migranti, in quarant’anni il movimento che fu di Marco Pannella ha raccolto quasi sessanta milioni di firme. Solo negli ultimi cinque anni Radicali Italiani ha portato all’attenzione della politica - a forza di decine di migliaia di sottoscrizioni - tutti quei temi colpevolmente esclusi dall’agenda di palazzo. Per farsi un’idea basta citare le 68mila firme a favore della legalizzazione della cannabis e le 67mila per l’eutanasia, ma anche il referendum romano sulla messa a gara del trasporto pubblico locale e le delibere popolari sul testamento biologico e la cannabis terapeutica in Lombardia.

L’esito dell’ultima battaglia è quasi sorprendente. «Mentre il dibattito pubblico sui migranti è dominato dalla paura e dalla demagogia - raccontano i radicali - abbiamo raccolto oltre 80mila firme nelle piazze e nelle strade d’Italia spiegando ai cittadini le nostre proposte per cambiare le politiche sull’immigrazione attraverso l’accoglienza, il lavoro e l’inclusione. Un successo che non era affatto scontato». Il provvedimento è a suo modo rivoluzionario, prevede l’apertura di canali legali e sicuri di ingresso per lavoro nel nostro paese e misure per l’inclusione sociale e lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati. Oltre all’abolizione del reato di clandestinità. Una sfida inedita per i Radicali, protagonisti della campagna insieme a diverse realtà del mondo cattolico. «Lo stesso Papa Francesco - ricordano - ha sostenuto pubblicamente in più occasioni la nostra iniziativa».

Negli ultimi cinque anni Radicali Italiani ha portato all’attenzione della politica - a forza di decine di migliaia di firme - tutti quei temi colpevolmente esclusi dall’agenda di palazzo. Per farsi un’idea basta citare le 68mila firme a favore della legalizzazione della cannabis e le 67mila per l’eutanasia, ma anche il referendum romano sulla messa a gara del trasporto pubblico locale e le delibere popolari sul testamento biologico e la cannabis terapeutica in Lombardia

E poi ci sono le battaglie storiche. Lo scorso anno Radicali Italiani, l’associazione Luca Coscioni e le più importanti organizzazioni antiproibizioniste italiane hanno raccolto circa 68mila firme per una legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione di commercio, produzione e consumo di cannabis. Le sottoscrizioni raccolte nei sei mesi previsti dalla legge e depositate a Montecitorio sono state quasi 60mila: in tempi di disaffezione verso la politica non è poco. Peccato che il testo, accorpato ad altre proposte di legge, sia stato profondamente snaturato in Parlamento, dove oggi rimane solo la parte relativa alla cannabis terapeutica. Probabilmente se ne riparlerà la prossima legislatura. Risale a qualche anno fa, invece, la campagna EutanaSiaLegale. Un’altra legge popolare, su eutanasia e testamento biologico, depositata a Montecitorio nel 2013. Stavolta le firme raccolte in tutta Italia da Radicali Italiani e dall’associazione Coscioni sono state oltre 67mila.

A volte i cittadini vengono coinvolti su iniziative storiche del movimento. Altre volte le battaglie sono più specifiche, e per questo la sfida diventa ancora più difficile. A Roma in pochi pensavano che i Radicali riuscissero a raggiungere l’obiettivo di un referendum consultivo per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico. Eppure la scorsa estate, in soli tre mesi, il movimento di Magi ha raccolto 33mila firme in tutta la città. A norma di legge, per dire, ne sarebbero bastate 29mila. Una partita giocata da soli, senza alcun supporto dell’amministrazione capitolina (il Pd romano ha dato una mano solo alle ultime battute della raccolta firme). Intanto il referendum locale ha conquistato la ribalta nazionale. Nel giro di poche settimane l’interessamento di esperti ed economisti ha trovato ampio spazio sui giornali e nel dibattito politico. A distanza di qualche mese, come è finita? Gli uffici del Campidoglio stanno ancora ultimando le verifiche, la prossima settimana dovrebbe arrivare la risposta. «Praticamente - ride il segretario Riccardo Magi - ci abbiamo messo meno tempo noi a raccogliere le firme che loro a contarle». Se, come sembra, sarà confermata la validità delle sottoscrizioni, la sindaca Raggi avrà tempo fino al 31 gennaio per indire il referendum consultivo. La votazione dovrà tenersi in una domenica tra marzo e giugno del prossimo anno.

Ancora una volta si conferma il ruolo dei Radicali, rimasti tra i pochi difensori della democrazia diretta in Italia. «Per il referendum romano si sono mossi trecento volontari - racconta Magi - in alcuni giorni abbiamo organizzato fino a 40 banchetti per la raccolta firme in tutta la città. Uno sforzo e una presenza che oggi solo pochi partiti sono in grado di garantire». Tutto a fronte di un movimento dalla grande eredità storica, ma dai numeri ancora contenuti. Oggi Radicali Italiani può contare su un migliaio di iscritti, che versano una quota di almeno 200 euro annui. «Anche se proprio le raccolte firme degli ultimi anni - insiste il segretario - stanno facendo avvicinare al movimento tanti giovani e giovanissimi».

La scorsa estate il movimento di Magi ha raccolto 33mila firme a Roma per un referendum sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico. Che fine hanno fatto? Gli uffici del Campidoglio stanno ultimando le verifiche, la prossima settimana dovrebbe arrivare la risposta. «Praticamente - ride il segretario - ci abbiamo messo meno tempo noi a raccogliere le firme che loro a contarle». Ma entro gennaio la sindaca dovrà fissare la data del voto.

Nel 2015 i Radicali romani hanno raccolto seimila firme per depositare due proposte di delibera popolare su temi strettamente connessi all’inchiesta di Mafia Capitale. Il superamento dei campi rom e la riforma del sistema di accoglienza dei rifugiati. Ma non c’è solo Roma. Lo scorso anno l’associazione Enzo Tortora Radicali Milano ha presentato alla Regione Lombardia altre due proposte di delibera popolari, raccogliendo in totale 15mila firme. Un’iniziativa è finalizzata all’istituzione del Registro regionale dei testamenti biologici, l’altra alla regolamentazione della cannabis terapeutica in Lombardia. «Eppure in questi due anni - raccontano i radicali - il consiglio regionale non le ha mai calendarizzate, nonostante la legge regionale lo imponga». Da Milano al Piemonte, dove negli ultimi anni i radicali dell'associazione Adelaide Aglietta hanno promosso delibere e petizioni popolari a Torino e alla Regione su tantissimi temi: dall’anagrafe degli eletti al registro delle unioni civili, dal testamento biologico al Piano di abbattimento delle barriere architettoniche.

Ecco uno dei tanti problemi legati alla sovranità popolare in Italia. I radicali puntano il dito contro le norme “medievali e discriminatorie” che regolano la raccolta delle firme per referendum e leggi di iniziativa popolare. «Nell’epoca del digitale - racconta Magi - abbiamo ancora una legge del 1970 che impone di raccogliere le firme in cartaceo, alla presenza di un autenticatore». A cui si aggiunge l’onere, per i promotori dell’iniziativa, di certificare ciascuna sottoscrizione. Un ostacolo che di fatto lascia questi strumenti di democrazia diretta in mano solo ai grandi apparati sindacali e di partito. Nasce da qui la prossima grande battaglia di Radicali Italiani. Una riforma complessiva per aprire effettivamente a tutti i cittadini l’accesso agli strumenti di partecipazione popolare . L’iniziativa prevede la possibilità di sottoscrivere online referendum e leggi popolari attraverso la propria identità digitale, ma anche che ad attestare la regolarità delle firme siano gli stessi promotori e che la certificazione non sia più a loro carico. Una riforma che applichi effettivamente le forme di democrazia diretta già previste dalla nostra Costituzione, «nonostante le resistenze di molte forze politiche». La legge di iniziativa popolare è pronta. Nei prossimi mesi i radicali inizieranno a raccogliere le firme. Tanto per cambiare.

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