La triste parabola di Alitalia Maintenance Systems, da gioiello a sfasciacarrozze

A un anno e quattro mesi dall’acquisto dell’ex Alitalia Maintenance Systems da parte della società di Miami Iag, i sindacati lanciano nuovi allarmi: i magazzini sono stati svuotati, sono stati solo smontati due motori e la società non paga i magazzini di Alitalia Lai

Alitalia Motore

TIZIANA FABI / AFP

TIZIANA FABI / AFP

27 Ottobre Ott 2017 1200 27 ottobre 2017 27 Ottobre 2017 - 12:00
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Da revisori di motori di aerei a demolitori “aeronautici”. È l’involuzione dell’ex Alitalia Maintenance Systems, fallita nel 2015 e i cui asset sono stati venduti all’asta un anno e quattro mesi fa a una società di Miami, la IAG(International Aerospace Group), dalla curatela fallimentare nominata dal tribunale di Roma. Secondo quanto riportano i lavoratori della società che per anni ha revisionato i motori dell’ex compagnia di bandiera e che era considerata un fiore all‘occhiello dell’aviazione italiana, in questi mesi non ci sono stati segni di ripresa di un’attività di revisione e manutenzione. In un anno sono stati smontati solo due motori di aereo, uno dei quali era peraltro presente da tempo nei magazzini della società, situata nel sedime aeroportuale di Fiumicino.

Per i rappresentanti sindacali è uno dei segnali di preoccupazione che hanno caratterizzato tutta la fase successiva all’acquisizione. Un secondo segnale è stato il trasporto a Miami, pezzo dopo pezzo, di quasi tutti i materiali che erano presenti nei magazzini romani. Un terzo è il fatto che, a quanto risulta ai sindacati, la società non starebbe pagando l’affitto degli stessi magazzini, di proprietà di Alitalia Lai, la bad company della vecchia compagnia di bandiera che ha come scopo il rimborso dei creditori al 2008 e pare anche le utenze facenti capo ad Alitalia SAI. Ci sarebbero anche ritardi nel pagamento degli spedizionieri. Facendo la somma di queste situazioni, i rappresentanti dei lavoratori sono sempre più dubbiosi sull’impegno preso dalla società IAG e dal suo proprietario, l’imprenditore colombiano Mauricio Luna, di assumere 175 lavoratori sui 237 precedenti, quasi tutti ingegneri e tecnici di alta professionalità. Il primo anno erano state promesse 66 assunzioni. Per ora, dicono i sindacati, ne sono state effettuate 40-45, di cui solo una manciata ha da pochi giorni visto trasformati in contratti a tempo determinato in indeterminato.

«Ci sono molti problemi: ci sono fitti non pagati per l’utilizzo del capannone, ci sono ritardi e inadempienze nelle autorizzazioni - commenta Francesco Alfonsi, segretario nazionale Ugl Trasporto Aereo -. Noi non abbiamo mai creduto in questo progetto industriale, che è nato morto, senza prospettive né di medio né di breve periodo. Quelli di IAG sono arrivati senza un piano industriale, senza rispettare gli impegni che si erano presi con il ministero, quanto a lavoro e tipo di mansioni da realizzare.

Secondo Alfonsi il numero uno di IAG, Luna, «non ha il know how perché a Miami il suo core business è quello del trading. Ha preso il know how dai lavoratori di Ams, che ha portato in Florida. Non ha neanche le finanze per fare quello che ha promesso. Servirebbero 20 milioni di euro per investire sui macchinari, ora obsoleti, e soprattutto per recuperare i pezzi, dato che il magazzino è stato completamente svuotato».

«Iag non ha il know how perché a Miami il suo core business è quello del trading. Ha preso il know how dai lavoratori di Ams, che ha portato in Florida. Non ha neanche le finanze per fare quello che ha promesso. Servirebbero 20 milioni di euro per investire sui macchinari, ora obsoleti, e soprattutto per recuperare i pezzi, dato che il magazzino è stato completamente svuotato».

Francesco Alfonsi, segretario nazionale Ugl Trasporto Aereo

Fabio Ceccalupo, segretario Rsa di Ugl dell’ex AMS racconta una situazione in cui i 40 lavoratori finora si sono limitati a fare lavori che esulano dalle attività motoristiche, occupandosi di sistemare i locali. «Sappiamo che continua a ingaggiare persone a Miami. Queste, che poi rivengono messe in mobilità al loro rientro a Roma, ci riferiscono che utilizzano il loro know how per addestrare il proprio personale in Florida», aggiunge. Purtroppo, di questa vicenda, qualcuno vede il bicchiere mezzo pieno e la stragrande maggioranza vuoto. Ovvio che il nostro auspicio era ed è quello di vedere rioccupati tutti con dietro una società forte ed un progetto serio e solido ma, finora, no si è visto nulla di tutto questo.E’ preoccupante che, anche quei pochi non se ne rendano conto".

Uno dei punti che sta rendendo complicati i rapporti è il fatto che gli incontri al ministero dello Sviluppo economico sono stati spesso rinviati o hanno visto la partecipazione di figure dell’azienda senza poteri decisionali. Riassume Emiliano Fiorentino, segretario nazionale Fit-Cisl. «L’ultimo incontro a Mise, del 28 settembre, non ha portato nulla di fatto, se non l’ennesima conferma dell’inaffidabilità della società che ha rilevato l’asset oramai da 15 mesi. Le intenzioni ogni volta sembrano essere buone, ma a queste non seguono atti concreti che portano verso la soluzione che rilanci l’attività e l’occupazione». Secondo il rappresentante della Fit-Cisl «questa instabilità ha ormai generato una situazione di stallo sia nei confronti delle istituzioni che con le parti sociali. Abbiamo richiesto anche degli incontri con Enac per la verifica della certificazione di impresa e delle certificazioni del personale. Auspichiamo una soluzione in tempi brevissimi, magari proprio ripartendo da un piano industriale serio e credibile».

Come spiega Claudio Arbotto, segretario Rsa della Fit-Cisl dell’ex Alitalia Maintenance Systems, il problema è che non si vedono segnali di una volontà di un ritorno alla revisione dei motori. «Per assorbire i costi fissi, bisognerebbe effettuare 38/40 revisioni all’anno. Se ci si limita ai tear-down, cioè allo smontaggio dei motori per venderne i pezzi, bisognerebbe farne una marea, perché servono solo un paio di persone per un paio di giorni. Difficilmente facendo quel lavoro potremmo superare i 70-80 dipendenti, non i 175 promessi».

«L’ultimo incontro a Mise, del 28 settembre, non ha portato nulla di fatto, se non l’ennesima conferma dell’inaffidabilità della società che ha rilevato l’asset oramai da 15 mesi. Le intenzioni ogni volta sembrano essere buone, ma a queste non seguono atti concreti che portano verso la soluzione che rilanci l’attività e l’occupazione»

Emiliano Fiorentino, segretario nazionale Fit-Cisl

Tra le azioni delle organizzazioni sindacali c’è la richiesta di un incontro con il giudice del commissariamento di Alitalia Lai, a cui chiedono conto del mancato affitto per l’uso dei capannoni di proprietà della società in amministrazione straordinaria che sta liquidando i beni dell’ex compagnia di bandiera. «Ci risulta che dal settembre del 2016 la IAG non abbia mai pagato l’affitto e anche le utenze che sembrerebbero a carico di Alitalia, per una cifra che ormai è pari a circa 700-800 mila euro - dicono i sindacati -. Abbiamo avuto segnalazioni di una messa in mora anche da parte dello spedizioniere Dhl, la società di cui si sono serviti per svuotare il proprio magazzino. Altre segnalazioni- proseguono - ci dicono che ora utilizzano FedEx».

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