XFactor? Resta un’ottima alternativa al Tavor

Il talent di Sky musicalmente è il Tavor, un sonnifero. Grazie a Luca Tommasini è una gioia per gli occhi, meno per le orecchie. Nessuna stecca dei concorrenti. Più o meno sanno cantare tutti. Solo che non te ne accorgi

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Foto dalla pagina Facebook di X Factor

Foto dalla pagina Facebook XFactor

27 Ottobre Ott 2017 1000 27 ottobre 2017 27 Ottobre 2017 - 10:00

«Sei un signore che canta molto bene, mi sono annoiata a morte dall'inizio alla fine, credo che ti sostituirò al Tavor per dormire meglio». Questo il commento di Mara Maionchi al concorrente che, in buona sostanza, ha cantato meglio nel corso dei primi Live Show di X Factor. Rubiamo volentieri le sue parole perché, davvero, non ci viene in mente modo migliore per descrivere il buongiorno di questa edizione del talent di Sky. Perché X Factor musicalmente è il Tavor. Non che negli anni precedenti, salvo qualche sporadico guizzo, sia stato qualcosa di molto diverso, per carità.

X Factor si riconferma innanzitutto come una gioia per gli occhi (lo vogliamo ringraziare Luca Tommassini? Sì, ringraziamolo, è lui che salva il carrozzone, dopotutto). Un po' meno per le orecchie. Non che si siano sentite particolari stecche da parte dei concorrenti, quest'anno di minima sanno cantare più o meno tutti. Il fatto è che non te ne accorgi. Che tu stia cucinando, limando le unghie dei piedi o twittando all'impazzata come fanno i millennials e quelli che vogliono sentirsi tali, non smetterai di farlo ascoltando una delle voci che arrivano dal palco. Il cliché della musica da supermercato, di quella in sottofondo mentre vai a fare la spesa che non è male ma non te ne accorgi nemmeno mentre muovi il carrello dal reparto frutta a quello dei surgelati va ancora di moda? Perché qui tornerebbe utilissimo per illustrare la situazione.

Non siamo così naïf da aver creduto finora che X Factor fosse altro rispetto a un semplice show televisivo. "Semplice" mica tanto, anche perché quelli di Sky vogliono fare sempre "i di più", come si dice a Bari e dintorni. E ci riescono pure. Cosa ne sarebbe di Sem & Stenn, il duo sinthpop di Manuel Agnelli senza le scenografie di Tommassini, le loro mossette e il look smaccatamente glam? Niente, a parte una coppia di concorrenti (stonati, stonatissimi) per la prossima edizione di Pechino Express. Praticamente, le nuove Donatella.

Inutile soffermarsi sui dodici (meno uno, tale Lorenzo, eliminato iersera) arrivati ai Live Show, dunque. Ad una prima occhiata, la finale se la giocano Rita-Ha-Avuto-Una-Vita-Difficile-Bellanza, Samuel Storm, Sem & Stenn + Camille. Pace e amen. Anche perché se davvero vi siete appassionati alla gara canora, sentitevi liberi di fare un tutorial su YouTube per spiegarci come si fa.

Ai coach non è che gli freghi granchè dei concorrenti. Lo si capisce dalle assegnazioni. Mara ha un proprio gusto personale, musicalmente raffinato e classico, che impone ai suoi tre pupilli non importa chi siano e quale estensione vocale abbiano. Levante è dolcissima, quando parla sembra una camomilla troppo zuccherata, ma le sue scelte per ora sono state piuttosto banali e scontate. Agnelli ha fatto Manuel Agnelli, ovvero un Morgan che s'è preso del sedativo per cavalli, ma la sua ricerca dello strambo a tutti i costi diventa più un capriccio che un'esigenza artistica.

Di gran lunga più interessante, le diatribe in giuria, da tempo assopita e quest'anno, grazie al ritorno della Maionchi, di nuovo arena in odore di lotta greco-romana. Levante e Fedez, che c'entri o meno la presunta gelosia di Chiara Ferragni, non si stanno simpatici, Agnelli e Maionchi ancora meno. Praticamente questi quattro hanno passato l'ora e mezza di puntata a punzecchiarsi fino a gridarsi proprio in faccia. E questa era solo la prima. Però qui stiamo a Sky e alzare la voce non è trash, non fa provincia, mica è Grande Fratello Vip. Resta sempre chic, parzialmente scremato, ma chic. Un conto è gridare in vestaglia e pattine, un altro è farlo in un completo Armani, del resto.

In ogni caso, poco ma sicuro esistono ottimi presupposti per un Celebrity Death Match senza pongo. Anzi, facciamo così: dite a Tommassini (se ieri sera è riuscito a piazzare un uomo nudo impigliato in una ragnatela durante un'esibizione può fare tutto, ogni cosa) di mettere un ring sul palco al posto del palco stesso e lasciamo che questi quattro si sfoghino a dovere. Pure vestiti bene, anzi, meglio.

Soprattutto perché Agnelli, Levante, Fedez e Maionchi saranno pure i giudici, i coach, i migliori amici di questi ragazzi per i prossimi mesi. Ma a ben vedere non è che gli freghi granchè di loro. Lo si capisce dalle assegnazioni. Mara ha un proprio gusto personale, musicalmente raffinato e classico, che impone ai suoi tre pupilli non importa chi siano e quale estensione vocale abbiano. Levante è dolcissima, quando parla sembra una camomilla troppo zuccherata, ma le sue scelte per ora sono state piuttosto banali e scontate. Agnelli ha fatto Manuel Agnelli, ovvero un Morgan che s'è preso del sedativo per cavalli, ma la sua ricerca dello strambo a tutti i costi diventa più un capriccio che un'esigenza artistica.

X Factor è bello, una gioia per gli occhi, tipo un documentario sulla barriera corallina. Avete mai avvertito la necessità di sentire un corallo parlare o, magari, cantare? Ecco, no. Potreste guardare le puntate con dei bei tappi, di quelli che si comprano in farmacia e toglierli solo quando inquadrano i giudici che se le danno di santa ragione.

Fanalino di coda Fedez, veterano nella giuria del talent tanto da poterlo ormai definire "ripetente". Artefice di un'assegnazione criminale, Adam's Song dei Blink 182 a un ragazzino con la voce, lo stile e l'attitude di un One Direction, il Comunista con Rolex ci ha inflitto pure il suo nuovo singolo, sempre in combutta, pardon in featuring, con lo "zio" J-Ax. Titolo: Sconosciuti da una vita, sul palco durante la canzone gigantografie della faccia della Ferragni, verso top: "Ti accarezzo come Elsa di Frozen, non vorrei però ti ghiaccio il cuore". Da quel momento le orecchie del pubblico in studio e di quello a casa hanno cominciato a sanguinare spontaneamente lava.

Per quanto già dolorosissima, non è finita qui: Fedez ha toppato davvero qualunque mossa alla prima. Che dire di quando ha definito internet e chi commenta sui social "una cloaca"? Oltre ai complimenti per la ricercatezza del termine, bravo Federico, hai studiato, verrebbe proprio da dire al rapper che se quella "cloaca" non esistesse, se nessuno commentasse più, nel bene o nel male, sui social i suoi selfie "Supreme" o quelli della sua seguitissima compagna, probabilmente lui stesso perderebbe pure l'ultimo scampolo di motivazione per restare aggrappato a quella poltroncina. Anzi, senza quella "cloaca" non sarebbe nemmeno nato diventando poi noto al grande pubblico. Beh, messa così, hai ragione Federico: questa storia dell'internet è una grandissima sóla, torniamo ai tempi del tamagotchi che sicuro almeno acusticamente faceva meno danni.

X Factor è bello, una gioia per gli occhi, tipo un documentario sulla barriera corallina. Avete mai avvertito la necessità di sentire un corallo parlare o, magari, cantare? Ecco, no. Potreste guardare le puntate con dei bei tappi, di quelli che si comprano in farmacia e toglierli solo quando inquadrano i giudici che se le danno di santa ragione. È un consiglio, se vi va seguitelo.

Altrimenti l'unico lato positivo è che risparmierete sul Tavor. Notti calme, sogni belli, filtrofiore X Factor Sky.

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