Perché gli inglesi chiamano le sterline "quid"?

I soldi hanno sempre avuto, nella storia, molti nomi e soprannomi. Questo, usato in Inghilterra, resiste nei secoli e ai cambi di valute. E deriva, forse, dal latino

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Daniel SORABJI / AFP

28 Ottobre Ott 2017 0750 28 ottobre 2017 28 Ottobre 2017 - 07:50

I soldi hanno tanti nomi. In particolare, tanti soprannomi. Il dollaro, per chi dovesse averne dimestichezza, è anche chiamato “buck”, forse come ricordo delle antiche “buckskin”, cioè le pelli di daino che commerciavano nel XIX secolo lungo la frontiera americana. Gli inglesi per indicare la sterlina usano anche, in via colloquiale, un’altra parola (tra le tante): quid. Come mai?

La risposta non è certa. Come sempre lo slang è un brutto cliente, quando si tratta di tracciarne storia e origine. Secondo l’Oxford English Dictionary, per trovare la prima attestazione si deve risalire fino al 1661, in un passaggio dello pseudonimo Pietro Aretino (in realtà era Daniel Defoe), in Strange Newes form Bartholomew Fair: “The fool lost his purse, but we know how not; for the reckoning being suddenly brought in, his Quids were vanisht”.

Eccoli, i quid. Oggi indicano la sterlina, una volta si riferivano alla sovrana e alla ghinea. La valuta cambia, ma la parola rimane. Sempre legata al concettto essenziale: il soldo. Tralasciando alcune ricostruzioni fantasiose, relative a fantomatiche zecche in paesini chiamati Quidhampton, l’ipotesi più probabile sulla provenienza della parola rimanda al latino. O meglio ad alcune espressioni latine di sostanza (nel senso, ancora, di “soldi”).

Una di queste, la più accreditata, sarebbe quid pro quo, ovvero “una cosa in cambio di un’altra”. L’applicazione al denaro come metodo di pagamento (il quid) sarebbe rimasto nell’uso, appicicandosi alla moneta e uscendo dalla frase fatta. In francese, ribadiscono i linguisti per rafforzare la propria tesi, ci sarebbe un parallelismo: “quibus” (in italiano un conquibus), che deriva da un’altra espressione latina, quibus fiunt omnia, “ciò grazie a cui tutto viene compiuto”, non è altro che una perifrasi per indicare il denaro. Parlare di soldi è sempre un tabù. In certe epoche lo era perfino nominarli. Questi modi di dire, eleganti e insinuanti, lasciavano capire senza dover dire.

Insomma, a ben guardare quid deriverebbe – che scarsa originalità – da quid. E la “cosa”, la “sostanza non definibile”, il quid insomma, altro non sarebbe che il denaro, il solito vile denaro, grazie al quale ogni cosa può accadere. Se è solo questo, si capisce allora perché il povero Alfano, ai tempi, non ce l’aveva – e Berlusconi, invece, sì.

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