Tutto quello che sapete sull’immigrazione è sbagliato

Siete terrorizzati dagli stranieri? Pensate sia un’emergenza? Avete la sindrome dell’invasione? Tranquilli, non sta succedendo nulla di tutto questo (soprattutto se non abitate in una grande città): bastano un po’ di dati e qualche esempio

Sadiq Kahn Linkiesta

Sadiq Kahn, immigrato pakistano di seconda generazione e attuale sindaco di Londra

LEON NEAL / AFP

28 Ottobre Ott 2017 0730 28 ottobre 2017 28 Ottobre 2017 - 07:30

È lo spettro che si aggira per l’Europa, perlomeno in questo scorcio di ventunesimo secolo. Parliamo dell’immigrazione, ovviamente, un processo che sta cambiando i connotati alle agende politiche, distruggendo partiti, alzando muri - o minacciando di farlo - là dove fino a pochi mesi fa c’erano frontiere aperte. A monte di tutto, una premessa che tutti o quasi danno per scontata: che si tratti di un’emergenza e che come tale vada trattata. Che “se mettiamo un muro, o l’esercito alle frontiere smetteranno di arrivare”. O che se “li aiutiamo a crescere a casa loro, smetteranno di partire”.

Ecco: spiacenti di deludervi. Ma no, niente di tutto questo ha senso. No, le migrazioni non sono un’emergenza. No, la gente non smetterà di partire, di muoversi, di arrivare, né se gli darete il pesce, e nemmeno se gli darete la canna per pescare. E no, peraltro, l’Europa è un continente che è solo tangenzialmente interessato dalla questione migratoria. E quando lo è, in modo significativo, la soluzione ai problemi dei migranti sono anche un’opportunità di sviluppo economico e sociale, oltre che un fattore di inversione demografica non irrilevante e fondamentale, per l’unico continente al mondo la cui popolazione decresce.

A dirlo sono i numeri. Più precisamente i numeri raccolti da un rapporto del World Economic Forum pubblicato il 25 ottobre, intitolato “Migration and its impact on cities”, le migrazioni e il loro impatto sulle città. Che smonta un bel po’ di luoghi comuni. E che ha il pregio, soprattutto, di inquadrare il problema da un punto di vista globale. Un rapporto delle cui numerose evidenze che emergono ne abbiamo scelte cinque.

Le migrazioni (e non la stanzialità) sono il futuro del mondo
No, dicevamo: le migrazioni non sono un’emergenza, ma una tendenza inesorabile e inevitabile che sta cambiando il modo in cui abitiamo il pianeta. Di fatto, la rappresentazione plastica di una parola come “globalizzazione” che molto spesso pronunciamo senza saperle dare un significato preciso. Mentre state leggendo questo articolo, nel mondo ci sono più di un miliardo di persone che sono emigrate o che stanno migrando: parliamo di un settimo della popolazione globale. Nello stesso momento, 66 milioni di persone hanno in animo di migrare nei prossimi dodici mesi. E 23 milioni tra loro si stanno gia preparando per farlo.

Se pensate che l’Europa sia immune da pulsioni migratorie siete fuori strada e di molto. Un abitante su cinque dell’Unione Europea, infatti, vorrebbe migrare da dove vive, sette punti in più rispetto alla media globale, poco meno degli abitanti del Nord Africa e del Medio Oriente devastati da miseria e carestie (22%)

I migranti vogliono andare nelle metropoli, non in Occidente
Se state già preparandovi con malta, mattoni e filo spinato, vi diamo una notizia: buona parte di quei migranti non stanno venendo da voi. Almeno, questo ci dice la storia recente: del miliardo di migranti, sono solo 244 milioni quelli che sono usciti dal loro Paese. I restanti 763 milioni di migranti si sono mossi per raggiungere un’altra area della nazione in cui già vivevano E come i nostri migranti degli anni ’50, si stanno muovendo per raggiungere le grandi metropoli del loro Paese. In Africa, dove la crescita urbana è undici volte superiore a quella delle città europee. In India, dove la migrazione interna è raddoppiata tra il 2001 e il 2011. E soprattutto in Cina, nei confini della quale ci sono più di 220 milioni di migranti diretti verso le metropoli della costa pacifica, quasi quanti se ne muovono da un Paese all’altro in tutto il resto del mondo. Sydney, Londra e New York, tanto per fare tre esempi, sono città in cui un terzo della popolazione è migrante. Una percentuale che supera addirittura il 62% a Bruxelles e l’83% a Dubai.

Anche noi europei siamo migranti (o vorremmo esserlo)
Se è vero che ci si muove prevalentemente dalle campagne alle città, vuol dire che le migrazioni riguardano tutti, non solo gli abitanti dei Paesi poveri o in via di sviluppo. Quel che cerchiamo nelle metropoli ci accomuna tutti: la modernità, le opportunità economiche, l’emancipazione da un contesto culturalmente arretrato, una vita culturale più stimolante. Ad esempio, se pensate che l’Europa sia immune da pulsioni migratorie siete fuori strada e di molto. Un abitante su cinque dell’Unione Europea, infatti, vorrebbe migrare da dove vive, sette punti in più rispetto alla media globale, poco meno degli abitanti del Nord Africa e del Medio Oriente devastati da miseria e carestie (22%). Curiosità: il luogo nel quale ci sono meno persone che se ne vogliono andare - solo sette su cento - è il sud est asiatico.

In Italia non c’è nessuna grande invasione
Dovreste già esserci arrivati da soli, se siete intelligenti: in Italia non ci sono molte metropoli e di conseguenza non c’è nessuna grande invasione. Per dire: la città italiana con più migranti al suo interno - interni o esterni che siano - è Milano, col 19% di popolazione che viene da fuori. Il resto è quasi ordinaria amministrazione: per i migranti che si spostano da una nazione all’altra, siamo l’undicesimo Paese di destinazione dopo gli Stati Uniti, la Germania, il Canada, il Regno Unito, la Francia, l’Australia, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, la Russia e la Spagna. E in percentuale sul totale della popolazione hanno più migranti di noi anche Paesi come l’Ucraina, la Svizzera, il Kazakhstan, la Giordania.

I migranti spaventano chi non ce li ha
In Europa i migranti si muovono nel 61% dei casi verso le grandi città e solo il restante 39% si dirige verso città medie (25%) e aree rurali (14%). In altre parole, i migranti vanno in città come Parigi, in cui il Front National prende il 5% appena. O come Londra che ha eletto come sindaco il pakistano Sadiq Kahn. Non in Polonia o in Ungheria, che nemmeno compaiono nelle classifiche di destinazione dei migranti e nemmeno in tutta l’ex Germania Est, Berlino esclusa, in cui dominano le frange più estreme di Alternative fur Deutschland. In altre parole, gli “stranieri” spaventano chi non ce li ha. Meglio ancora: chi vive in campagna o nelle valli e ha paura dei migranti è come il bambino di città che ha paura dei lupi. Basterebbe dirglielo: tranquillo, non hanno nessuna intenzione di venire a mangiarti.

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